PUTIN: ILLEGALE L’INDIPENDENZA DEL KOSOVO CONTROMISURE GIÀ PRONTE

La dichiarazione di indipendenza unilaterale del Kosovo dalla Serbia – destinata a diventare «realtà in pochi giorni», secondo la leadership di Pristina, ma già «annullata» in anticipo dal governo di Belgrado – sarebbe «un atto immorale e illegale», e chi la riconoscerà dovrebbe vergognarsi. Davanti alla platea di giornalisti che affollano la sua ultima conferenza stampa da presidente – 4 ore e 43 minuti, 100 domande interrotte soltanto da qualche sorso di the e ritmate da continui scatti d’orgoglio – Vladimir Putin lancia un nuovo monito all’Occidente, accusato di usare un «doppio standard» sulle questioni territoriali («perché non riconoscono Cipro Nord?»): la Russia interpreterà la decisione «come un segnale» e reagirà «per difendere» i propri interessi e la propria sicurezza, garantisce il leader russo. «Abbiamo già pronto un piano e sappiamo cosa fare».
Mosca adotterà dunque contromisure e garantirà il suo appoggio alla Serbia – che ieri ha ribadito di «non voler cedere a nessuno» la provincia a maggioranza albanese, annunciando che non ci potrebbe mai essere collaborazione con la missione civile dell’Unione europea – ma non «userà lo specchio». Come dire che non riconoscerà gli indipendentismi a sé favorevoli come quelli dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, perchè «non è bene incoraggiare il separatismo» (nemmeno quello ceceno, è il sottinteso). Come in altre recenti occasioni, è proprio «contromisura» la parola chiave del confronto con Stati Uniti ed Europa rilanciato da un leader che vuole consegnare al successore designato Medvedev un Paese ritornato consapevole della propria forza: la Russia non è «interessata a un ritorno alla guerra fredda», sostiene il presidente, ma «ha il diritto di lottare per i propri interessi».
Per questo, conferma Putin, Mosca punterà i missili contro i Paesi europei che accoglieranno nel proprio territorio lo scudo antimissile americano, un sistema che «minaccia la sicurezza nazionale russa» e dovrebbe essere installato in Polonia e nella Repubblica ceca. Ma anche l’Ucraina potrebbe entrare nel mirino dell’arsenale del Cremlino se aderisse alla Nato o ospitasse componenti del sistema americano. In questi casi infatti Mosca «si sentirebbe minacciata».
La polemica anti occidentale investe anche l’Osce, che ha deciso di non inviare osservatori alle presidenziali del 2 marzo per protestare contro il rifiuto russo di ampliare la missione. I responsabili dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa farebbero meglio a «insegnare alle loro mogli a cucinare la ‘schi’» (una tipica zuppa russa che ne richiama il suono), avverte Putin nel congedo mediatico da presidente che anticipa il prossimo impegno da premier: «Nessuno può lanciarci ultimatum». Non risparmia – questa polemica – neanche i media, colpevoli di aver rilanciato le affermazioni del controverso politologo Stanislav Belkowski su un suo presunto patrimonio di oltre 40 miliardi di dollari. «Pettegolezzi e schifezze», è la replica indignata che un ultimo tributo alla Russia riesce tuttavia ad addolcire: «Sono l’uomo più ricco del mondo perchè il popolo mi ha affidato un Paese di tale grandezza».