Prc, parola all’opposizione

Sul palco di Venezia sfilano gli avversari di Bertinotti. Insieme hanno ottenuto il 40 per cento dei voti, ma sono divise tra loro. E il segretario di Rifondazione già si prepara a varare una segreteria «monocolore»

Al congresso è il giorno delle minoranze. Sfilano sul palco, la mattina, i rappresentanti delle quattro mozioni d’opposizione che, sommate, raggiungono il 40 per cento dei voti. Ma che sommare non è facile perché sono tra loro molto diverse. Ripetono il loro no alla linea del segretario, e confermano una per una le critiche già esposte nei documenti congressuali. Il rifiuto dell’ingresso al governo, in caso di vittoria elettorale, e dell’alleanza con il centrosinistra, almeno per come si sta configurando, non è il solo punto di dissenso, ma è il più attuale e immediato, dunque il più insistito e vistoso. Claudio Bellotti, della quinta mozione, con poco più dell’1 per cento dei consensi, invita senza mezzi termini a buttare a mare Prodi. Marco Ferrando, leader della «storica» opposizione trotzkista, forte del 6,2 per cento, affronta direttamente il segretario: «Hai vinto il congresso, ma non lo hai convinto». Salvatore Cannavò, per «Erre», 6,5 per cento boccia la «svolta a destra», perché «il centrosinistra non è affatto cambiato». Alberto Burgio, dell’«Ernesto», 26,2 per cento, conferma il no a un’intesa non basata su veri e credibili accordi di programma, ma critica anche la scelta della non violenza a tutti i costi, e la linea sull’Iraq.

Ma questa è una battaglia già persa. Bertinotti ha voluto un congresso di scontro e lo ha vinto. A questo punto è deciso a incassare e a varare una segreteria «monocolore»: otto persone, quattro maschi e quattro femmine, tutti della mozione numero uno, la sua. Le minoranze possono dare battaglia su altri fronti: il nuovo statuto, alcuni ordini del giorno nei quali tentare di mettere la segreteria in difficoltà, forse una posizione unitaria sul voto contro Bertinotti nella elezione del segretario. Senza astensioni, con voti tutti contrari, il segretario dovrebbe fare i conti con il 40 per cento di no, una situazione mai verificatasi prima in questo partito.

Nello statuto, discusso nella notte, le novità importanti sono due. Dovrebbe sparire la norma che sancisce l’incompatibilità tra incarichi dirigenti nel partito e appartenenza ai gruppi parlamentari. E’ una novità importante, ma la seconda è anche più rilevante: la nascita di un nuovo organismo dirigente, l’esecutivo, di cui dovrebbero far parte, oltre ai componenti della segreteria, i responsabili dei diversi settori di lavoro e i segretari di federazione. Sulla carta, a differenza della segreteria, non sarebbe un organismo monocolore, ma nella sostanza, sostengono le minoranze, non cambia niente: dalle aree d’opposizione arriverebbero infatti nel nuovo «esecutivo» solo i segretari di quelle federazioni nelle quali la leadership è in minoranza.

Battere la proposta di esecutivo è un compito impossibile. La proposta, avanzata da Grisolia, di portare dalla maggioranza semplice a quella qualificata di due terzi il quorum necessario per modificare lo statuto sarebbe l’unica possibilità di bocciare l’esecutivo, ma ha chances di successo vicine allo zero. Le minoranze sperano almeno di ridimensionare il nuovo organismo. L’esecutivo, sostengono, svuota di fatto la direzione, della quale infatti non farebbero più parte i membri della segreteria. La direzione verrebbe dunque derubricata a «parlamentino» privo di poteri, a vantaggio degli altri due organismi completamente nelle mani della maggioranza. Le minoranze chiedono di restituire alla direzione una parte dei poteri e del ruolo che l’arrivo dell’esecutivo eliminerebbe.

La richiesta di restituire ruolo alla direzione è fondamentale per capire quale sarà il voto su Bertinotti. Una (improbabile) mediazione della maggioranza convincerebbe una parte almeno delle opposizioni ad astenersi, e a quel punto Ferrando confermerebbe la sua candidatura uica in alternativa al segretario.

Sugli odg unitari, fatto salvo quello a modo suo ovvio che chiede la gestione unitaria del partito, quello fondamentale riguarda l’Iraq. Non verrà chiesto solo il ritiro immediato delle truppe, ma saranno avanzate anche critiche precise alle posizioni parlamentari del partito, accusate di essere passate dal no secco alla richiesta di sostituzione con truppe multilaterali, e invocata l’immediata presentazione di un odg sul ritiro. L’odg dovrebbe anche citare apertamente la «resistenza irachena», formula inaccettabile per la maggioranza, che sarebbe invece pronta a votare a favore del ritiro immediato.