«Pronti a portare Berlusconi e gli 007 in tribunale»

Muntaser Al-Zayet, l’avvocato di Abu Omar, ha difeso alcuni dei principali esponenti dei gruppi islamici più radicali che operano in Egitto. E’ stato, e di fatto è ancora, portavoce della Gamaa Islamiyya, l’organizzazione responsabile dell’attentato del 1997 a Luxor in cui rimasero uccisi decine di turisti stranieri. L’intervista è stata realizzata con la collaborazione del giornalista egiziano Aymad Hamed.
Avvocato, quanto è vicina la liberazione di Abu Omar?
Non conosco ancora la data precisa della scarcerazione del mio cliente ma le informazioni in mio possesso dicono che presto, molto presto tornerà in libertà. Questa vicenda, se Dio vuole, sta per chiudersi e finalmente una persona che ha sofferto molto e senza motivo potrà tornare a riabbracciare la sua famiglia.
Sta per chiudersi in Egitto ma potrebbe riaprirsi in Italia. Cosa farà Abu Omar, andrà in Italia per portare in tribunale l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, come aveva annunciato in passato?
Certo, è sua ferma intenzione portare in tribunale Berlusconi. Io stesso andrò in Italia alla fine dell’Eid Al-Fitr (la festa islamica che sancisce la chiusura del mese di Ramadan e che cade domenica prossima, ndr) per preparare il suo arrivo nel vostro paese. Dovete considerare che Abu Omar ha sofferto molto dopo il suo rapimento da parte di agenti della Cia. E’ stato brutalmente torturato in carcere dal mukhabarat (il servizio segreto egiziano) e tutto ciò non sarebbe accaduto se fosse rimasto a Milano. Berlusconi nega ma tutti sanno che senza la complicità e la collaborazione dei servizi segreti italiani la Cia non avrebbe mai potuto agire con tanta facilità. Chi ha dato il via libera al suo sequestro lo ha condannato alla tortura che viene praticata regolarmente nelle carceri egiziane contro gli oppositori del regime e tutti coloro che sono ritenuti vicini a qualche gruppo islamico. Abu Omar ha perciò il diritto di chiedere giustizia e, come ho detto, è determinato a denunciare Berlusconi e gli agenti dei servizi segreti italiani che sono coinvolti nella vicenda. Naturalmente il mio visto per l’Italia e quello per il mio cliente sono nelle mani delle autorità di Roma. Ho già contattato l’ambasciata italiana (al Cairo) e sono in attesa di una risposta. Spero che l’Italia non si opponga al desiderio del mio assistito di tornare a Milano per chiedere giustizia.
Ci descriva le torture subite da Abu Omar.
Ogni genere di sevizie e torture. Abu Omar non le ha subite nella prigione di Tora (al Cairo) dove è attualmente detenuto ma nei centri del mukhabarat in cui è rimasto rinchiuso per mesi e mesi in condizioni terribili. Ancora adesso è costretto a vivere in completo isolamento, in una cella minuscola di 2 metri per 1, con una finestra molto in alto e larga solo pochi centimetri, quanto basta per far passare un filo di luce e l’aria. Non può ricevere visite dei familiari ma solo dell’avvocato, peraltro raramente. Spesso mi è apparso depresso, senza forze. Ha tentato per ben tre volte di togliersi la vita, nonostante il suicidio sia proibito dall’Islam, ma voleva sottrarsi a sofferenze divenute insopportabili.
Abu Omar sa che la magistratura italiana ha indagato sulla sua vicenda ed è riuscita a far emergere una verità che veniva tenuta nascosta. E’ contento del lavoro che sta svolgendo la procura di Milano? Ho riferito ad Abu Omar tutte le volte che è stato possibile dell’andamento delle indagini in Italia e posso dirvi che ha apprezzato molto il comportamento dei magistrati di Milano e la loro voglia di fare giustizia. Adesso vuole contribuire personalmente a fare chiarezza sul suo rapimento e, se ne avrà la possibilità, dirà tutto quello che sa. Soprattutto non mancherà di puntare l’indice contro Berlusconi, che non può continuare a ripetere di non essere stato messo al corrente delle intenzioni della Cia.