Precarietà, democrazia, diritti: Essere Comunisti riparte da qui

Si è conclusa domenica sera, con l’emozionante concerto di Cisco, ex cantante dei Modena City Ramblers, la V Festa dell’Ernesto, la consueta rassegna nazionale organizzata dalla componente del Prc “Essere Comunisti”.
Centinaia di persone ogni giorno hanno preso parte agli otto dibattiti che da giovedì a domenica hanno occupato la scena di Quarrata, piccolo centro in provincia di Pistoia. Quattro giorni intensi, partecipati, che le compagne e i compagni della federazione pistoiese hanno saputo organizzare al meglio: «Il loro apporto è stato fondamentale – ha detto Claudio Grassi, coordinatore nazionale di “Essere Comunisti”, al termine della Festa – Hanno accolto i compagni giunti da tutta Italia con uno spirito fraterno ed un’ospitalità straordinari, rendendo possibile il successo della manifestazione. Successo che conferma la necessità e l’importanza del confronto e dell’iniziativa comune nel Partito e nella sinistra d’alternativa».
Perché oltre che al ristorante toscano e al biliardino, alla libreria e agli stand delle associazioni (dall’Anpi alla Cgil, da Libera ad Emergency), la riuscita della Festa era misurabile nella sala dibattiti, sempre gremita.
Se l’orgoglio della resistenza cubana e l’impegno per fermare la guerra permanente e costruire la pace hanno segnato i primi due incontri (animati, tra gli altri, da Bruno Steri, Ugo Intini e Gianluigi Pegolo), al centro della seconda parte della Festa è stata l’agenda politica del nostro Paese, l’urgenza di un confronto sui temi del lavoro, della politica economica (a cominciare da una Finanziaria largamente insoddisfacente), dell’alleanza di governo. Quali sono gli obiettivi prioritari per Rifondazione Comunista dentro il governo e quali gli strumenti per incidere di più anche nella società, consentendo quella inversione di tendenza che tutti auspichiamo: queste le domande più ricorrenti poste nelle tavole rotonde segnate, tra gli altri, dagli interventi di Claudio Grassi, Albertina Soliani e Bruno Casati.
Una risposta originale l’ha tentata l’ultima sera don Andrea Gallo che, sommerso dagli applausi, ha invitato la sinistra non solo a rispettare ma anche ad «applicare la Costituzione», intrecciando giustizia sociale e lotta di popolo contro la guerra: a far rivivere il significato più autentico della Resistenza dentro un mondo radicalmente cambiato, che va studiato e compreso a fondo (utilissime, in questa direzione, le inchieste sul lavoro precario presentate da Renato Curcio in occasione dell’incontro promosso dai giovani dell’Ernesto).
Precarietà, democrazia, diritti calpestati: tra questi il diritto all’informazione, oggi fortemente a rischio. Ecco perché la serata coordinata da Alberto Burgio e organizzata con Valentino Parlato e Giulietto Chiesa a sostegno de il manifesto ha fatto registrare un notevole successo: c’è bisogno di voci che spezzino l’oligarchia dei mass media e tengano aperta, anche a livello giornalistico, la via dell’alternativa.
Sono queste le voci che hanno trovato spazio nell’appuntamento de l’ernesto: autorevoli dirigenti della sinistra, dalla maggioranza di Rifondazione (Alfonso Gianni, Giovanni Russo Spena, Rina Gagliardi) alla sinistra Ds (Cesare Salvi), esponenti del sindacato e del movimento pacifista (Giorgio Cremaschi e Maria Luisa Boccia), intellettuali e giornalisti (Emiliano Brancaccio, Antonio Sciotto, Carla Casalini).
Con loro e tra loro moltissimi giovani, segno che la politica – e dentro di essa i comunisti e il Partito della Rifondazione Comunista – ha ancora molto da dire. Soprattutto quando riesce a mettere in relazione i bisogni che la società esprime con le basi di un progetto complessivo di alternativa. È questa una relazione che si costruisce mettendo in sintonia la dialettica politica e l’azione dei movimenti. In Parlamento, nelle istituzioni, e nella società, quindi. A partire dall’obiettivo di riuscire a raddrizzare la manovra finanziaria e di portare alla luce le parole d’ordine della grande manifestazione contro la precarietà del prossimo 4 novembre. Riuscirci sarebbe il migliore passaggio di consegne tra questa Festa e la quotidianità di un confronto politico e di un conflitto sociale che, archiviati il taglio della torta e il brindisi di rito, tornano ad occupare la scena del Paese.