«Prodi mi ha promesso: non abbandonerà l’ Iraq»

Mentre i responsabili per la politica estera dei partiti dell’ opposizione negoziano in questi giorni sulle frasi precise da scrivere nel programma del centrosinistra, la posizione di un eventuale governo dell’ Unione sui militari italiani in Iraq è già stata spiegata al presidente iracheno. Jalal Talabani, il peshmerga curdo diventato capo dello Stato al posto di Saddam Hussein, la riassume così: «Ho incontrato Romano Prodi, Piero Fassino, Massimo D’ Alema e Francesco Rutelli. Hanno espresso comprensione della nostra situazione e promesso che, in caso di loro vittoria nelle elezioni italiane, il ritiro dei militari del vostro Paese sarà graduale e concordato con il nostro governo». E’ una linea che ha rassicurato Talabani, venuto in Italia in cerca di appoggi e abituato a parlare con Fassino nelle riunioni dell’ Internazionale socialista da quando i miliziani curdi combattevano in armi il regime baathista di Bagdad. «Ci conosciamo da anni, con Fassino. D’ Alema era stato in Kurdistan dopo la guerra in Iraq», raccontava in serata Talabani al Corriere. Proprio ieri, in un’ intervista al nostro giornale, Giuliano Amato aveva definito l’ Ulivo «unito nell’ intenzione di far rientrare i militari», ma «con gradualità». In una conferenza stampa del presidente iracheno all’ Hotel Hassler, è risultato l’ argomento principale. «Sono soddisfatto dei colloqui avuti a Roma con esponenti del governo e dell’ opposizione. Per quest’ ultima ho incontrato amici di vecchia data che ci furono vicini quando all’ opposizione eravamo noi», ha riepilogato Talabani. «Mi ha fatto piacere il loro sostegno al processo democratico in Iraq», ha riferito. Soddisfatto si è detto anche degli impegni presi dal centrosinistra sulla fase successiva all’ ipotizzato ritiro: «Mi hanno garantito che l’ Italia non lascerà l’ Iraq: sarà comunque presente da noi, appoggiandoci con aiuti umanitari ed economici». Gli incontri, separati, con i dirigenti dell’ Unione sono stati tra giovedì e venerdì. A tu per tu, il Corriere ha domandato all’ ex guerrigliero curdo se qualcuno, dal governo o dall’ opposizione o nel colloquio con il Papa, lo avesse invitato a risparmiare la vita di Saddam, il nemico per il quale ha confermato che non firmerà la possibile condanna a morte, ma non ne ostacolerà la ratifica. Risposta: «Nessuno me lo ha chiesto». Corpulento, l’ unghia dell’ indice destro annerita, pesante nel fisico e guizzante nel parlare, Talabani aveva offerto un’ immagine emblematica del suo modo di esprimersi quando nella conferenza una giornalista dai capelli rossi sciolti aveva sostenuto che gli attentati in Iraq si devono anche alla presenza dei soldati stranieri. Con garbo, l’ ha fulminata: «Non è vero… E sappi pure che se i terroristi vedessero te, in questa forma, ti ucciderebbero».