“Quel giornalista diffama”: i giudici lo sospendono e chiudono la radio

Bari, i legali: caso unico in Italia «Quel giornalista diffama» I giudici lo sospendono e chiudono anche la radio

ALTAMURA (Bari) – Radio libere, le chiamarono tutti, quando trent’anni fa si affacciarono a rompere il monopolio Rai dell’etere. Correva l’anno 1976 e la libertà d’antenna, sancita da sentenze della Corte costituzionale, diventò subito sinonimo di libertà di informazione e di espressione, il verbo dell’articolo 21 della Costituzione che si faceva carne. Non più sigilli, non più frequenze vietate a chiunque avesse le carte in regola per aprire una radio, anche piccola, anche della parrocchia o del quartiere.
Trent’anni dopo, ecco il primo caso di una radio libera chiusa per ordine dell’autorità giudiziaria e di un giornalista sospeso dalla professione per due mesi, e non per quelle ipotesi di reato che specialmente durante gli anni di piombo hanno portato alla chiusura o alla sospensione di diverse emittenti, ma per il più “banale” reato di diffamazione a mezzo stampa.
«È un caso unico, che se preso a esempio, potrebbe mettere seriamente in discussione la libertà di informazione, soprattutto perché precede, anziché seguire, una sentenza di condanna. A mia memoria è il primo in Italia – dice l’avvocato Caterina Malavenda, specialista in materia -. Senza entrare nel merito del caso specifico, è come se, estremizzando, dopo un certo numero di querele un giudice decidesse di sospendere le pubblicazioni del Corriere della Sera e l’autore degli articoli incriminati».
Radio Regio Stereo trasmette dal 1976, studi ad Altamura, 65 mila abitanti, e bacino d’utenza tra Puglia e Basilicata. Conduttore di punta è Alessio Di Palo, cinquant’anni, che si può dire sia nato lì, tra i microfoni e le piastre di registrazione. Dicono di lui che morda il microfono e che a volte lo usi come una clava. Può anche darsi, ma non è questo il punto. Se uno si sente offeso, diffamato, ingiuriato, può sempre denunciare e chiedere i danni.
Quando però Di Palo alza i toni come il Robin Williams di Good Morning Vietnam , specie nei confronti di qualche noto imprenditore, di funzionari e politici dell’amministrazione di centrosinistra (ma anche di centrodestra), gli ascolti diventano altissimi. E i nemici agguerritissimi. Tanto che il consiglio comunale di Altamura, addirittura in seduta segreta, vota una delibera (anche questa senza precedenti in Italia) con cui invita procura, questura, prefettura, authority e ministeri a “monitorare” l’attività dei mezzi di informazione locali. Cioè di Radio Regio Stereo.
Qualche giorno fa, messe assieme una decina di querele per fatti risalenti anche a cinque anni prima, il procuratore aggiunto di Bari, Marco Dinapoli, e il gip Chiara Civitano dispongono l’ordinanza di misura cautelare per Di Palo e la radio (che non è una Spa, ma una Onlus). Il giornalista, che fra l’altro è un pubblicista e non ha alcun contratto di lavoro con l’emittente, corre dal presidente dell’Ordine pugliese, Giuseppe Partipilo, ma resta deluso. «Il presidente dell’Ordine mi ha detto che mi è andata bene e che potevano anche arrestarmi – racconta esterrefatto Di Palo – e che per riprendere la mia attività devo prima dimostrare la mia innocenza. E non per scherzo, ha anche aggiunto che avrei fatto bene a seguire i corsi di aggiornamento dell’Ordine. Infine mi ha detto che poiché lui conosce bene il procuratore, questi non può essersi sbagliato».
Sulla vicenda adesso deciderà il tribunale del Riesame. Il caso intanto è già sui banchi del Parlamento italiano e di quello europeo e finirà anche davanti alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, dove l’Italia, per condanne subite, è tra i Paesi in testa alla classifica. Ma sempre dopo la Turchia in quanto a violazioni della libertà di espressione e «silenziamento» di giornalisti.