Prova di forza

Se il presidente Jacques Chirac si fosse proposto di far imbufalire i francesi non avrebbe trovato parolemigliori di quelle pronunciate venerdì sera a reti televisive unite. Il paese, che è in ebollizione da due mesi – universita e licei bloccati, manifestazioni per le strade, sciopero generale di martedì scorso – aspettava che Chirac intervenisse a sospendere la ormai famosa legge bonariamente chiamata «per le pari opportunità», la quale statuisce che nei primi due anni dall’assunzione, e fino all’eta di anni 26, un cittadino delle Gallie puo essere assunto e licenziato senza motivo, secondo i bisogni dell’azienda. In altre parole, dall’uscita dalle scuole professionali che avviene in genere sui 18 anni, per ben altri otto anni un ragazzo o una ragazza possono essere sbattuti da un lavoricchio all’altro, sprofondando fra l’uno e l’altro nella disoccupazione. È la precarieta assunta a principio.

Il primo ministro Dominique de Villepin ha fatto di questa legge, passata in fine giornata e senza dibattito in una Camera semivuota, un punto d’onore: prima la si promulga, poi eventualmente si discute con le parti. Studenti e sindacati, per una volta uniti, hanno replicato, ma scherziamo? Prima la ritirate, poi ci si mette attorno a un tavolo a discutere d’occupazione. E a ogni buon conto, hanno annunciato un’altra giornata di scioperi e mobilitazione generale il 4 aprile, se il presidente della repubblica non fosse intervenuto a correggere il tiro.

Chirac aveva infatti diverse possibilità di intervento: poteva annullarla senz’altro (la Francia è una repubblica presidenziale), oppure salvare la faccia del primo ministro rimandandola a una seconda lettura. Invece no, ha dichiarato che la promulgava subito proponendo (procedura curiosissima) di modificarla in seguito su due punti: l’occupazione ballerina durerebbe un anno solo e il licenziato avrebbe diritto di sapere perché viene messo fuori (non però di procedere per violazione della giusta causa). Andate a farvi benedire, lui e de Villepin tireranno dritto. La gente che si era raccolta in piazza della Bastiglia per ascoltarlo ha emesso degli ululati. E la notte da venerdì a sabato è stata tuttaltro che tranquilla.

Ma non è detto che la manovra gli riuscirà. Chirac e Villepin hanno contro di sé non solo i giovani e le molte pantere grigie minacciate dalla precarieta, tutti i sindacati, tutta l’opposizione di sinistra, ma anche i dubbi della stampa più autorevole (Le Monde ricorda al presidente che il suo primo compito è garantire la coesione del paese), degli industriali (il Medef non si augura un inasprimento delle relazioni di lavoro) e, non ultimi, i dubbi della stessa maggioranza di governo, dove piu d’uno, Nicolas Sarkozy in testa, vedrebbe volentieri la caduta di Villepin, la sua uscita dalla scena delle prossime presidenziali. Stando così le cose, puntare sulla stanchezza o peggio la repressione del movimento – fra qualche giorno cominciano le due settimane di vacanze di primavera, e un ministro, peraltro inascoltato, ha invitato presidi e rettori a fare sgombrare gli istituti dalle forze dell’ordine – non è una scelta intelligente. Anzitutto i prossimi quattro giorni saranno di fiamma: le agitazioni sono già cominciate, martedi ci sarà per le strade di tutta la Francia un mare di gente convocata dai sindacati degli studenti e dei lavoratori, e da tutta l’opposizione. In secondo luogo a quella di martedi potrebbe seguire un’altra chiamata allo sciopero generale, le confederazioni essendo esasperate. Infine i ragazzi sono capacissimi di andare via per qualche giorno e ricominciare al ritorno. La Francia o dorme o sta sulle barricate, dalle quali è tradizione che nessun governo esca indenne.

In Italia le ultime penose battute della campagna elettorale oscurano lo scontro che abbiamo alle porte di casa, e su un tema che da noi non pesa di meno. La legge Biagi non è migliore di quella di Villepin, è soltanto piu contorta. Sulla condizione del lavoro, un colpo dopo l’altro assestato ai diritti faticosamente conquistati, può succedere di tutto. C’è da augurarsi che succeda. La Francia ci manda a dire che è meglio tener fermo su alcuni principi. Faremo bene a rifletterci, Unione inclusa.