Proclami di guerra

L’atteggiamento fondamentalista e criminale del presidente iraniano, in teoria, sarebbe destinato ad aiutare il popolo palestinese nella sua lotta, ma quasi sicuramente è uno dei migliori contributi per far dimenticare quel che sta realmente accadendo in queste settimane. Il gentile presidente fornisce inoltre un’opportunità inestimabile a tutti i signori della guerra: adesso sappiamo che non succede nulla e che il problema è l’Iran. Il proclama di cancellare Israele dalla faccia della terra non è altro che una nuova edizione delle ideologie più estremiste che hanno perseguito lo sterminio del popolo ebraico o di quelle che si sono prodotte in ogni genere di esercizio ideologico per giustificare l’unico caso di liquidazione di uno stato perché non risponde a questo o a quel purismo ideologico. Apparentemente, all’infuori di Israele, tutti gli altri stati nazionali del mondo sarebbero stati creati secondo regole più umanitarie, pure e sacrosante che si possa immaginare.

Ma al margine della condanna che, senza mezzi termini, la dichiarazione del presidente iraniano si merita, sarebbe necessario domandarci in quale contesto si collocano le dichiarazioni esternate di recente.

In Iraq la guerra criminale di Bush e dei suoi alleati è una continuazione della guerra in Afghanistan ed esprime le più violente manifestazioni dell’imperialismo degli ultimi decenni. Decine di migliaia di vittime pagano la guerra criminale che, a ben guardare, porta gruppi sciiti sotto dominazione iraniana a dominare l’Iraq. In Medio oriente, il primo ministro Sharon ha già dimenticato il suo ruolo di nuovo De Gaulle e giorno dopo giorno le forze israeliane si accaniscono in una brutale repressione che ha già fatto rinascere il terrore e che ci riporta a periodi che molti credevano superati con il ritiro unilaterale da Gaza. Il sangue che viene sparso ogni giorno sta già alimentando una catena di vendette e controvendette che trova la sua ragione nel fatto che nessuno guarda quello che sta accadendo qui mentre il presidente iraniano fornisce simili prelibatezze alla stampa internazionale.

Invece di guardare quello che succede realmente, grazie al signor presidente iraniano persino certi «democratici» italiani, israeliani e via elencando possono urlare per scongiurare il «grande pericolo iraniano». Se non esistesse, Bush e Sharon dovrebbero chiedere ai loro agenti propagandistici di crearne uno uguale.

Il problema principale resta nostro, di noi che siamo all’interno del pacifismo, di noi che siamo di sinistra. Per quanto doloroso e arduo dovremo sempre tornare a fare un’analisi dettagliata delle questioni di principio. Dovremo sempre ricordare quali sono gli elementi fondamentali dell’analisi. Ciò renderà più facile la condanna di tutte quelle cose che fanno parte della cultura della guerra, siano i proclami fondamentalisti del presidente iraniano o di qualsivoglia sacerdote di una religione qualunque, siano le azioni criminali alle quali ci sta abituando la crociata di Bush e dei suoi alleati.

Pur con tutta la repulsione che la dichiarazione iraniana mi provoca, raccomando a tutti di non dimenticare: in nome della democrazia e degli ideali puri dell’occidente illuminato, in questi giorni i signori della guerra sono là. Sono Bush e i suoi alleati e la distruzione di tutto il tessuto sociale in Iraq.

Sono qui, sono Sharon e Mofaz e i suoi alleanti che nella «sacra lotta contro il terrorismo e per l’esistenza» si accaniscono in una repressione sanguinosa destinata a distruggere le strutture basilari, i tessuti più profondi della società palestinese nei territori occupati da Israele nel 1967.

(traduzione di Marcella Trambaioli)