Quale via d’uscita dalla palude Iraq? I generali Usa litigano sulla strategia

I due alti ufficiali americani che hanno il controllo delle operazioni militari in Iraq sarebbero in aperto dissenso sul futuro della presenza americana nel paese del Golfo. Lo ha rilevato il Washington Post, secondo il quale lo scontro tra il generale David Petraeus, capo delle forze Usa in Iraq, e il suo diretto superiore, il comandante del Centcom, ammiraglio William Fallon, è venuto alla luce nel corso di un faccia a faccia con il presidente George W.Bush.
Parlando nei giorni scorsi in videoconferenza con il presidente Bush, che si trovava nella “Situation room” della Casa Bianca, Petraeus e Fallon si sarebbero scambiati frecciate sulla strategia da seguire. Il generale ha sostenuto la necessità di mantenere l’attuale livello di truppe in Iraq più a lungo possibile, per consolidare i progressi fatti.
L’ammiraglio, secondo il Washington Post, ha esortato a prendere più rischi in Iraq, con una riduzione di truppe, per liberare forze da destinare al resto della regione. Fallon, stando alle indiscrezioni, ha inviato negli ultimi tempi propri ufficiali a Bagdad a raccogliere informazioni sull’andamento delle operazioni. Un gesto che avrebbe irritato Petraeus e il suo staffe creato un clima pesante. «Parlare di cattivi rapporti tra i due è un enorme ridimensionamento dei fatti», ha detto una fonte anonima al Washington Post, aggiungendo che sarebbe più adeguato definire i rapporti tra Petraeus e Fallon come «un Armageddon», una battaglia finale.
«Gli Stati Uniti devono affrontare troppe sfide in tutto il mondo per poter continuare l’attuale livello di impegno in Iraq, ma anche il dispiegamento in atto prima dell’aumento delle truppe. È arrivato il momento di tracciare un percorso chiaro», si legge nello studio intitolato «Iraq: A Time for Change», firmato da numerosi dei componenti dell’ “Iraq Stu-dy Group” la cui gestione era stata affidata proprio all’ “In-stitute of Peace”.
Il rapporto sollecita inoltre le Nazioni Unite ad avviare immediatamente «intensi negoziati» con gli esponenti politici iracheni per concordare in tempi brevi un meccanismo di condivisione del potere, emendare la costituzione, la distribuzione delle risorse petrolifere, convocare elezioni locali, allentare il bando sugli esponenti del Baath dalle cariche pubbliche e accelerare lo status futuro di Kirkuk, secondo il modello “Dayton” impiegato per porre fine alla guerra in Bosnia.
Frattanto l’esplosione di una autobomba nel quartiere sciita di Sadr City, a Baghdad, ha provocato ieri sera la morte di almeno 15 persone. Ferite altre 45, secondo quanto rendono noto fonti ospedaliere nella capitale irachena.