«Precariare stanca» di Rodotà già a 15 mila firme. Punta a 100 mila

La proposta di legge di iniziativa popolare «Precariare stanca» è arrivata a quota 15 mila firme, e punta all’obiettivo delle 100 mila. Ha contribuito a mettere al centro del dibattito politico l’emergenza del lavoro precario nel nostro paese: quattro milioni e mezzo di persone prive delle garanzie tipiche del lavoro di «serie A», quello dipendente, spesso senza diritti e tutele, con i compensi decurtati e stabiliti unilateralmente dai datori di lavoro. Contrattisti a termine e associati in partecipazione, cococò e lavoratori a progetto, occasionali e interinali, non solo giovani, impiegati nel pubblico e nel privato. Tutti accomunati dalla impossibilità di costruirsi un progetto di vita, privi della certezza di una pensione. Senza dimenticare gli oltre quattro milioni di lavoratori sommersi, in nero e irregolari, ugualmente compresi nella grande «area grigia» degli «occupati» di serie B. La proposta di legge, che vede come primo firmatario Stefano Rodotà, prevede 5 punti a nostro parere risolutivi. 1) Che venga modificato il Codice Civile, dividendo i lavoratori in «economicamente dipendenti» e «autonomi» (cioè imprenditori veri, liberi professionisti). Così da estendere ai primi le tutele e i diritti dei subordinati a tempo indeterminato (diritti sindacali, contratti nazionali collettivi, ammortizzatori sociali, statuto dei lavoratori), ripulendo l’area delle parasubordinazioni. 2) I lavoratori con contratti non a tempo indeterminato siano pagati di più e abbiano maggiori versamenti previdenziali e assicurativi, rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato. Inoltre proponiamo norme per evitare che si possa ricorrere a contratti a termine più volte di seguito, con obblighi di assunzione a tempo indeterminato in caso di reiterazione dei contratti. 3) In caso di trasferimenti di ramo d’azienda, esternalizzazioni, appalti interni, l’impresa che «cede» lavoratori sia comunque responsabile per 48 mesi del mantenimento di tutti i diritti dei lavoratori ceduti. 4) Il governo deve assumersi l’impegno di stabilizzare i precari presenti nelle pubbliche amministrazioni, in ospedali, scuole, università, centri di ricerca. 5) Chiediamo l’abrogazione della legge 30 e del decreto 276 del 2003.

* Campagna nazionale «Precariare stanca» – www.precariarestanca.it