“Porteremo Israele di fronte ai tribunali internazionali. E siamo determinati a ritornare a Gaza”

* Radio Città Aperta

Mila Pernice: Buongiorno Angela e grazie della disponibilità, sappiamo che sei contattata da tanti giornalisti e agenzie di stampa in queste ore.

Angela Lano: Si, è un continuo… ma va bene così, perché più si parla della situazione a Gaza e dei crimini israeliani, più la Freedom Flotilla ha raggiunto uno degli obiettivi..

D: Abbiamo avuto modo di leggere la testimonianza rilasciata al tuo ritorno. Puoi raccontarci cosa è avvenuto all’alba di lunedì 31 maggio? Hai detto che mentre eravate sull’imbarcazione greca “Ottomila” la marina israeliana si è avvicinata dicendo che vi trovavate in acque israeliane. Già questo fa riflettere..

R: Si, tra l’altro quando hanno iniziato ad avvicinarsi contattando e minacciando il nostro comandante ci trovavamo ben prima delle 70 miglia dalla costa, dove poi ci hanno attaccato. Eravamo a circa 100 miglia dalla costa di Gaza, dunque assolutamente in acque internazionali. Alle 4,30 del mattino ci sono piombati addosso gli Zodiacs israeliani, queste piccole imbarcazioni velocissime e piene di soldati mascherati, armati con tutte le armi possibili, hanno attaccato la nostra barca e vedevamo che nel frattempo attaccavano anche le altre imbarcazioni della flotta. L’elicottero militare che ci sorvolava già da qualche ora ha quindi attaccato la nave greca; i militari sono piombati a bordo, noi ci siamo divisi fra attivisti e giornalisti. Noi giornalisti abbiamo tentato di documentare il più possibile l’aggressione ma poi ci hanno sottratto le videocamere e le cassette.. Gli attivisti hanno fatto una catena umana intrecciando le braccia intorno alla cabina di pilotaggio per cercare di proteggere il capitano all’interno, ma sono stati assaltati con bombe sonore, proiettili, testate, calci, pugni, tutto quello che potevano scaraventare addosso ai pacifisti, li hanno feriti, hanno aperto una breccia e fatto irruzione nella cabina di pilotaggio; hanno aggredito in modo furibondo il nostro capitano, che era aggrappato al timone, anche a lui hanno dato calci, pugni e testate coi loro elmi. Alla fine hanno prevalso. Tutto si è svolto in un quarto d’ora di inferno. In quel momento abbiamo pensato che ci avrebbero ammazzati, perché erano delle belve. Si è svolto tutto velocemente, di notte, all’oscuro. Un incubo. Un film del terrore.

D: Dalla vostra imbarcazione potevate vedere cosa avveniva sulle altre barche, soprattutto sulla Mavi Marmara?

R: Vedevamo che dalla Marmara usciva del fumo, probabilmente lacrimogeni, sentivamo le grida, gli spari, i colpi e avevamo l’angoscia anche di vedere i nostri amici sotto attacco come noi. Per sapere cosa era successo alla Marmara abbiamo dovuto aspettare il giorno dopo il nostro arresto quando sono arrivate le donne che erano sulla nave turca e ci hanno raccontato scene raccapriccianti, di gente sparata a bruciapelo in fronte, crivellata di colpi come il cittadino americano di origine palestinese, gente trovata cadavere in bagno, gente buttata giù dalla nave. I nostri giornali fanno vedere la foto delle persone buttate giù dalla nave e raccontano che sono i soldati gettati dalla nave, ma non è così. Erano i soldati a buttare giù dalla nave i pacifisti. Siamo di fronte a una manipolazione assoluta. Testimoni oculari hanno raccontato che i soldati buttavano in mare persone ammanettate. Certa stampa italiana è vergognosa..

D: Quindi da una parte parliamo di vere e proprie esecuzioni, dall’altra di persone disperse in mare..

R: Esattamente. Infatti ci sono vari dispersi e risulteranno poi per esclusione dalle liste dei passeggeri..

D: Da lì siete stati portati nel carcere di Beersheva. Come siete stati trattati e cosa vi dicevano?

R: Hanno diviso gli uomini dalle donne. Abbiamo subito pressioni psicologiche molto forti, ci trattavano come fossimo dei terroristi, ci guardavano come fossimo criminali. Ci hanno negato il telefono, il contatto con le ambasciate, con degli avvocati. Ci hanno di nuovo sottoposto un foglio, come quello che ci avevano chiesto di firmare al porto, nel tendone, con l’ammissione di responsabilità di essere entrati in acque israeliane. Noi ci siamo fermamente opposti. Tra l’altro ho sentito le dichiarazioni del ministro Frattini del 1 giugno in cui dice che avevamo scelto di rimanere in Israele e che avremmo dovuto firmare come tutti gli altri. Forse a Frattini sfugge il fatto che pochissimi hanno firmato. La maggior parte di noi si è rifiutata di ammettere una colpa che non avevamo, è Israele che ha violato il diritto internazionale e non noi.

D: Volevano che voi ammetteste di essere entrati in Israele illegalmente, quando eravate stati portati lì con la forza. Un paradosso.

R: Certo, un paradosso. Noi dicevamo che non volevamo entrare in Israele, che avevamo il rigetto per Israele e volevamo entrare a Gaza, in territorio palestinese. Dicevamo che loro ci avevano portato con la forza in Israele, e lo abbiamo ripetuto continuamente mentre loro che ci guardavano e ci ridacchiavano in faccia. Tutta Israele è un’illegalità, se ci pensiamo.. un paese costruito 62 anni fa con il terrorismo e con la forza su territorio palestinese. Israele è tutta una bugia, quindi è chiaro che continua su questa linea di propaganda, di manipolazione della verità, di ribaltamento della verità. Con l’appoggio degli USA, di parte dell’Europa, sicuramente dell’Italia, con il livello di impunità che sappiamo. Ha dalla sua anche l’arroganza dell’impunità. Rispetto a Frattini sono rimasta basita.. se non eravamo in prigione, dove eravamo? Provasse lui a stare dietro le sbarre! Forse eravamo in un villaggio vacanze?!?

D: Siete stati contattati dalla Farnesina al vostro ritorno?

R: No.. non ho sentito nessuno..

D: Cosa avete intenzione di fare, adesso che siete tornati?

R: Ci dovremo incontrare per portare avanti delle azioni legali, sia personali per lesioni nei nostri confronti, sia collettive. Ci collegheremo a livello internazionale per portare avanti una causa legale contro Israele. Lo abbiamo detto ai nostri carcerieri fin dall’inizio: “vi processeremo, vi porteremo di fronte ai tribunali internazionali”.

D: L’azione israeliana è servita a intimidire il movimento di solidarietà con il popolo palestinese, oppure a invogliare, semmai, a compiere nuove azioni di sostegno alla popolazione di Gaza?

R: Non ci hanno intimidito, neanche per sogno. Anzi, siamo ancora più agguerriti, ovviamente in senso non violento. La nostra determinazione è di ripartire, di fare altre flottiglie e di premere perché si ponga fine a questo assurdo, ingiusto, disumano assedio alla Striscia di Gaza. Dalla Turchia e dalla Campagna Europea stanno parlando dell’organizzazione di un’altra flotta, con più navi. Israele adesso è debole, non militarmente ma dal punto di vista morale, proprio perché ha dimostrato tutta la sua cronica e storica immoralità.

* Radio Città Aperta