«Prodi salvaci». Unione divisa su quasi tutto

Sarà Romano Prodi, e lui solo, a «riscrivere» alcuni passaggi fondamentali del «programma» dell’Unione. A cominciare dal tema «lavoro» che il leader del centrosinistra ha improvvisamente scompigliato con la sua sortita televisiva sui «5 punti in meno di cuneo fiscale». In parole povere: «bisogna ridurre il costo del lavoro», a vantaggio delle imprese. Una affermazione che ieri si è guadagnata l’appassionato e improvvido sostegno del leader di Rifondazione Fausto Bertinotti. In sintesi Prodi scriverà in solitudine la versione definitiva di alcuni punti fondamentali delle oltre 300 pagine del parto dell’Unione: di sicuro il «lavoro», appunto, e si dice anche il capitolo «ritiro dall’Iraq». Per altro se Francesco Rutelli ieri ha vantato iul ruolo di «guida» del professore «all’interno di una coalizione complessa», Massimo D’Alema si è concesso parole più esplicite sulla sua «capacità» di rimettere in riga «anche certi estremismi ambientalisti o residui vetro-classisti». Come si riusciranno a dirimere i problemi più acuti si vedrà intanto già oggi, nell’ultimo scorcio delle `fatiche’ del centrosinistra. A due giorni dalla confezione definitiva del testo, fissata per sabato, l’intervento del Prodi-provvidenza sembra dunque l’esito finale, dopo l’ultimo «tavolo» riunito ieri nella sede romana di piazza SS. Apostoli e il passaggio d’emergenza di oggi nella seduta «ristretta» tra i soli segretari dei partiti. Restano infatti alcuni punti di conflitto aspro fra le componenti del centrosinistra, primo fra tutti il riconoscimento delle `unioni civili di fatto’: nonostante si siano «fatti passi in avanti», come ha assicurato nel pomeriggio Tiziano Treu, ci sono quattro proposte al momento inconciliabili, una del responsabile del «tavolo» Andrea Papini, una della Margherita, una della Rosa nel pugno, e un’altra dei Verdi, consegnate alla seduta straordinaria di oggi. Alla quale Piero Fassino ieri sera in tv a «Otto e mezzo» ha premesso, per offrire un paracadute a Rutelli: «Sono disposto a discuterne con il cardinal Ruini».

Ma oltre ai pacs ci sono in sospeso altre questioni spinose, come il nucleare: tutti hanno scritto che «è una scelta non percorribile», ma i Verdi insistono sul paragrafo «ricerca per il futuro», da indirizzatre «solo sulla fusione, ossia senza scorie radioattive» e non sulla fissione. Ma gli altri non ci stanno, così come non c’è accordo sulla riduzione delle spese militari.

E rimangono diversi capitoli che si avvalgono di giri di parole non del tutto chiari, tali da poter essere tirati da una parte e dall’altra dai vari leader in campagna elettorale per vantare il «guadagno» della propria posizione, ma privi di concrete certezze per il futuro. Un esempio è la scuola, dove ieri è comparsa la parola «abrogazione» delle leggi Moratti ma in una formula condizionata: «Abrogheremo la legislazione vigente in contrasto con il nostro programma». Appunto, si ritorna al bandolo della matassa. Per esempio, che si decide sul finanziamento alle scuole private, il cui nocciolo sono i soldi a quelle confessionali, alla hiesa? Prodi ha detto «ci atteniamo alla Costituzione», ossia non ci deve essere «aggravio» economico a carico dello Stato. Ma poi ha citato settori sensibili cui sono utili i contributi di tutti. Ed è stato di nuovo Fassino a precisare ieri l’apertura del `fronte scuola’: ««Sarebbe sciocco e culturalmente errato negare che ci sia il concorso della scuola privata all’interno del sistema scolastico». E l’Udc ha gongolato: «Fassino si contraddice anche sulla scuola, fantastiche le sue parole su quella privata».

Ma veniamo al punto cruciale, scomparso dalla discussione di merito del «tavolo», e affidato invece al momento ai messaggi mediatici di Prodi e Bertinotti, prodromo di una robusta riscrittura solitaria del leader dell’Unione: il «lavoro». Nella bozza fin qui scritta, venivano sì eliminati molti degli `eccessi’ sulla precarietà regalati da Berlusconi alle imprese con la legge 30 e connessi decreti: non tutti graditi, per altro, dallo stesso padronato interessato a utilizzare soprattutto le «libertà» consentitegli sul lavoro in affitto – «interinale» – sui cococo e cocopro, e sui contratti a termine. Su questi il programma dell’Unione ha ripristinato molti paletti: ma ha lasciato alle imprese la possibilità della «reiterazione» ossia della moltiplicazione all’infinito dell’imposizione a un medesimo prestatore d’opera di continui contratti «a tempo» – basta una pausa di un paio di mesi – e in affitto.

Ma la cosa più pesante, cui la riduzione del «costo del lavoro» – «i 5 punti in meno di cuneo fiscale» allude, riguarda i contributi per le pensioni. Per i lavoratori «atipici», infatti, la richiesta che «costassero di più» dei lavoratori stabili adibiti alle stesse mansioni, nella bozza dell’Unione è stata tradotta «non possono costare di meno» – il che equivale a dire che potrebbero costare «uguale», ossia di meno nella sostanza, perché di garanzie «normative».

Ma c’è in particolare il problema dei contributi previdenziali dei coco: oggi costano il 17,8% rispetto al 33% dei lavoratori «subordinati», e l’Unione dice giustamente che «bisogna alzarli». Ma è stata battuta l’opzione che chiedeva agli imprenditori di far salire questi contributi via via al passo con gli altri: ossia riconosceva che nella «corsa» finanziaria non solo i vituperati «palazzinari» ma imprese e banche hanno lucrato sui lavoratori per partecipare alla gara. La soluzione prescelta – silenziosamente – sarebbe invece un altro regalo alle imprese addossando il costo dei contributi degli «atipici» agli altri lavoratori. In sostanza, abbassando quel 33% di circa «5 punti», con un taglio pesante delle pensioni: proprio i «5 punti di riduzione del cuneo fiscale» di Prodi. Speriamo che questo non sia lo scambio cui il Prc potrebbe accedere per avere in cambio la bandierina della parola «abrogazione della legge 30». E’ certo, comunque, che se questa fosse la scelta, la prima cosa che si troverebbe di fronte un eventuale governo di centrosinistra sarebbe uno sciopero generale.