Precari, Francia ancora in piazza il 18 marzo

Sindacati e studenti replicheranno la manifestazione del 7 marzo, quando circa un milione di persone hanno invaso le strade di tutto il Paese contro la riforma del lavoro di de Villepin. Al termine di una lunga riunione nella notte fra giovedì e venerdì, tutte le sigle sindacali d’Oltralpe (Cgt, Cfdt, Fo, Cftc e Cfe-Cgc) e i rappresentanti degli studenti dei licei e delle università hanno deciso di tornare in piazza sabato 18 marzo per dare un ulteriore segno di rifiuto al Cpe, il contratto di primo impiego che per i giovani francesi significherà l’ingresso nel mondo della precarietà. La formula trovata dal governo francese per «introdurre la flessibilità necessaria alle aziende per competere sul mercato» prevede per i giovani sotto i 26 anni l’assunzione con un contratto di durata biennale che il datore di lavoro può rescindere in qualsiasi momento senza nessuna giustificazione. Approvata dal Senato l’8 marzo scorso, con 178 voti favorevoli e 127 contrari, la riforma ha fatto precipitare nei sondaggi il primo ministro de Villepin (sceso, secondo quanto riporta la stampa, al minimo storico del 36% di gradimento) e soprattutto ha fatto rivivere scene che in molti hanno paragonato al maggio del 1968.
Negli ultimi giorni infatti la protesta si è spostata nelle 86 università francesi, la metà delle quali – secondo quanto riferiscono gli studenti – sono occupate, e nell’altra metà si sta discutendo il da farsi. Secondo il ministro dell’istruzione gli atenei in rivolta sarebbero solo 11, ma, aldilà delle cifre, sono gli episodi e il loro significato che stanno tenendo banco sui media. L’ultimo è della notte scorsa, quando la polizia ha fatto irruzione nella famosissima Sorbona, con tanto di gas lacrimogeni e manganelli. Alcune decine si studenti – raccontano alcuni testimoni – sarebbero stati assaliti dalla polizia mentre tentavano di entrare nell’ateneo più famoso di Parigi: «Sono profondamente sconcertato dall’uso della forza da parte della polizia» ha detto il sindaco, socialista, di Parigi, Bertrand Delanoe.

Non è solo Parigi il centro della protesta comunque, perché gli studenti si sono mossi a Marsiglia, ad Arras e in molte altre città del Nord e del Sud del Paese. Una mobilitazione così diffusa da meritarsi le prime pagine di tutti i quotidiani francesi, che puntano il dito anche sulle difficoltà del primo ministro che continua a difendere con le unghie il suo piano, ma che si trova a dover fare i conti, oltre che con le piazze, con uno scarso gradimento (45%) dell’opinione pubblica alla sua riforma e alle fronde interne alla sua maggioranza. Le Monde, per esempio, titola il suo editoriale “gioventù arrabbiata”, mentre Le Figaro punta l’attenzione sulla reazione del governo alla mobilitazione studentesca: «Cpe: Villepin tenta di mobilitare le sue truppe», così come Liberation che però pone l’accento sulla situazione politica: «La destra ostaggio di de Villepin».

E’ innegabile che il primo ministro si stia giocando buona parte della sua credibilità politica su questa riforma. De Villepin la vuole per incrementare l’occupazione, dato che la disoccupazione nel giro di una decina di anni è salita al 10% (e in alcune zone del Paese, soprattutto fra i giovani, raggiunge il 40%). Il centro-destra compatto ha votato a favore della legge, sostenuta dagli industriali; socialisti e comunisti hanno espresso un “no” unanime, minacciando di impugnarla davanti alla Corte Costituzionale per verificarne la legittimità. Se il parere della Corte dovesse essere favorevole, il Governo ha intenzione di rendere operativo il provvedimento entro aprile. In realtà, il Cpe ricalca quanto introdotto lo scorso anno per le piccole imprese, a quanto pare con scarsi risultati: secondo Le Figaro infatti il periodo di prova di due anni è stato adottato da neanche la metà delle aziende che avrebbero potuto farlo.

Ma i giovani francesi, fra cui ci sono molti degli immigrati protagonisti della rivolta nelle banlieue, non hanno intenzione di attendere la politica e quanto messo in moto in questi giorni potrebbe cambiare anticipatamente le carte in tavola.