Primarie, c’è anche una precaria

Ventotto anni, ancora senza nome, occupa abusivamente una casa a Roma

ROMA
Da quando la gerarchia ecclesiastica ha fatto scattare il «non expedit», impedendo al vulcanico don Gallo di partecipare alle Primarie dell’Unione, Luca Casarini e gli altri capi disobbedienti si sono dati una missione: escogitare una candidatura altrettanto evocativa. E ieri, dopo l’ennesima riunione tra le tante anime del movimento, è venuta fuori l’idea: mettiamo in campo un candidato «senza volto», un testimone delle nostre lotte, una persona qualunque. E il candidato, anzi la candidata è stata individuata: è una ragazza di 28 anni, precaria, emigrata a Roma dalla Calabria, che occupa abusivamente una casa della Capitale. Destinata per qualche giorno, o forse per qualche ora, a restare senza nome. Da oggi sino al15 settembre, i no global di tutte le regioni proveranno a raccogliere le 10.000 firme in lO regioni necessarie per partecipare formalmente alle Primarie dell’Unione.
E’ ancora presto per capire se ce la faranno, ma la pervicacia dei Disobbedienti nel voler partecipare alle Primarie dimostra quanto ci tengano Casarini e compagni ad esserci, a sfruttare la finestra mediatica offerta dalle Primarie dell’Unione. I Disobbedienti, che a modo loro hanno sempre avuto una certa sapienza comunicativa, contano di capitalizzare l’attenzione che finiràper riversarsi anche su di loro per tanti motivi. Per rilanciare le loro lotte «sull’amnistia e la depenalizzazione per i reati sociali», come dice il romano Francesco Raparelli. Ma anche per dar politicamente fastidio a Rifondazione comunista e a Fausto Bertinotti, che immaginava di rappresentare tutto Il movimento, monopolizzando tutto ciò che si muove alla sua sinistra.
«Già perché nella rinuncia di don Gallo è vero che hanno pesato le gerarchie ecclesiastiche ma anche quelle partitocratiche…», dice Guido Lutrario, uno dei capi romani del movimento. Ma da Rifondazione ostentano indifferenza: «Se don Gallo avesse partecipato – dice il capogruppo dei deputati comunisti Franco Giordano – avrebbe pescato in un elettorato che mai avrebbe votato alle Primarie. Per Bertinotti nessun problema, tanto più che la nostra campagna è partita in anticipo e sta andando benissimo: il sito è efficacissimo nell’alimentare le nostre richieste e proposte». C’è’ del vero in quel che sostiene Giordano sull’astensionismo della sinistra più estrema, ma è pur vero che la scommessa di Bertinotti era quella di esorcizzare un antico complesso di chi viene dal Pci: non avere mai nemici, o concorrenti, a sinistra.
Certo, la formale raccolta di firme – tante e spalmate su tutto il territorio nazionale rappresenta un bel grattacapo per un movimento che ha una rete di presenze e di centri sociali concentrati in quattro aree principali (Milano con il Leoncavallo, il Veneto di Casarini, Roma e Napoli) più altre due (Genova e Calabria) e dunque l’esito formale della raccolta non è scontato. Anche se, ad ascoltare loro, non sarebbe stato deciso neppure il candidato: «Siamo ancora nella fase della discussione – dice Guido Lutrario – non c’èancora una decisione, non possiamo fare anticipazioni anche se l’ipotesi di un candidato senza nome è circolata ed è interessante».
In realtà la decisione di correre è stata già presa risale a ieri mattina – tanto èvero che se proprio non riusciranno a raccogliere le canoniche diecimila firme, i capi Disobbidienti hanno già una strategia di ripiego: il 15 settembre, data prevista per la consegna delle firme, insceneranno uno dei loro numeri nel luogo fissato per la formalizzazione. E la loro precaria senza nome farà comunque campagna elettorale alternativa in alcune città.
Certo, la decisione dei Disobbedienti di partecipare alle Primarie non è stata indolore. L’ala più intransigente del movimento aveva dato dei traditori ai vertici del movimento, appena Canarini e Caruso avevano ufficializzato la candidatura di don Gallo. Ma la decisione confermata di partecipare alle Primarie ribadisce ancora una volta ancora la differenza tra i Disobbedienti e i loro antenati Autonomi che negli anni Settanta e Ottanta facevano della violenza e degli espropri il proprio pane quotidiano.