“Promuovete quel poliziotto” così l´amico del boss chiedeva favori

MILANO – Ha un nome e un cognome, il “personaggio” vicino al medico-boss Giuseppe Pansera che per due volte contatta numeri telefonici intestati al Ministero degli Interni. Sono i due contatti, rivelati ieri da Repubblica, emersi nella mole di intercettazioni telefoniche compiute dalla procura di Milano indagando sugli affari al Nord del clan Morabito, trasmesse per competenza alla procura di Reggio Calabria. E il nome del personaggio in contatto col Viminale racconta come l´intreccio tra affari puliti e affari sporchi, tra politica e crimine organizzato, appaia immutabile nel corso degli anni. Compresi i contatti con le istituzioni: obiettivo delle telefonate era ottenere la promozione di un importante dirigente della polizia, ex questore di una grande città del sud.
Il personaggio intercettato si chiama Vincenzo Cafari, detto Enzo, nato nel 1933 a Ferruzzano, in provincia di Reggio Calabria. Vive a Roma, di mestiere fa l´assicuratore ma ha anche robusti interessi nel settore del turismo, degli alberghi, dei villaggi vacanze. Cafari non è un personaggio inedito, nelle cronache di ‘ndrangheta. Il suo nome compare nelle carte dell´inchiesta sul delitto forse più simbolico dell´intreccio tra politica e malavita in Calabria: l´assassinio di Lodovico Ligato, presidente delle Ferrovie dello Stato, assassinato a Reggio nell´agosto del 1989. A Ligato l´assicuratore Cafari era legato da rapporti di amicizia e d´affari, sospettato di essere socio occulto di Ligato in una serie di investimenti turistici alle porte di Crotone.
Da quell´inchiesta, Cafari esce incolume. Ma il suo nome riappare sette anni più tardi, quando il pubblico ministero milanese Laura Barbaini si mette a scavare sugli affari di Peppe Tiradrittu alias Giuseppe Morabito, boss apparentemente inafferrabile delle cosche di Africo. Non risultano contatti tra il boss latitante e Cafari. Ma i contatti esistono, e frequenti, tra l´assicuratore di stanza a Roma e il medico Giuseppe Pansera, genero di Tiradrittu. Ancora più intensi sono i rapporti tra Cafari e uno degli avvocati di Morabito, l´avvocato Giuseppe Lupis, un singolare tipo di avvocato che verrà arrestato mentre sale in aereo con una pistola, che andrà in tv ospite di Vittorio Sgarbi per dipingere i boss Sergi come «brave persone». E che ha lo studio romano proprio in un ufficio di Cafari.
Intercettando Pansera, il medico-boss, la squadra mobile di Milano si ritrova a intercettare Cafari. E si trova davanti ad un vorticoso circuito di affari e di rapporti politici, specie nell´area della disapora dc. Ed è qui che, tra dicembre 2000 e gennaio 2001, emergono le telefonate con utenze del Viminale. È Cafari che si dà da fare per ottenere la promozione di un suo amico, ex questore, che ambiva a dirigere l´ufficio di Ps presso il Vaticano. L´operazione non andò in porto e Cafari verrà prosciolto da ogni addebito. Ma i legami col mondo della politica e dei ministeri apparivano in tutta la loro robustezza.