Prove di sinistra d’alternativa nella lotta al lavoro precario

Da domani potrebbe essere più difficile assumere con contratti a tempo determinato, se sarà approvato il disegno di legge presentato da Cesare Salvi (sinistra Ds), Giovanni Russo Spena (capogruppo al senato del Prc) e Manuela Palermi (capogruppo Verdi-Pdc), sulla regolamentazione dei contratti a termine. Per Cesare Salvi si tratta della «prima iniziativa parlamentare comune» delle tre anime della sinistra radicale, unite dall’opposizione alla guerra e al neoliberismo. «Insieme possiamo influire di più, rappresentare la spinta ad una riforma della legislazione del lavoro che proviene dai sindacati, rafforzare il conflitto sociale e l’opposizione alla precarietà», commenta il capo dei senatori di Rifondazione Russo Spena, che ricorda la proposte dell’assemblea “Stop precarietà, ora”, che a giugno ha lanciato una grande manifestazione nazionale prevista a ottobre.
Il disegno di legge proposto dai tre senatori riguarda i contratti a tempo determinato, e ha l’obiettivo di “tornare indietro”, a prima dell’era Berlusconi.

Lo scorso governo, infatti, aveva riformato questa tipologia contrattuale con la legge 368 del 2001. Una legge che, interpretando in maniera molto dubbia una direttiva comunitaria (1999/70), nei fatti liberalizzava le assunzioni a tempo determinato. La precedente legislazione del ’62, infatti, poneva delle “ipotesi tassative di ammissibilità” che limitavano l’uso dei contratti a termine: transitorietà e temporaneità le condizioni all’interno delle quali era possibile una deroga alla normalità del rapporto a tempo determinato. In caso di violazione delle ipotesi, poi, valeva la norma generale, e l’assunzione si trasformava immediatamente a tempo indeterminato. Su questa norma era caduta nel 2001 l’accetta dell’appena eletto Berlusconi. Scompaiono le ipotesi di ammissibilità, e i contratti a termine diventano regolari se subordinati a “ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo”. Una definizione dal carattere così generico da permettere un uso quasi illimitato della tipologia contrattuale. In caso di violazione della legge, inoltre, il contratto diventava nullo: dunque nessuna assunzione per il lavoratore irregolarmente impiegato con un contratto precario.

Con la proposta della sinistra radicale si propone di ristabilire molti vincoli presenti nella legge del ’62. «Il contratto di lavoro subordinato si reputa a tempo indeterminato, salvo le eccezioni appresso indicate», dice l’articolo 1 del disegno di legge. Eccezioni che vengono specificate con grande attenzione, divise in ragioni tecniche (che devono essere temporanee) o sostitutive. In quest’ultimo caso la sostituzione deve riguardare lavoratori assenti «con diritto di conservazine del posto» (maternità, malattie, aspettative) e non assenti «fisiologicamente», (è il caso delle ferie, o anche di casi di malattie la cui incidenza, come nelle grandi imprese, è prevedibile). A rendere di difficile violazione questa norma, l’obbligo di indicare il nome del lavoratore sostituito nel contratto. Ritorna, infine, l’assunzione automatica a tempo indeterminato in caso di violazione delle eccezioni, e si stabilisce che eventuali deroghe possono essere indicate solo nei contratti collettivi nazionali, mai in quelli locali o aziendali. Una misura, questa, che rafforza molto i sindacati confederali impegnati nella stipula dei contratti collettivi.

Che si tratti di un’ottimo disegno di legge, del quale c’è urgente bisogno, lo dimostrano le grida scomposte del senatore forzitaliota Maurizio Sacconi, ex sottosegretario al Welfare, e convinto sostenitore del far west contrattuale. Secondo l’ex esponente del governo, il disegno di legge della sinistra radicale «è una controriforma dell’attuale disciplina dei contratti», una prova che «la maggioranza comincia a dare il peggio di sé in materie fondamentali come la regolazione del mercato del lavoro».

Con buona pace di Sacconi, l’approvazione della legge renderebbe i più vicina la realizzazione di quanto è affermato nel programma dell’Unione, dove si scrive che «la forma normale di occupazione è a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruire una prospettiva di vita e di lavoro serena».