Presidente, lo aiuti

L’Unione ha vinto le elezioni all’ultimo voto e Berlusconi dovrà contentarsi di fare il capo dell’opposizione dopo il goffo tentativo di proporre la «grande coalizione». E’ una notizia incoraggiante soprattutto dopo che l’ex premier si era tolto la maschera del «mi consenta» e, pur di rastrellare voti, si era abbandonato a un populismo pericoloso e volgare che faceva presagire il peggio in caso di vittoria.
Alla fine anche la legge elettorale, costruita su misura per Forza Italia, ha giocato contro di lui e, sia pure per pochi voti di differenza, il centrosinistra ha prevalso nonostante la partecipazione elettorale sia andata ben oltre il traguardo al di là del quale (l’80%) gli esperti americani avevano garantito il successo al miliardario padrone di Mediaset e di corposi contorni finanziari.
Non ci meraviglia il fallimento degli exit polls: sono molti quelli che hanno votato per Forza Italia pur vergognandosene e, quindi, non dichiarandosi (accadeva la stessa cosa per la Dc al tempo in cui al posto dei «Messaggeri azzurri» di Mediaset inviati a sorvegliare i seggi c’erano i Comitati civici di Gedda e Pio XII). Dobbiamo per questo saper perdonare le agenzie che hanno fatto le previsioni anche se la certezza della vittoria a piene braccia proclamata alle ore 15 ha rattristato le ore di un interminabile giornata fino al serrato finale notturno.
Ora si tratta di mettersi al lavoro. Mandiamo subito a casa, per il momento, coloro che invece di domandarsi che cosa dobbiamo fare a livello di governo per il paese e per tutti gli italiani hanno cominciato subito, senza pudore, a tessere i fili di manovre interne ai partiti in vista di questo o quel leaderaggio e di ogni cancellazione definitiva del cordone che lega alla socialdemocrazia e alla tradizione europea i partiti della sinistra. Non è l’ora di occuparsi di queste cose a meno di non voler dimostrare, aggravando il distacco dei cittadini dai partiti, che «c’è purtroppo una classe politica incapace di andare oltre se stessa» e di perdere ogni contatto con il paese che ci si accinge a governare: già troppi errori sono stati commessi in campagna elettorale cadendo nelle ragnatele predisposte da Berlusconi.
E’ il momento di annunciare le prime cose che farà il governo per il Paese, per la sua crescita sociale ed economica, e di fare gesti che servano a ricucire rapporti civili a cominciare dai rapporti parlamentari. E’ anche il momento di dimostrare che il centro sinistra non usa il manuale Cencelli e si preoccupa solo di assicurare l’uomo giusto al posto giusto, al di là di ogni etichetta: sarebbe veramente questa una grande prova di serietà e una importante garanzia per un paese ancora diviso.
Con l’autorità che gli viene dal voto Prodi deve chiarire al più presto priorità, dare certezze e sciogliere ogni residua ambiguità che può avere turbato risparmiatori e mercato e fatto perdere preziosi voti.
D’altra parte occorre non fare di tutta la CdL un nemico indistinto da combattere. Ci penserà Berlusconi a marcare le differenze. Un paese profondamente diviso attende misure e impegni che lo rassicurino e che, insieme, marchino una svolta. Una svolta che conquisti forze che vadano al di là di quelle che hanno votato il centro sinistra.
E’ indubbio che un aiuto importante all’opera di rasserenare il paese può venire dalla rinuncia di Ciampi a rifiutare il reincarico. Chi scrive ha esattamente la stessa età del Presidente e ne comprende appieno le preoccupazioni personali; ma oggi c’è una preoccupazione più grande: è in gioco l’unità del paese e la gestione di un passaggio difficile da un quasi regime alla normalità democratica regolata dalla Costituzione Italiana. Nessuno meglio di Ciampi può farlo con un consenso amplissimo. Lui stesso ci ha ammonito a non perdere il treno della ripresa europea. Il suo sacrificio può accelerare i tempi dei numerosi passaggi obbligati per l’insediamento, prima, della due Camere e, poi, del nuovo governo in modo che il timone del paese non resti privo di una guida e che Prodi, cui va il nostro augurio, mostri subito le sue capacità di guidare la ripresa.