Presto libero Noriega: gli è andata meglio che a Saddam

Gli americani hanno annunciato ieri che l’ex generale panamense Manuel Noriega, chiusoi in un carecere di Miami dal 1990, sarà liberato, «per buona condotta», il 9 settembre prossimo, dopo aver scontato 17 dei 40 anni di condanna, ridotti poi a 20 per omicidio, narco-traffico e associazione a delinquere. Appena uscirà dal carcere della Florida, Noriega sarà rimandato a Panama, secondo i suoi desideri e i desideri della giustizia del paese dell’istmo, che l’ha già condannato, in contumacia, a 20 anni per l’assassinio di due oppositori, Hugo Spadafora e Moises Giroldi, nell’85 e nell’89. Probabile quindi che Noriega esca da una galera americana per entrare in un’altra a Panama, se non trova un accordo, anche in considerazione della sua età (70 anni), con il governo del presidente Martin Torrijos, il figlio del «generale della dignità», Omar Torrijos al cui fianco stava quando nel ’68 questi prese il potere cacciando il servizievole presidente Arnulfo Arias e che poi tradì quando nell’81 – secondo le versioni ormai più accreditate – fece mettere, per conto della Cia, una bomba sull’aereo con cui cadde e morì.
Quella di Noriega e dei suoi rapporti con gli americani è una storia esemplare, anticipatrice.
Forse gli abitanti di Panama non si resero ben conto, la mattina del 20 dicembre 1989, di essere in anticipo sui tempi. Quella mattina il presidente George Bush padre aveva dato l’ordine alle forze di terra, d’aria e di mare degli Stati uniti di attaccare Panama, anzi di «liberare» Panama, dal dittatore al potere dall’83, il perfido generale Manuel Noriega, killer e narco-trafficante dalla brutta faccia butterata che lo faceva somigliare a una buccia di ananas («cara de piña»). Le 4 ragioni che Bush il vecchio diede al pubblico americano e mondiale per spiegare la Operazione Giusta Causa furono nell’ordine: la salvaguardia dei 35 mila cittadini Usa che vivevano a Panama (soprattutto nelle basi militari della Canal Zone); la difesa della democrazia e dei diritti umani violati; la lotta al narco-traffico che aveva fatto di Panama lo snodo dei traffici del Cartello di Medellin verso Usa ed Europa; la protezione dell’integrità dei trattati sul canale, firmati dal generale Torrijos e dal presidente Carter nel ’77-’79, che imponevano a Panama la neutralità perpetua e che davano agli Usa il diritto (perenne) d’intervenire.
Su Noriega, i 16 mila uomini delle Fpd, Fuerzas panameñas de defensa, e, soprattutto, sui panamensi piovvero 30 mila militari e le bombe di 300 aerei. Marines, rangers, i C-130, gli F-117, gli elicotteri Apache: tutto il solito armamentario di queste occasioni. Un’ora dopo l’arrivo dei marines Guillermo Endara, la cui vittoria elettorale dell’anni prima era stata azzerata da Noriega, giurava come presidente nella base navale Usa di Rodman.
Il bilancio della Operation Just Cause era scontato: in pochi giorni Noriega, che si era rifugiato vestito da prete nella nunziatura vaticana, fu consegnato dal nunzio agli americani, il 3 gennaio del ’90, e portato in manette a Miami e i panamegni si misero a contare i morti (quelli americani furono 24). Secondo le stime ufficiali del Comando Sud degli Stati uniti furono 315, secondo altre e più attendibili cifre fra 3 e 5 mila. Il prezzo della libertà.
L’Operazione Just Cause non fu certo la prima «guerra preventiva» degli Usa in America latina, ma fu la prima dell’era dei Bush. Poi sarebbero arrivati altri nomi, altrettanto evocatori di libertà e giustizia: Desert Storm nel ’91 in Iraq, Restore Hope nel ’92 in Somalia, Enduring Freedom nel 2002 in Afghanistan. Talis pater talis filius.
Ma tutto sommato a Noriega, nonostante la galera – in cui ha trovato modo di pentirsi e iscriversi a una delle tante sette pentecostali che infestano gli Stati uniti -, è andata meglio che a Saddam. Fatte le debite proporzioni, i due avevano dei lati in comune. Entrambi erano stati a lungo amici degli Usa. Se Saddam poteva esibire una sua famosa foto con Donald Rumsfeld, Noriega aveva in tasca la foto con George Bush padre quando era capo della Cia. Noriega era a libro paga della Compagnia fin dagli anni ’50, pagato 100 mila dollari all’anno, e ci è rimasto fino all’86. Quando i suoi traffici di agente doppio e triplo lo resero, come Saddam, impraticabile e soprattutto inutile. Lavorava per gli americani fornendo armi e dollari agli squadroni della morte salvadoregni e ai contras nicaraguensi impegnati nella guerra sporca (di Washington) contro l’ Fmln e il governo sandinista. Ma lavorava, o trafficava, anche con la guerriglia del Salvador e il (legittimo) governo del Nicaragua. Lavorava con i narcos di Medellin ma anche con la Dea, e soprattutto con la Cia. Quando gli americani non sapevano dove mettere lo scià di Persia, cacciato dalla rivoluzione khomeinista nel ’79, fu lui a offrirgli asilo a Panama. Poi nell’88 il vento cambiò e Bush padre «scoprì» che era un dittatore, un killer, un narco che la giusta causa della democrazia non poteva sopportare.