Quell’antifascismo di facciata e la cattiva coscienza tedesca

Si possono rimproverare cadute di gusto a Gunter Grass? Certamente sì. Per esempio, in una lunga intervista concessa alla Suddeutsche Zeitung dello scorso 9 luglio, per elogiare un calciatore di origine algerina non gli è venuto di meglio da dire che «sembra un tedesco». Antichi pregiudizi restano sedimentati persino nella testa dei migliori. Ma non certo per aver chiesto, a 15 anni, di andare volontario nei sottomarini.
Fa una certa impressione l’attacco concentrico della stampa tedesca sulla persona di Gunter Grass, colpevole di aver rivelato solo ora di essere stato, a 17 anni, e per l’esattezza dal primo marzo al 20 aprile 1945, arruolato nelle SS. (In sostanza gli si rimprovera di non aver affrontato la fucilazione come disertore, visto che era stata or¬mai chiamata alle armi la classe 1927). Fa impressione a me questa canea, ma forse non solo a me, se considero che, tra le varie accuse rivoltemi dalla stampa tedesca (tranne la Frankfurter Allgemeine Zeitung) nei mesi scorsi, c’era quella di aver osato ricordare la militanza nazista e razzista dell’adulto Hans Globke: autore negli anni Trenta del «commento» alle leggi razziali di Norimberga e poi, negli anni Cinquanta, prezioso e iperprotetto collaboratore di, Adenauer. Avevo rievocato questi «fasti» ingloriosi in un libro intitolato Eine kurze Geschichte der Demokratie (< Come possano persone e giornali che ragionano in questo modo tuonare contro Gunter Grass perciò che fece a 17 anni resta difficile da capire. Ma, obiettano, quello che indigna è che abbia taciuto così a lungo. Tra coloro che in tal modo si esprimono (e mi fa venire in mente il comico («je m’enveloppe dans ma vertu» ricordato una volta, con ironia, da Benedetto Croce) vi è nientemeno che Joachim Fest, il quale, a difesa di Helmut Kohl travolto dagli scandali, disse qualche anno fa: «Non è corruzione, tutt’al più omessa trasparenza» (Il Foglio, 31 marzo 2000). Joachim Fest, il quale, nella sua molto discussa biografia di Hitier pubblicata da Ullstein nel 1973, scriveva tra l’altro, nella conclusione: «In soli dodici anni il nazionalsocialismo ha dato un altro volto al mondo».
Ma torniamo sul lungo silenzio. Qualche anno fa, in Italia si cercò di «linciare»lo studioso che nel giugno 1992 scoprì e pubblicò, parlandone preliminarmente a lungo con Bobbio stesso, la lettera scritta da Bobbio trentenne a Mussolini nel luglio 1935 contenente una strumentale genuflessione politica a tutela della propria posizione accademica. Per fortuna fu Bobbio stesso a dare ragione al suo intervistatore e a dichiarare colpevole il proprio silenzio durato quasi sessant’anni. All’epoca ci fu persino chi farneticò di un complotto mirante a sbarrare la strada di Bobbio in direzione del Quirinale. Così va il mondo: moralismo ci corrente alternata. Per non dire dell’abisso che intercorre tra l’immatura scelta di un quindicenne in un Paese che cade a pezzi e non ha avuto altra educazione che quella di regime e la decisione presa a freddo, in tempi del tutto tranquilli, da un accorto accademico.
Rivelazione spontanea, quella di Gunter Grass. Non così quella di Mitterrand quando venne fuori la sua presenza attiva a Vichy, da adulto, non da adolescente. Nessuno gli chiese di lasciare la presidenza.
Dunque la improvvisata persecuzione verbale imbastita contro Giinter Grass, mentre non ha alcun fondamento morale ma è solo un gioco cinico, è però anche un importante rivelatore del clima dell’odierna Germania. Una voce critica, tradizionalmente non conformista, qual è la sua, dà fastidio: e dunque ogni argomento è utile per colpirla, anche un soprassalto di iper-antifascismo di pura facciata.