Provinciali e baroni rossi alla ribalta nella galassia del rancore del Torino Film Festival

Il recente scontro che ha visto come protagonisti da una parte l’Associazione Cinema Giovani e dall’altra i tre assessorati alla cultura di Torino, provincia e regione risulta uno di quei casi in cui un evento serve a metter in luce problemi che sono sottesi alla società civile.
Tutti hanno voluto dire la loro; ed è saltata fuori la faccenda del provincialismo. Ma si tratta di una questione meno semplice di quanto credano certi giornalisti. Provinciale è, ovviamente, colui che valuta troppo le cose di casa sua. Sfugge ai portavoce di “lor signori” che altrettanto e più colpevolmente provinciale è chi non conosce il valore delle cose di casa propria ed è sempre alla ricerca di elementi di novità per rendere più grande un evento (e, in effetti, si tratta di “grandi eventi”).
Un altro elemento che è saltato fuori è il livore nei confronti dei baroni, sbrigativamente definiti “rossi”. E’ anche questo una questione ricorrente dei nostri tempi: screditiamo l’università. La Moratti insegna. E giù dichiarazioni su dichiarazioni, a incominciare dal sindaco, irritatissimo contro le baronie. Il professor Rondolino è un ex professore di Università e quindi la colpa è tutta dei baroni. Viviamo in un’epoca che ha bisogno di ben altro che cultura, come qualche volta si insegna ancora all’Università, dicono sempre “lor signori”; la cultura oggi è il grande evento che uccide il pensiero critico ma diverte la gente appunto impedendole di pensare. E chi non lo capisce, peggio per lui: è non solo un barone, ma anche “rosso”.
Un terzo tema è quello dello scontro tra vecchi e giovani: il professor Gorlier ha già richiamato, molto opportunamente, “Giovinezza”. Liquidare il valore dei vecchi in quanto portatori di esperienza –magari facendoli volare dalle scale- è tipico di qualsiasi forma di autoritarismo. D’altro canto, non è stato detto da certi campioni della democrazia “Rondolino non può fare nulla perché tanto non gli diamo i soldi”? Ovviamente ciò che permette di fare una cosa sono i soldi e se non ci sono i soldi non si può fare nulla, quale sia il valore della cosa stessa. Chi decide come distribuire l’argent, e ne ha il potere, ha già scelto una linea politica indipendentemente dal dibattito (democratico?).