Prodi benedice la base Usa

«Sto per comunicare all’ambasciatore americano che il governo italiano non si oppone alla decisione presa dal governo precedente e dal comune di Vicenza a che venga ampliata la base militare americana». Romano Prodi, incredibilmente, derubrica a questione «urbanistica» la scelta tutta politica sulla mega-base dei marines di Vicenza (600mila metri cubi di cemento a un km dal centro cittadino): «Come sapete il mio governo si era impegnato a seguire il parere della comunità locale – dice il premier ai giornalisti che lo seguono a Bucarest – e quindi non abbiamo ragione di opporci visto che il problema non è di natura politica ma urbanistica e amministrativa».
L’accelerazione del Professore sconcerta le sinistre pacifiste e gela i Ds, che soltanto ieri sera con Piero Fassino a Porta a porta si erano espressi a favore del referendum con la popolazione. Non è un caso che per la Quercia sia solo Luciano Violante a difendere pubblicamente il Professore.
Il sì di Romano Prodi ovviamente fa compiacere gli Stati uniti. L’ambasciatore americano a Roma Ronald Spogli commenta a caldo i flash di agenzia con le parole del premier: «Oggi le relazioni tra Italia e Usa registrano un passo avanti». Gli americani non hanno accettato soluzioni diverse da quella di Vicenza. Nonostante lo stesso Prodi riveli che il governo aveva proposto «soluzioni alternative». «Una vasta area vicino ad Aviano», precisa Massimo D’Alema a Ballarò. In quanto al suo primo incontro alla Casa bianca con il presidente Bush Prodi spiega che, al momento, «non è previsto», che «avverrà al momento opportuno» e che comunque con gli Usa «non c’è nessun problema».
Oliviero Diliberto, segretario Pdci, è tra i primi a dirsi «deluso» dalla scelta prodiana. E poco dopo anche Prc e Verdi reagiscono compatti: «Tanto più se è materia locale allora bisogna ascoltare i cittadini con il referendum», dice Giovanni Russo Spena. Anche Franco Giordano, segretario Prc, non nasconde il suo disaccordo con Prodi: «Si apra il confronto. Il Prc sta con il popolo di Vicenza e con quello della pace». Oggi alle 11 i parlamentari veneti dell’Unione incontreranno a palazzo Chigi Enrico Letta. «Non finisce qui – giura Titti Valpiana del Prc – vedremo come faranno a portare avanti i cantieri».
Il senso del blitz del Professore, a quanto pare annunciato telefonicamente ai segretari dei vari partiti, è però ancora un mistero. Di buon mattino a Bucarest infatti il Professore era parso ben più attendista: «Non è il caso che la decisione venga annunciata qui. Lo faremo in Italia». Detto e subito contraddetto con un’apposita conferenza stampa convocata a sorpresa poche ore dopo. Secondo il premier il governo italiano non avrebbe avuto nessun fondamento giuridico per dire no agli Stati Uniti dopo che il comune di Vicenza ha dato il suo via libera al progetto. Ipotesi come minimo balzana, come se io sindaci potessero decidere a piacimento sulle basi militari di paesi stranieri.
Il pressing Usa e gli auspici alla collaborazione transatlantica che il presidente della Repubblica gli ha espresso personalmente l’altroieri evidentemente hanno convinto il premier a rompere gli indugi. Qualcuno però avanza speculazioni più «politiche» dietro il decisionismo del Professore. L’ennesimo intervento di Giuliano Amato, che si muove ormai quasi come il premier ombra garante di un certo equilibrio centrista e filoatlantico, ha innervosito Prodi, che si sente assediato da tutte le parti. L’occasione di dare un altolà al presunto «ticket» Fassino-Giordano e al protagonismo internazionale di D’Alema forse ha fatto il resto. Motivi poco limpidi sia nel merito che nel metodo.