Previdenza, il veto di Epifani: «Via subito lo scalone»

Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ha dato fuoco alle polveri, e da Bologna – dove ha partecipato all’assemblea dei delegati emiliani – ha manifestato la contrarietà ai progetti del governo sul fronte previdenziale: lo «scalone»introdotto da Maroni va abolito e i coefficienti non si toccano. Lo scalone, che innalza l’età pensionabile a partire dal gennaio 2008, «ha implicazioni che scardinano la riforma Dini – ha spiegato Epifani – Per noi va abolito». «È la prima cosa che continueremo a chiedere al governo e su questo non scherziamo – ha proseguito – Abbiamo scioperato contro il governo di centro destra e per questo non possiamo immaginare oggi che il gradone rimanga».
Quanto all’adeguamento dei coefficienti di trasformazione dei contributi che determinano l’ammontare della pensione «non ci può essere automatismo», ha dichiarato Epifani. «Se si abbassa oltre il 50% il futuro livello di copertura previdenziale per i più giovani – ha continuato – si apre uno straordinario problema sociale, che riguarda il rapporto tra i giovani e la previdenza obbligatoria. È un problema sociale e politico». «Sui coefficienti sappiamo benissimo cosa c’è scritto nella riforma Dini, è inutile che ce lo spieghino, ma noi non possiamo accettare questa riduzione del livello di copertura previdenziale». Anche in questo caso il segretario della Cgil è stato chiaro. Subito dopo, Epifani ha parlato dei tempi della riforma: «L’accordo sulle pensioni non è la priorità, si può fare più in là, ma non si può aspettare troppo – ha spiegato – C’è un punto oltre il quale questo confronto va fatto e se ci sono le condizioni va chiuso: prima del prossimo Dpef e della prossima finanziaria». «L’Europa ha il potere di dire quello che vuole – ha proseguito il leader della Cgil riferendosi alle sollecitazioni del Commissario economico europeo Joaquin Almunia – Il nostro è un governo che, se ha la forza e la convinzione, è in grado di dare le risposte e fare le scelte in un rapporto con il movimento sindacale». Ad Almunia Epifani ha riservato un’altra stoccata, notando che il Commissario europeo ha sbagliato ad «accettare a scatola chiusa quello che il precedente governo aveva annunciato, senza verificare che le cose che diceva di fare le aveva fatte davvero».
Sempre sulle pensioni, Epifani, ha parlato dell’«opportunità di introdurre un contributo all’Inps sulle stock options dei dirigenti di azienda», «perché il governo di centrodestra ha portato nel fondo Inps il loro istituto di previdenza, che oggi pesa verso gli altri contribuenti, compresi i parasubordinati, per oltre 1miliardo di euro l’anno».
Sul fronte pensionistico accenti diversi sono stati usati dal degretario generale della Cisl Raffaele Bonanni: «Il governo – ha spiegato – deve portarci i conti giusti». «Siamo disponibili al confronto sull’innalzamento dell’età pensionabile – ha continuato Bonanni – se insieme discutiamo di previdenza integrativa per i pubblici dipendenti e di rivalutazione delle pensioni». Quel che è certo, ha ribadito il leader Cisl, è che «diciamo no alla modifica dei coefficienti».Un no allo scalone è stato espresso da Pier Paolo Baretta, segretario confederale della Cisl: «O si torna alla riforma Dini, età pensionabile a 57 anni e 35 anni di contributi, e allora è ragionevole che si discuta della modifica dei coefficienti, oppure si rialza l’età pensionabile e allora i coefficienti non hanno senso». Lo scalone – conclude Baretta – consente un risparmio dello 0,7% del Pil, 9 miliardi circa. Se con quei conti si risana il sistema previdenziale, la discussione va portata sulle alternative per recuperare quei soldi. Nessuno dice che bisogna spendere di più. Per noi bisogna superare lo scalone».