Praga, pesantezza dell’anticomunismo

In una Praga in attesa dell’uscita per la prima volta presso un editore ceco e con prefazione originale dell’autore – del romanzo cult di Milan Kundera «L’insostenibile leggerezza dell’essere», accadono fatti pesanti e nel pieno di una eterna campagna elettorale che, invece che disegnare il profilo della nuova democrazia di Boemia e Moravia, mostrano gli allarmanti contorni di un autoritarismo da «piccola patria». Dopo quelle politiche del giugno scorso, si svolgono infatti in questi giorni le amministrative e quelle per il rinnovo di un terzo del Senato. Parliamo della messa fuorilegge dell’organizzazione dei giovani comunisti e dello strapotere di Vaclav Klaus, il presidente della repubblica del partito di destra Ods. Nonostante una diffusa campagna di mobilitazione in tutta Europa e anche nelle sedi istituzionali come il Parlamento europeo, è scattata la più volte minacciata messa fuorilegge della Ksm (Unione dei giovani comunisti) affiliata al partito comunista di Boemia e Moravia (Kscm). Un partito tutt’altro che marginale se nelle recenti elezioni parlamentari ha avuto quasi il 13%. Ma non è bastato nemmeno questo. La commissione del ministero degli interni che finora aveva rimandato ogni decisione immediata anche per il forte movimento di protesta che si era sviluppato, ha deciso martedì scorso l’esclusione della Ksm dalla lista delle organizzazioni «legali». La portavoce del ministero degli interni Marie Masarikova ha dichiarato che la motivazione è che «la Ksm nel suo programma si prefigge di abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione sostituendola con la proprietà collettiva. Per il Ministero degli interni ciò è in contrasto con la costituzione e con l’allegato sui diritti e le libertà». Il segretario della Ksm, Milan Krajca, accusa: «Non è un caso che la decisione sia stata presa proprio quando la campagna dei giovani comunisti contro la proposta governativa di accogliere nella Repubblica ceca le basi missilistiche degli Usa sta incontrando successo». E anche il partito comunista, più interno ai gioci politici di Praga e spesso in disaccordo con i giovani, ha protestato. La sentenza deriva dal duro neoministro degli interni Ivan Langer, eppure il governo eletto solo a giugno è dimissionario dopo che il parlamento gli ha negato la fiducia. La decisione contro la Ksm si inscrive dentro lo stallo autoritario gestito dall’onnipresente presidente della repubblica Vaclav Klaus. Che ha aspettato due mesi a nominare il suo premier Mirek Topolanek, già dimissionario. E che tiene in scacco la crisi non convocando i partiti e lasciando mano libera ai ministeri dimissionari. Una partita di giro che si gioca tutta a destra per non turbare il voto di oggi, dice Klaus, in realtà aspettando le amministrative dove i socialdemocratici di Jiri Paroubek sono meno favoriti. Con l’obiettivo di imporre una grande coalizione. Un risultato già c’è: la partecipazione degli elettori è crollata al 30%. Sullo sfondo una litania di scandali e omicidi politici intorno agli ingenti fondi europei. Come l’assassinio di un incorrotto architetto per il quale è sotto accusa un alto funzionario governativo.