Qui Torino: cronaca di unità a sinistra

Caro Sansonetti, la tua “lettera aperta ai sostenitori della lista arcobaleno”, (“Liberazione”, 31 luglio), e quello di Franco Ottaviano “una sinistra insieme è possibile. Perché il Prc non ci sta? ” mi hanno indotto a scrivere questa nota per informare te e i tuoi lettori di una iniziativa promossa a Torino circa due anni fa, prima ancora che si parlasse di eventuali liste arcobaleno per le prossime elezioni politiche del 2006 per la quota proporzionale prevista per la Camera dei Deputati. L’input è venuto da un gruppo di giovani non intruppati, presenti nei vari movimenti del volontariato e dell’associazionismo, i più aderenti al Social Forum, ai Girotondi, e a organizzazioni cattoliche pacifiste, all’Arci e, una minoranza, iscritti ai partiti della sinistra che qui, a Torino, abbiamo preferito definire “coerente”, anziché “radicale” o “alternativa”.
Non sono stati cercati accordi o intese di vertice (Bertinotti direbbe “politicistiche”) tra i partiti, bensì ci si è mossi partendo dal basso, promuovendo iniziative sui temi concreti. E’ nata così una associazione denominata “Sinistra in movimento” che si è assunta l’onere di coordinare il lavoro indirizzato soprattutto in direzione dei quartieri della città. Il gruppo torinese ha partecipato, sin dalla prima riunione del 15 gennaio a Roma, alla Costituente della Camera di consultazione lanciata da Alberto Asor Rosa ed è presente, a livello nazionale, nel gruppo del “Cantiere per il bene comune” di Occhetto, Giulietto Chiesa, Falomi, Sylos Labini, Veltri e il sottoscritto.

Nel marzo scorso, presso la sede del Gruppo Abele, è stato promosso un seminario di studio sulla democrazia partecipata “per reali poteri alle Municipalità” (con la collaborazione dell’Associazione “il nuovo Municipio” di Firenze) e da due mesi è sorto a Torino un Comitato piemontese per la difesa della Costituzione, filiazione del Comitato nazionale presieduto da Oscar Luigi Scalfaro. Numerose sono state le iniziative promosse sui temi di maggiore attualità per una analisi della realtà politica e sociale e per avere un confronto delle idee. Utilissima è risultata la collaborazione dei sindacati, di un gruppo di intellettuali che fanno capo alla rivista Nuvole, e dei circoli culturali “E. Berlinguer” e “Spazio aperto”. Si è discusso, e si discute molto, sul futuro di Torino alla luce della crisi Fiat; se la città deve ritornare ad essere uno dei punti di forza dell’economia italiana sul piano industriale, tecnologico e scientifico, oppure la città del loisir (del tempo libero) come alcuni stolti apprendisti stregoni (consulenti degli Enti locali) vanno predicando.

In previsione delle prossime scadenze elettorali del 2006 (a Torino si vota anche per il rinnovo dell’Amministrazione comunale) la nostra attenzione si sta concentrando soprattutto sul programma e sulla lista unitaria di “sinistra coerente” per le dieci Circoscrizioni. A scanso di equivoci dirò subito che personalmente con i compagni del “Cantiere” lavoriamo a livello nazionale per la lista Arcobaleno. Ecco perché abbiamo già avuto interessanti colloqui con Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio. Il no (per ora) di Rifondazione non ci scoraggia: comunque la lista Arcobaleno è destinata ad evitare la dispersione di voti (sbarramento del 4 per cento al proporzionale) ma soprattutto ad avviare un processo unitario che guarda oltre il voto del 2006. Inutili, anzi dannose sarebbero oggi velenose polemiche tra le varie componenti di questo schieramento a sinistra. Lasciamo che maturino le nespole! Intanto a Torino una intesa di larga massima è già stata raggiunta per elaborare un programma comune (compresa Rifondazione) per le Circoscrizioni.

La questione morale, con la presentazione di un Codice Etico è la premessa di qualsiasi intesa programmatica. Anche a Torino c’è bisogno di quella che Fassino ha chiamato “sobrietà” nell’amministrare la cosa pubblica. Intimamente legata alla prima questione vi è il problema della democrazia, della partecipazione, del decentramento. I cittadini non possono contare una volta ogni cinque anni, al momento del voto, rilasciando carta bianca agli eletti. Le Circoscrizioni devono diventare (come, per altro, prescrive la legge) dei veri Municipi, con reali competenze e relativi mezzi finanziari per tutto ciò che riguarda “i servizi alla persona”.

Si impone poi la revisione del Piano Regolatore, per salvare il salvabile. In questi ultimi dieci anni la deindustrializzazione di Torino ha liberato milioni di metri quadrati di aree insanamente ricoperte da colate di cemento. Gli abitanti di ogni quartiere hanno il diritto di discutere e di decidere sull’uso del territorio.

Questi sono alcuni dei principali temi (con l’immigrazione e l’informazione) attorno a cui, a partire da settembre, la “sinistra coerente” chiamerà i torinesi a discutere in decine di assemblee di quartiere, con il coinvolgimento dei sindacati, dei movimenti spontanei, dell’Arci che proprio in queste settimane ha rinnovato, con regolare congresso, i suoi organismi dirigenti, rifiutando l’idea di essere un mero distributore di birra. A sinistra si lavora non solo per confermare al Comune di Torino la Giunta di centro-sinistra attualmente in carica, ma per darle una forte spinta innovativa, nell’interesse delle classi popolari e per dare più voce alle fasce più deboli della città.

P. S. Non ho parlato delle “primarie”, volutamente. Così come improvvisamente sono state proposte, non mi convincono. Mi auguro solo che non producano più danni che benefici per l’Unione che vuole battere Berlusconi.