Prezzi alla produzione: +6,2% a giugno

I prezzi al consumo per ora sono ancora abbastanza stabili. Ieri Eurostat ha fatto sapere che a luglio in Europa il trend è rimasto stabile agli stessi livelli di giugno: +2,5% il tendenziale. Non è un valore particolarmente elevato, ma gli occhi sono tutti puntati sui prezzi alla produzione che nei prossimi mesi potrebbero riservare sgradite sorprese ai consumatori.In tutti i paesi, infatti, i prezzi dei prodotti industriali stanno crescendo, con la spinta determinante delle quotazioni del petrolio, a ritmi spesso doppi rispetto a quelli dei prezzi al consumo. L’ultimo dato clamoroso è arrivato ieri dall’Istat: in giugno l’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali ha segnato un incremento su base annuale del 6,2%.
E’ da giugno dello scorso anno che i prezzi alla produzione (con la sola eccezione del mese di novembre) registrano incrementi mensili di almeno lo 0,3%, con un picco dell’1,2% a gennaio di quest’anno. Anche a giugno l’incremento mensile è stato dello 0,3%, ma considerando la crescita degli ultimi 12 mesi, l’aumento balza al 4,7%, mentre il tendenziale del primo semestre si attesta al 5,4%, inferiore, anche se non di molto allo stratosferico +6,2% di giugno. Insomma, il trend è sfavorevole e, dicono gli esperti, nei prossimi mesi inevitabilmente i forti incrementi dei prezzi alla produzione si scaricheranno sui prezzi al consumo che a livello europeo a fine anno potrebbero segnare un +3% rispetto al 2,5% attuale. E questo, anche se la Bce aumenterà i tassi di interesse per cercare di frenare la domanda.
Non è, infatti, l’eccesso di domanda a spingere in questo momento i prezzi, ma l’aumentato costo degli input, cioè delle materie prime e soprattutto del petrolio. Questo significa che nel breve periodo una politica monetaria più restrittiva ha scarse possibilità di incidere sul sistema dei prezzi. Gli incrementi tendenziali di giugno mostrano chiaramente quale sia l’origine dell’inflazione alla produzione. L’analisi per raggruppamenti principali di industria mostra che in quelle produttrici di beni di consumo c’è stato un aumento del 2,0% che sale al 2,5% per i beni di consumo durevoli. I beni strumentali mostrano, invece, un tasso più contenuto: appena l’1,7% per cento. Fra le imprese che producono beni intermedi (destinati, cioè a successive lavorazioni) il tasso di inflazione sale al 5,9%, mentre nel settore energia c’è un clamoroso il balzo è del 17,8%.
Certo, a giugno rispetto al giugno2005 i prezzi energetici non sono aumentati, anzi l’Istat segnala una flessione mensile dello 0,3%, però gli aumenti maturati nell’ultimi semestre sono destinati a scaricarsi in tempi brevi sui prodotti delle principali industrie. Quello che maggiormente preoccupa è l’incremento del 20,2% segnato dall’energia nel primo semestre dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2005. Ovviamente l’energia è solo una delle componenti di costo (per alcune produzione neppure la principale) ma inevitabilmente il costo dell’energia finirà per scaricarsi sulle altri prodotti industriali e poi sui prezzi al consumo.
Di quanto si scaricheranno gli aumenti dei costi energetici sui prodotti industriali e poi sul costo della vita non facile da calcolare. Molto di pende anche dall’andamento della domanda al consumo e dal comportamento dei dettaglianti. Quello che è certo che da alcuni mesi tutti i prodotti legati direttamente al prezzo dell’energia stanno aumentando da mesi. A cominciare dal metano e l’elettricità (gli ultimi aumenti sostanziosi sono partiti dal primo luglio). Ma a colpire è soprattutto il costo dei carburanti. Che provoca indirettamente aumenti sui costi dei biglietti aerei e dei trasporti marittimi, ma soprattutto sui trasporti individuali e di fatto quotidiani.
In questi giorni, di vacanze, la «verde» ha superato quota 1,41 euro al litro. Che tradotto in lire significa che è stata superata quota 2.700. Ma sulle autostrade la benzine costa di più e costa di più anche in alcune regioni (tipo la Campania) che hanno applicato una tassa regionale che fa viaggiare la benzina oltre quota 1,43 euro. E costa di più anche nei distributori notturni dove è presente il benzinaio. Rispetto a 12 mesi per un pieno si spendo 10 euro in più.