Primarie e liste uniche ovunque

Un conclave di tre giorni. Laboratorio ulivista a porte chiuse, nella Bologna del Professore. Organizza governaper. Ha aperto ieri sera Arturo Parisi, chiuderà Romano Prodi. In mezzo, professori ed esperti. E un «documento d´ingresso» firmato dal presidente dell´assemblea federale della Margherita e da Filippo Andreatta, Gregorio Gitti, Salvatore Vassallo e Franco Mosconi destinato ad aprire nuove frontiere e a far riemergere vecchie ferite. La prospettiva del Partito democratico è spinta fino alle “estreme conseguenze”: l´addio ai vecchi partiti, il «nuovo inizio», come è scritto nel testo. Primarie per tutti o almeno per tutte le cariche monocratiche del centrosinistra, dal premier, ai sindaci, ai presidenti di regioni e province. Liste comuni in tutti «gli organi assembleari», non solo dunque alla Camera come hanno appena deciso Ds e Margherita, ma anche al Senato e negli enti locali. Incompatibilità secca tra incarichi di governo ed elezione al Parlamento. È la strada per non sfoltire l´eventuale maggioranza (con la nuova legge elettorale non potrà essere maggiore di 340 deputati), ma anche per inserire, tra vice ministri e sottosegretari, «personalità che non siano necessariamente espressione dei partiti ma che si riconoscano nel progetto del partito dei democratici». Ce n´è abbastanza per far sussultare l´intera alleanza dell´Unione.

In pratica il documento muove dalla lettera di Giuliano Amato e Arturo Parisi a Repubblica. Ma la sviluppa, va molto oltre, detta le regole del centrosinistra. Si parte dalla difesa del maggioritario, delle formule introdotte dal Mattarellum. E dalle primarie, che hanno salvaguardato molto di quell´esperienza. Perciò la consultazione del 16 ottobre ha introdotto «il principio secondo cui se il leader viene per qualche ragione messo in discussione nel corso della legislatura, non vi sono alternative sensate ad uno scioglimento anticipato delle Camere». Bisogna tornare alla norma del 1993, ma in attesa del nuovo Parlamento qualcosa l´Unione e l´Ulivo può prepararla da subito. «A noi pare – si legge nel documento di governareper – che la prima condizione per favorire la progressiva integrazione sovra-partitica consista nell´escludere, da subito, una competizione elettorale diretta tra le diverse componenti dell´Ulivo. Se la lista unitaria dell´Ulivo per le prossime elezioni politiche vuole davvero essere il primo passo verso il Partito dei democratici non ci sono ragioni per cui la si debba presentare solo in una delle due Camere». Viene perciò confermato il valore dei gruppi unici: «La sede nella quale l´unità dell´Ulivo deve essere messa immediatamente alla prova è il Parlamento, così come, più in generale, in tutti gli organi rappresentativi a carattere assembleare (consigli comunali, provinciali, regionali). Non avrebbe alcun senso presentare liste unitarie per poi dividersi all´indomani delle elezioni». E più nel dettaglio «sia il gruppo unitario della Camera sia quello del Senato dovrebbe avere naturalmente un capogruppo unico. Laddove si intende che verosimilmente ciascuna dei due attuali partiti esprimerebbe uno dei due capigruppo». Ricorre spesso, nel testo, la formula «non necessariamente riferite agli attuali partiti». Anche nel capitolo dedicato ai gruppi parlamentari «una somma di componenti, non necessariamente riferite agli attuali partiti, e una somma di singoli parlamentari». E questo schema regge anche grazie a una ferrea incompatibilità tra incarichi di governo e quelli parlamentari.

Obbiettivo finale è il partito democratico. Il cui problema non sono le famiglie europee, si legge nel documento-Parisi, ma la volontà. «Il vero nodo da sciogliere riguarda il superamento, reciproco e simultaneo, della logica delle appartenenze. I leader del centrosinistra che vogliano prendere sul serio l´opportunità e la sfida di fare dell´Ulivo il Partito dei democratici devono gettare il cuore oltre l´ostacolo delle convenienze di breve termine delle loro burocrazie, in nome di un progetto del quale nessuno, se non gli elettori in fila davanti ai gazebo delle primarie, può vantare la primogenitura». E i timori, le resistenze di chi tiene alle proprie bandiere, possono essere superati. «La difesa delle storie e delle identità di ciascuno è iscritta nei cromosomi dell´Ulivo».