«Quel milione in piazza ci dice: unitevi»

È stata una manifesta­zione fondativa perché guardava con grande se­renità e determinazio­ne al cambiamento pos­sibile, non contro il go­verno ma per l’attuazio­ne del programma». Gennaro Migliore, capogruppo del Prc alla Camera, ritiene che la sinistra debba coglie­re lo slancio arrivato dalla piazza di sabato. «L’altro motivo per cui questa manifesta­zione è stata fondativa è sulla domanda e sul rilancio di un soggetto unitario della si­nistra che a me pare a questo punto assolu­tamente maturo».
Quanto unitario? Cioè a quali forze si riferisce?
«D più unitario possibile. Talmente unita­rio che non si possa più tornare indietro».
Ma secondo lei là piazza vi ha detto «unitevi con il Pdci» o «scioglietevi in un progetto più ampio»?
«Loro ci dicono solo “unitevi”. La sofistica­zione del “come” unirsi riguarda spesso più gli apparati dei partiti che le persone che vorrebbero essere più unitariamente rappresentate».
Diliberto afferma: chi non era in piazza ha sbagliato.
«C’erano tanti, quindi secondo me da que­sta molteplicità di presenze tutti trarranno la stessa indicazione a procedere nell’unifi­cazione della sinistra. A me questo basta». Mercoledì potrebbe esserci un primo incontro tra Giordano, Mussi, Diliberto e Pecoraro Scanio…
«È positivo che abbiano deciso di riunirsi subito dopo la manifestazione. Peraltro sa­rebbe molto sbagliato cercare di capitaliz­zare sul breve e non sul lungo periodo que­sto popolo.
Credo che dire oggi: “Abbiamo vinto noi, hanno perso gli altri” significa proprio smarrire quella responsa­bilità che ti hanno consegnato queste cen­tinaia di migliaia di persone». L’unione a sinistra è un progetto di cui si parla da circa un anno. Secondo lei si è proceduti con una velocità adeguata?
«Il processo che ha portato alla formazio­ne del Pd nasce nel 1996, quindi 11 anni fa. Noi siamo neanche ali mesi e credo che entro l’anno finiremo il primo passo che prelude a questa unificazione, la convocazione degli stati generali: decideremo molto probabilmente di presentarci alle elezioni prossime con un solo simbolo.
Credo che da ieri si impongano una proce­dura e una road map di modo da raggiun­gere l’obiettivo in tempi rapidi». Una parte di quella piazza segnalava la difficoltà della sinistra, che è nella maggioranza ed è nel governo, a farsi sentire…
«Non abbiamo avuto solo dei “no”. Ma è evidente che dopo quello che è successo ie­ri ci sarà anche un maggior impatto con­creto nell’azione parlamentare, e penso si vedrà già dalla finanziaria».
In che modo?
«Sul protocollo del welfare..Vedremo l’ap­provazione di punti sollecitati da noi». La finanziaria sarà per alcuni l’ultimo campo di battaglia per questo governo. «Alcuni rappresentanti del centro stanno facendo il conto alla rovescia. È che non hanno il coraggio di palesare le loro inten­zioni. Chi sta già con un piede nella coali­zione di Berlusconi è evidente che non te­me che torni Berlusconi. Per uscire da que­sta situazione dobbiamo recuperare il con­senso popolare. Perché è da quando il go­verno è andato sotto nei sondaggi che ci sono stati maggiori tentazioni». Come fare per rilanciare la credibilità di questo esecutivo?
«Prima di tutto ricostituendo un rapporto di lealtà e di rispetto delle scelte prese. So­no rimasto sconcertato da episodi di Di Pie­tro e Mastella. Il primo fustigatore dei co­stumi che poi scopro essere amministrato­re unico del proprio partito e quindi gesto­re unico di milioni di euro. Il secondo trop­po disinvolto».
Secondo lei Mastella dovrebbe dimettersi?
«No, non si tratta di rassegnare le dimissio­ni. Io penso che si dovrebbe astenere dal-l’intervenire direttamente nelle procedure giudiziarie in corso».
Mercoledì è già annunciato l’incontro tra i leader della nuova sinistra: Mussi, Giordano, Diliberto e Pecoraro Scanio