Quell´adorabile cialtrone passionale e generoso

Per fortuna e suo merito la memoria di Ugo Tognazzi (1922-1990) non corre il rischio di scolorirsi. Gli ultimissimi anni sono stati tempestati di grati e affettuosi omaggi, in gara tra loro a inventare per titolo giochi di parole attorno al nome dell´attore cremonese (che peraltro all´anagrafe faceva invece Ottavio): un libro “Alter Ugo”, una rassegna “Tutti per Ugo”, un documentario “Ugo nessuno e centomila”, oltre a una celebrazione voluta da Carlo Verdone al suo festival di Siena. E adesso arriva un ricco cofanetto (Mondadori + Rai) composto da libro e dvd. Anche qui i giochi di parole si sprecano. Titolo generale è “La supercazzola”, dallo squinternato monologo del suo conte Mascetti in Amici miei, e sottotitolo “Istruzioni per l´Ugo”. E i capitoli interni, al volume o al dvd, s´intitolano “Ugo di noi” o “Ugo al sugo”. Il libro è una biografia (curata da Roberto Buffagni) composta in gran parte dal montaggio di materiale preesistente – cose dette da Tognazzi o dagli altri su di lui – e in parte più piccola da testimonianze originali. Il dvd contiene un´antologia delle sue performance televisive, di sue interviste, di filmini privati con famiglia e amici in occasione di quelle riunioni gastronomiche o sportive per cui l´ospitalità di casa Tognazzi andava famosa.
A sentire o leggere la sua voce colpisce un fatto. Il suo sentimento, che è un misto di orgoglio per i traguardi raggiunti e di disarmata ingenuità o innocenza per niente scalfita dalla fama, che si parli di carriera, di donne o della passione per la cucina ma anche di politica o della ricchezza raggiunta, di famiglia e figli o del fondamentale incontro con Ferreri, si esprime sempre con assoluta originalità e senza ombra di quel birignao, di quella retorica disincantata e cialtrona che è spessissimo propria della gente di spettacolo. Sempre all´insegna della passionalità, del vitalismo e dell´esposizione completa di sé. Di un´incondizionata generosità.
Il dvd invoglia soprattutto a rivisitare i reperti più antichi comprendenti lo sketch di Canzonissima ´58 sull´Angelo Negro (il “bovero negro” in realtà rappresentante della compagnia petrolifera irachena raccomandato da Enrico Mattei), oppure il racconto (non lo sketch) della puntata di “Un due tre” dove con Vianello fecero la parodia del cascatone di Gronchi alla Scala (la battuta di Raimondo a Ugo lungo per terra era: «Ma chi ti credi di essere?»), un celebre duetto con Walter Chiari che negli anni della rivista di Ugo era stato il rivale, o l´imitazione di Dapporto che per il giovane Ugo era stato un mito. Mentre il libro ci dà il piacere più disteso e anche più malinconico di gustare la lettura dei ricordi più cari. Raimondo Vianello, il grande gentiluomo, torna a chiarire l´allora chiacchierata separazione tra i due, quando Ugo colse l´occasione del film Il federale con Salce per spiccare il volo da solo (1961). «Me lo disse, non mi fece la cosa di nascosto. Non solo fu sincero ma mi chiamava a vedere il girato sul quale era pieno di dubbi. Ugo era così, passava dall´esaltazione al pessimismo». Paolo Villaggio, inventore inesauribile di resoconti distorti e di paradossi, rigira il dito nella piaga delle esibizioni culinarie dell´amico che, soffrendone moltissimo, si sottoponeva al giudizio di una compagnia eccellente per cattivismo goliardico di cui facevano parte Monicelli, Benvenuti e De Bernardi, Age e Scarpelli. Ogni portata prevedeva un voto, espresso su foglio anonimo, secondo la seguente scala: straordinario, ottimo, buono, sufficiente, insufficiente, cagata, grandissima cagata. Indovinate un po´ su quale si accanivano gli infami? «Al terzo piatto lui ha interrotto la votazione in silenzio, ha raccolto i biglietti e li ha chiusi in una busta. E io: “ma che te ne fai?”. “Lasciami perdere! Li porto da un grafologo”. Sulla porta quando stavamo andando via si è accorto che Monicelli aveva raccolto reperti della cena e gli ha domandato: “dove li porti?”. E Monicelli, feroce: “all´istituto italiano di criminologia”».
Toccante invece il ricordo di Dino Risi, che a Tognazzi ha dato alcune grande occasioni come La marcia su Roma e Straziami ma di baci saziami. Dopo l´ictus che gli aveva lasciato una lieve paresi Ugo voleva andarsene dall´ospedale, tornare a casa. Ma il primario gli disse: caro Tognazzi lei è malato, se lo metta bene in testa. Ha avuto una bella vita, denaro successo donne, è stato fortunato. Ma ora deve rassegnarsi. La pacchia è finita, il Tognazzi che si porta a letto le donne più belle del mondo non c´è più. Racconta Risi: «Il primario uscì dalla stanza. Tognazzi stava seduto sulla sponda del letto a testa bassa. La moglie immobile, era allibita. Sei ore dopo Ugo era morto».