Primo accordo Lanzillotta-sinistre

Un «primo passo avanti», concordano Giovanni Russo Spena per Rifondazione e Natale Ripamonti dei Verdi-Pdci, commentando l’intesa raggiunta ieri in senato tra maggioranza e governo sul disegno di legge Lanzillotta che riguarda la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Ma, aggiungono prudenti, «per dare una valutazione finale si attende la presentazione del testo» – che dovrebbe vedere la luce la prossima settimana. La prudenza pare d’obbligo, dopo gli scontri passati, e il blocco del disegno di legge in prima commissione per l’opposizione di Prc, Pdci, Verdi, che alla fine ha convinto la ministra per gli Affari regionali Linda Lanzillotta al confronto, nella lunga riunione di ieri, e all’accordo sui cui termini si è impegnata davanti a tutti i capigruppo della maggioranza.
Che ci sia da fare per rimettere in sesto i «servizi pubblici» che devono garantire l’esercizio di diritti sociali fondamentali e la salvaguardia di «beni comuni», è opinione largamente condivisa e non solo certo nel parlamento. Né di per sé il carattere «pubblico» ha negli ultimi anni offerto garanzie impeccabili – come ogni «cittadino» sa per reiterata esperienza. Ma il disegno di legge Lanzillotta non è parso tanto preoccupato di «risanare» la sfera pubblica, quanto di aprire alla «concorrenza» un ambito che può trasformarsi in lauto mercato foraggiatore di profitti. In armonia, per altro, con i numerosi «consigli» piovuti a raffica un dopo l’altro dall’Unione europea.
Una delle questioni più eclatanti è l’acqua, il «servizio idrico» nazionale. Il Programma dell’Unione sul punto ha scritto parole chiarissime, promettendo che sarà «pubblica» sia la «proprietà» che la «gestione» delle reti idriche. Ne consegue che si dovrà «ripubblicizzare» ciò che della rete dell’acqua si è fin qui abbondantemente privatizzato con i più diversi escamotages e scatole cinesi di società incastrate l’una nell’altra.
Bene, il disegno di Lanzillotta non ha recepito la «chiarezza» del Programma, per dir così. Sicché ieri, nell’accordo raggiunto, le sinistra hanno ricevuto la garanzia che fino all’uscita del decreto del governo siano bloccati tutti i processi di privatizzazione in corso «in Campania, Sicilia, Lombardia» – come denuncia il capogruppo dei senatori Prc Russo Spena – accelerati secondo il noto principio bellico dell’ avanzata sul terreno per mettere le successive decisioni ufficiali di fronte al fatto compiuto. Lanzillotta ha promesso una risposta per martedì su tale «moratoria».
Ma il capitolo «acqua» resta ancora aperto: Lanzillotta lo porterà all’esame del governo. Il tutto poi lascerà le mani di Lanzillotta per inserirsi nel Testo ambientale che il governo deve varare.
Altro «primo passo» dell’accordo di ieri riguarda la titolarità riconosciuta ai Comuni di scegliere se gestire direttamente i servizi, e quali servizi, o sottoporli a gare d’appalto. Nel testo di Lanzillotta, infatti, si considerava invece «eccezionale» la possibilità di gestione «in economia», ossia diretta, da parte dei comuni, sottoposti invece all’obbligo di «procedure competitive» nella messa a gara dei «servizi».
C’è da considerare poi che nel disegno di legge manca ogni «clausola sociale», ossia il riferimento a quali condizioni di lavoro siano inserite nella «fornitura» di servizi. Ieri i senatori della sinistra hanno insistito sulla messa al bando del precariato.
La ministra Linda Lanzillotta ieri si è detta molto soddisfatta dell’accordo raggiunto. E parlando con i giornalisti ne ha dato la propria versione: «l’accordo è sulla necessità di distinguere le ‘vere’ gestioni in house, escludendo che queste possano essere affidate a soggetti giuridici terzi: così come dice la giurisprudenza comunitaria». Ma l’accenno alle regole «comunitarie» non è molto rassicurante. Infatti, il Libro verde della Ue stabilisce la distinzione fra «servizi a rilevanza economica» e gli altri. Ma la distinzione non rimanda al «contenuto» di suddetti servizi, bensì solo al fatto che siano resi o no dietro un «corrispettivo» da parte dell’«utente». Come si vede, una dizione tanto ambigua da poter essere tirata in direzioni opposte. E non tranquillizza che ieri, sull’intesa raggiunta al senato sia arrivata giunta immediata la benedizione del vicepresidente della Confindustria Garrone..