Poste: novemila tagli tra i dipendenti

Novemila posti di lavoro a rischio. Seimila tra i portalettere, altri tremila in seguito alla chiusura dei centri di raccolta postale. Sarebbero queste, secondo i sindacati, le conseguenze del piano industriale 2006-2008. Un allarme che apre una nuova stagione di conflittualità nel gruppo. Da lunedì prossimo, infatti, inizieranno i primi scioperi nel settore recapiti.

La preoccupazione dei sindacati del gruppo è pienamente condivisa dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che fa un ragionamento più complessivo, spiegando che i tagli in Finanziaria produrranno una crisi in tutti i servizi. ”C’e’ di nuovo un problema drammatico per quanto riguarda i servizi – ha spiegato Epifani – perche’ con i tagli della finanziaria ferrovie dello Stato, porti, trasporti, poste, infrastrutture, sono tutti settori che entreranno in difficoltà”.

Lo sciopero degli straordinari che parte da lunedì e proseguirà fino al 18 novembre è una conseguenza della rottura al tavolo con l’azienda sul rinnovo dell’intesa nell’area del recapito, che riguarda i 40 mila portalettere. A indire l’astensione dal lavoro (che culminerà nello sciopero generale del 25 novembre) sono tutte le sigle sindacali presenti nel gruppo Poste (Slc Cgil, Slp Cisl, UilPost, Failp, Sailp, Ugl, Confsal). I sindacati puntano a ‘obbligare l’azienda a riprendere il confronto, per una soluzione condivisa’.

I sindacati hanno poi analizzato l’andamento delle relazioni industriali nell’ultimo periodo, che ha registrato, da parte dell’azienda, ‘un notevole irrigidimento’, sostengono le organizzazioni dei lavoratori, determinando il fallimento dei tavoli aperti sulle varie problematiche: quadri; carenze di organico nella sportelleria; riconoscimento funzioni superiori; definizione corretta degli impegni sull’inquadramento; riconoscimento lavoro notturno; reperibilita’; indennita’ servizi viaggianti, ecc. Tutto questo ‘in un momento in cui il piano industriale appena approvato, che si colloca all’interno del periodo finale del processo di liberalizzazione, puo’ determinare pesanti ricadute sull’andamento aziendale’. E’ indispensabile, ribadiscono i sindacati, che il piano indichi elementi certi di sviluppo che assicurino, non solo la tenuta dell’equilibrio economico aziendale, ma anche la tenuta dei livelli occupazionali’. In caso contrario ‘il piano industriale risulterebbe notevolmente e ulteriormente appesantito sul piano dei costi’. Rispetto all’insieme delle questioni poste, ‘in mancanza di soluzioni ritenute adeguate, vi sara’ un forte percorso di lotta, che potra’ determinare anche il ricorso allo sciopero generale della categoria’. Tutte le strutture territoriali dovranno attivare sul territorio un percorso di assemblee fra tutti i lavoratori, per informarli sul quadro complessivo ed attivare un adeguato livello di mobilitazione a sostegno dell’azione sindacale.

All’allarme lanciato dai sindacati, pero’, l’amministratore
delegato di Poste Massimo Sarmi ha replicato minimizzando. ”Non si puo’ ragionare pensando solo all’area della corrispondenza – ha detto l’a.d.-. Eventuali eccedenze potranno essere riassorbite con il ricorso alla mobilita’ all’interno del gruppo”.

(www.rassegna.it, 3 novembre 2005)

rivista CGIL