Prodi, dì qualcosa contro la tortura

Domenica abbiamo chiesto ai partiti, agli intellettuali, agli artisti, alle singole persone che si preparavano a riempire piazza del Popolo, a Roma – contro la legge finanziaria e contro la nuova legge elettorale – di assumere un impegno per la fine della tortura in Italia, e quindi per la chiusura dei Cpt (le carceri dove vengono rinchiusi e maltrattati gli immigrati clandestini, o sospetti clandestini, gli esuli, i rifugiati e altra gente così). In particolare abbiamo suggerito una qualche forma di mobilitazione per la chiusura del cpt-lager di Lampedusa, nel quale recentemente si è infiltrato un giornalista dell’Espresso (Maurizio Gatti) che poi ha scritto un articolo sul suo giornale raccontando gli orrori di cui era stato testimone (gente costretta a sedere nel piscio, a camminare a piedi scalzi nei liquami e nella merda, gente picchiata per gioco da gruppi di carabinieri, gente offesa, umiliata, denudata, forzata ad assistere ai sacrilegi contro la loro religione, e persino ragazzini derubati dall’autorità pubblica).
Che risposte abbiamo avuto? Poche. Alcune decisamente negative. Per esempio quelle di Romano Prodi e di Livia Turco. Romano Prodi nel suo discorso, tenuto domenica mattina a piazza del Popolo, e che doveva essere il discorso ufficiale dell’opposizione – dell’Unione – non ha trovato neanche un minuto, mezzo minuto, per parlare di Lampedusa. Eppure a noi sembrava il fatto del giorno. E non solo a noi. Per esempio anche a Le Monde, che lo ha sparato in prima pagina. In Italia c’è un luogo dove le autorità statali trattano la povera gente – per altro accusata di nessun reato e senza che nessun magistrato abbia agito nei loro confronti – in modo feroce, inumano e sadico. Come a Guantanamo. E’ uno scandalo inaudito. Possibile che non si trovi il modo di citare questo scandalo, e di promettere un impegno della sinistra e dell’Unione? Noi capiamo che la legge elettorale è importante, ed è sbagliata, come è sbagliata la finanziaria e come sono sbagliate le varie leggi ad personam e salva Previti. Però non crediamo che nessuno di questi problemi possa essere messo sullo stesso piano del problema di Lampedusa, e del problema del Cpt, e del problema di un paese che viola apertamente i diritti dell’uomo e tratta una parte della popolazione, i migranti, come una volta si trattavano gli schiavi. (Ci saremmo aspettati anche un impegno e una parola della Chiesa su questo tema. Recentemente la Chiesa si è mostrata così attiva in politica, si è ingerita un po’ in tutti i campi, è sempre stata pronta a chiedere etica e principi: non le sembra una questione di etica e di principi affermare l’idea che un poveretto che viene dall’Eritrea è figlio di Dio come monsignor Ruini e – di fronte a Dio e agli uomini – ha i suoi stessi diritti?)
Né Prodi né i Vescovi, al momento, sembrano scossi da questa tragedia. Livia Turco, ex ministra, esponete di punta dei Ds, è intervenuta sull’argomento rilasciando un’intervista all’Unità (intervista molto bella per le domande, incalzanti, poste dalla nostra collega Maristella Iervasi, ma del tutto deludente e quasi paradossale nelle risposte).
Dice Livia Turco: «Ora vogliamo tutta la verità su ciò che accade nei Cpt. Solo dopo questo accertamento reale si potrà discutere sul futuro o meno di queste strutture: chiuderle o umanizzarle». L’intervistatrice insiste; chiede: «Ma dopo il caso-Lampedusa è giusto invocare la chiusura dei Cpt si o no?» Risponde Livia Turco: «La commissione d’inchiesta viene prima del dibattito su chiuderli o mantenerli. Contano sempre i fatti, al di là delle opinioni di ognuno…». L’Unità non molla: «Ma lei, personalmente, con chi sta?». Risponde Livia Turco: «Sono contraria alla chiusura tout court dei Cpt. A chi non consente la sua identificazione non possiamo dire: “vai a spasso”. Io questa responsabilità non me la prendo e credo che il 90 per cento del popolo di sinistra sarebbe con me….».
Sono parole terribili, angoscianti. Livia Turco ritiene che non bisogna precepitarsi a chiudere il Cpt di Lampedusa ma svolgere un’inchiesta su Lampedusa: per scoprire cosa? Di che tipo fosse il piscio? Di che natura la merda? Quanti pugni siano stati dati ai prigionieri nudi? Quanti soldi siano stati fregati ai ragazzini? Sappiamo tutto, tutto: ce l’ha detto Gatti. E siamo inorriditi. Che diavolo d’inchiesta si deve fare? E’ evidente a qualunque essere pensante che c’è un’urgenza sola davanti a noi: porre fine alle torture e chiudere Lampedusa. Possibile che anche su cose così semplici, nitide, che riguardano i valori essenziali della convivenza, bisogna arrotolarsi in ragionamenti e sofismi politici da far paura alla vecchia burocrazia sovietica?

Siccome non ci piace l’eccesso di polemica, non commentiamo quella frase sul “mandare a spasso” questi delinquenti colpevoli di non avere il permesso di soggiorno. Non le commentiamo perché sono frasi insensate, che evidentemente sono sfuggite ai pensieri di Livia Turco. Per come la conosciamo, sappiamo che quelle frasi scombiccherate sono troppo lontane dalla sua sensibilità e dal suo modo di ragionare, e pensiamo che in effetti siano lontanissime anche dal 90 per cento del popolo di sinistra. Il popolo di sinistra – siccome ha un qualche simpatia per Beccaria e per Voltaire, ma anche per persone molto meno garantiste di loro… – preferisce 900 mila volte un migrante clandestino libero a un migrante clandestino torturato.

Le omissione di Prodi e le parole di Livia Turco ci pongono di fronte a una questione molto seria. La fragilità di una parte della sinistra quando deve affrontare grandi questioni di principio e di concezione del mondo. E’ preoccupante una sinistra capace di infuocarsi di indignazione per una legge su Previti, e distratta, fredda, indifferente – quando non forcaiola- sulla tortura e la cancellazione dei diritti e della dignità dei migranti.

Per cui torniamo a porre la domanda che abbiamo posto domenica, da queste colonne: esiste un gruppo di partiti, di intellettuali, di artisti, di gente per bene, disposti a marciare su Lampedusa, a battersi concretamente per chiudere il Cpt, per far cessare i soprusi, a fare diventare quell’isola un simbolo della battaglie di civiltà, come negli anni ’80 Comiso fu il simbolo, il luogo chiave delle lotte dei pacifisti?