Popoli in lotta…

Traduzione di l’Ernesto online

Come contributo al dibattito sugli avvenimenti in corso nel mondo arabo segnaliamo l’analisi di Pedro Guerreiro del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese

Gli avvenimenti in Egitto – che seguono la lotta del popolo tunisino, che ha provocato un’onda d’urto nel mondo arabo – sono di enorme importanza. Indipendentemente dal suo risultato immediato, la sollevazione popolare in Egitto ha già rappresentato un immenso salto qualitativo nella lotta del suo popolo contro il regime oppressore guidato da Hosni Mubarak e appoggiato dall’imperialismo.

Dopo una lunga resistenza e di fronte a una brutale repressione – uno “stato di emergenza” che è in vigore dal 1981 – i lavoratori, la gioventù del più popoloso paese arabo, in sette giorni, hanno fatto tremare le fondamenta di un regime che sfrutta e opprime da 30 anni.

Il popolo egiziano ha individuato i responsabili della sua situazione e si è sollevato, ancora una volta, contro la disoccupazione e la povertà, per il miglioramento delle condizioni di vita, per la propria dignità nazionale e dei popoli arabi, contro l’asservimento agli USA e la complicità con il sionismo di Israele.

Per la sua rilevante dimensione, per la localizzazione e l’interesse strategico – basta citare il Canale di Suez -, l’Egitto ha rappresentato un pilastro essenziale nel mondo arabo per la strategia di dominio degli USA nel Medio Oriente, nel Nord Africa e nel Mediterraneo. L’apertura di relazioni diplomatiche dell’Egitto con Israele e la firma degli accordi di Camp David, negli USA, nel 1979, hanno marcato una significativa divisione nel mondo arabo e un profondo mutamento dei rapporti di forza nella regione a favore dell’imperialismo.

Come ora è continuamente ricordato, l’Egitto è il secondo paese a ricevere più mezzi finanziari dagli USA per l’acquisto di armamento e per fini militari, ed è soppiantato solo dal sostegno che gli Stati Uniti accordano a Israele.

Di fronte alle sollevazioni popolari contro l’oppressione, il capitalismo cerca di nascondere, con conseguenze tragiche, i suoi profondi legami e il sostegno politico economico e militare ai regimi dittatoriali arabi, con cui condivide lo sfruttamento dei popoli e delle loro risorse.

Si veda il caso dell’Internazionale Socialista (IS). Come può l’IS espellere in tutta fretta l’“Assemblea Nazionale Democratica” pochi giorni prima che il partito del dittatore Ben Ali venga sciolto su pressante richiesta del popolo tunisino; come può L’IS reclamare ipocritamente la libertà e i diritti del popolo egiziano, ma dimenticare per convenienza che il Partito Nazionale Democratico, di Mubarak, è un suo membro, nell’estremo tentativo di minimizzare la sua complicità con l’oppressione che si è abbattuta e si abbatte su questi popoli?

Non stupisce allora l’allarme, l’imbarazzo e i tentativi di conservare Mubarak e di cercare una qualsiasi altra via d’uscita, assicurata dagli USA e dai loro alleati dell’Unione Europea – si veda la posizione comune di Germania, Francia e Regno Unito – per un contenimento della rivolta popolare, di sfruttare le sue contraddizioni e fragilità, di limitarne gli obiettivi e le conseguenze, cercando in sostanza di impedire che essa si trasformi in una rivoluzione democratica e nazionale. Per l’imperialismo molto è oggi in gioco, poiché sa che l’esito dell’attuale momento della lotta di classe in Egitto avrà profonde ripercussioni in tutto il mondo arabo e nell’evoluzione della situazione nel Medio Oriente e, logicamente, della situazione internazionale.

Le sollevazioni popolari in Tunisia e in Egitto dimostrano quanto sia corretta la tesi secondo cui nell’attuale quadro di acutizzazione della lotta di classe, in cui grandi pericoli per la pace, la libertà e la sovranità dei popoli coesistono con reali potenzialità di sviluppi progressisti e persino rivoluzionari, ci sia la possibilità che avvengano rapidi e imprevisti sviluppi, il cui esito si ripercuoterà sulla capacità dei popoli di trasformare rivolte popolari in processi di trasformazione che mettano in causa il potere del grande capitale e dell’imperialismo.