Prc, referendum sul governo: i militanti diranno se restare

ROMA — Rifondazione comunista soffre. Il partito più forte della sinistra radicale per ora esce dal disagio con una strada fitta di passaggi. Rinvia il congresso da marzo al prossimo autunno. Ma chiama direttamente i suoi elettori a proporre le priorità al governo e poi a decidere se la sinistra debba continuare a stare al governo, che è la fonte primaria del disagio.
Tutto questo avviene in Direzione, ieri mattina. Entro lunedì 10 dicembre segretari regionali e di federazione saranno consultati sul rinvio del congresso, quindi, il 16 dicembre, Giordano proporrà la nuova data al Comitato politico nazionale. A gennaio ci sarà una «consultazione programmatica di massa» sui temi da proporre al governo, dato che — dice il segretario Giordano — «il programma dell’Unione non esiste più». Giordano fa un elenco dei temi: precarietà, diritti civili, pace e guerra, ambiente, formazione, ricerca. Poi, verifica dentro la maggioranza di governo e infine referendum fra i militanti, sulla base dei risultati della verifica: dobbiamo o no restare nella squadra guidata da Prodi? «Proporrò che alle consultazioni di massa partecipino anche gli altri partiti della sinistra, Comunisti Italiani, Sinistra democratica, Verdi», dice Giordano.
In Direzione, ieri, si discute molto, senza troppo ordine. Il partito respira con fatica dopo aver dato a Prodi la fiducia su un protocollo welfare non condiviso. «Una sconfitta», secondo il capogruppo al Senato, Russo Spena. «Una vicenda che il corpo militante ha vissuto malissimo», per il sottosegretario allo Sviluppo economico, Gianni. Giordano non arriva con la proposta del rinvio del congresso, vuole che esca dalla discussione. Argomento per il posticipo: troppi nodi da sciogliere all’inizio dell’anno. Spingere sul modello tedesco la legge elettorale. Accelerare l’unificazione a sinistra. Monitorare l’impegno di governo.
Si oppone la deputata Elettra Deiana: «Non può essere il congresso la sede per dibattere tutto questo?». Contrario anche il ministro Ferrero. Alla fine però votano tutti per il percorso tracciato dal segretario, meno uno: Claudio Bellotti, minoranza trotzkista. Ora si guarda all’assemblea di sabato e domenica per l’unità a sinistra. Probabile contrassegno comune per i quattro partiti: «La sinistra» e una Esse arcobaleno.