Presentazione del libro: Come quei lampadieri, di Francesca Baleschi

07-10-2006, Quarrata (Pistoia), Festa de L’Ernesto.

Presentazione del libro: Come quei lampadieri, di Francesca Baleschi, Editrice Zona.

Hanno partecipato alla presentazione del libro l’autrice Francesca Baleschi, Maurizio Pascucci dell’ARCI Toscana e portavoce di Libera Toscana, rappresentanti di circoli ARCI toscani e due ragazzi che sono andati a lavorare nei campi di lavoro ricavati dai terreni confiscati alla mafia in Sicilia.

Dalla presentazione-dibattito è uscito un quadro assai ricco delle attività delle associazioni e dei volontari ed in particolare dell’Associazione “Lavoro e non solo”.
Da un lato si punta sul problema dei rapporti con i siciliani stessi, che spesso cercano lavoro presso queste cooperative-associazioni, ma che generalmente, appena vengono a sapere che i terreni su cui lavorano sono confiscati a famiglie mafiose, si tirano indietro.
Dall’altro c’è un problema dovuto alla divulgazione di queste attività, che è di primaria importanza soprattutto in regioni che non vivono o non hanno vissuto in prima linea i problemi causati dalla mafia, in quelle regioni dove l’antimafia sociale non è così sviluppata da portare un arricchimento significativo a queste esperienze.
Nel libro, ci racconta l’autrice, si trovano esperienze commoventi che parlano di persone e delle loro vite, della loro tenacia e del loro impegno all’insegna dell’antimafia.
Tutti coloro che sono andati a dare una mano presso i campi di lavoro porteranno dentro di se un’esperienza particolare, che avrà lasciato un segno molto forte; ricorderanno sempre lo sguardo di coloro che hanno dato vita a queste associazioni e di coloro che vi lavorano quotidianamente.
I prodotti di queste associazioni vengono venduti spesso, presso cooperative ed associazioni in tutta Italia, ma i prodotti, solamente, non sono sufficienti per fare capire qual è la condizione di chi lavora quotidianamente i terreni confiscati alla mafia, non sono sufficienti a rendere l’idea di quale smacco la mafia subisce grazie ai volontari ed ai dipendenti delle associazioni.
I membri di queste associazioni subiscono ogni giorno lo sguardo indagatore dei cittadini, sono messi in disparte, ma quello che è peggio, andando contro la mafia, offendendone i sentimenti a causa dell’usufrutto dei terreni ad essa confiscati, rischiano la vita. Nonostante tutto questo, vivono normalmente, cercando di farsi conoscere dalla gente, di divulgare quella che è la loro esperienza, quello che è il sentimento che gli spinge a lavorare per questo progetto.
Secondo l’autrice ci sono due tipi di mafia, quella di Canicattì (più giovane e violenta, più pericolosa) e quella di Corleone (più “calma”). Purtroppo il movimento antimafia nella prima località è meno visibile, meno forte. Li l’atmosfera si taglia, ci si sente osservati. Li si parla con gli occhi.
Sempre secondo l’autrice, il mondo che fa politica di strada ha il compito importante di fare qualcosa perché si sviluppi sempre di più questo movimento antimafia ma, soprattutto, deve iniziare a farlo da solo, con le proprie mani perché essa è stata battuta sull’onore.
I terreni confiscati non servono certamente alla mafia, date le risorse economiche e politiche che possiede ma, ha subito uno schiaffo morale perché se ne limita la visibilità sul posto, le si toglie il controllo del territorio (vedi ad esempio Provenzano che è rimasto in zona nonostante avesse sicuramente la possibilità di allontanarsi, di espatriare).
Bisogna lavorare su questo e non è possibile che solo una piccola parte delle proprietà terriere ed immobiliari confiscate sia data in usufrutto, per di più dopo un periodo di stagnazione molto lungo.
In molti casi si lavora per questa causa ma, o per cause politiche o per cause sociali, è sempre limitato il risultato. Ci sono vari punti su cui lavorare, sia nel locale che nel nazionale. Ad esempio, vicino a dove si tiene questa nostra festa, a Montalcino è stato sequestrato un albergo. Purtroppo non si riesce ad assegnarlo perché nessun imprenditore ha voglia di prendere in consegna quest’enorme struttura nonostante sia assegnato gratuitamente e nonostante si possa gestirlo per un lungo periodo. Naturalmente ci sarebbero lavori da svolgere, come la messa a norma che portano ad una spesa iniziale, recuperabile nel giro di pochi anni. Se non si troverà nessuno disposto a prenderlo in gestione verrà abbattuto.
Un disegno di legge popolare che verteva sull’argomento, per cui si raccolsero un milione di firme, è passato solo in parte, perché il governo precedente del centro sinistra stava per scadere e si sarebbe perso tempo a dibattere, causando la caduta nel dimenticatoio per tutta la legge.
Nessuno pone il problema della commissione antimafia che possa agire direttamente dal punto di vista giudiziario. Per Maurizio Pascucci sarebbe doveroso anche a partire dal nostro partito, lavorare su questo punto e spingere in parlamento verso uno studio della situazione ed una modifica delle leggi in questa prospettiva.
Si dovrebbe fare attenzione alle collusioni della politica con la mafia, ad esempio con il voto di scambio.
Bisogna fare attenzione alle varie associazioni che operano in maniera differente sul territorio. Senza nulla togliere a chi fa il proprio lavoro con coraggio e dedizione, ora come ora si da più risalto al magistrato di turno che alle associazioni che operano sul campo.
Ci vengono dati consigli su come informarsi sul proprio territorio riguardo le proprietà confiscate. Basta contattare la prefettura o le sedi delle associazioni legate al movimento antimafia attive sul territorio, quali Libera, Radio Aut, la Carovana Antimafia.
In conclusione, per l’ARCI presentare un libro è una cosa che li rende orgogliosi come l’investimento culturale, nei propri territori, dato dai ragazzi che hanno partecipato al lavoro nei campi. Mario Pescucci tiene a sottolineare che è un motivo d’orgoglio partecipare ad un’iniziativa politica, organizzata da un partito in un circolo della stessa ARCI, per presentare un libro, visto che ora come ora non avviene quasi mai.
L’augurio di tutti noi è che questo avvenga sempre più spesso e che si possa lavorare nella direzione indicataci in questo dibattito.