Pomodori e slogan a Vicenza la base Usa manda in tilt l´Unione

Va bene urlare «vergogna, vergogna!», ma quando serve qualcosa di efficace si passa al dialetto. Ed ecco un giovanotto, dalla folla che assedia il Comune, prorompere nel grido che sembra tolto da un libro di Meneghello: «Luamàro!». La traduzione letamaio non rende l´idea. Ma oggi la politica, qui a Vicenza, tende a perdere il controllo. Gli oppositori della nuova base Usa, che provano a bloccare il consiglio comunale, strattonano il capogruppo Ds Luigi Poletto. Ne esce un parapiglia, con seguito di manganellate della polizia. L´incolpevole Poletto, che oltretutto è sempre stato contrario alla Ederle 2, ne ricava un pugno, un calcio, e molta delusione. I manifestanti capiscono di aver fatto una fesseria, e da lì in avanti chi entra in consiglio riceve solo urla e rullo di pentolame.
Il muro contro muro sulla questione della nuova base pare senza sbocchi, dopo che il governo ha detto che un referendum sarebbe inutile. E anche il centrosinistra vicentino va in tilt.
Lalla Trupia, parlamentare Ds, si autospende dal partito e dalla Direzione: «Mi sento responsabile verso i miei elettori. Ci dicono: avete mentito. E allora io scelgo la mia città. Ho ancora un filo di speranza, che il buonsenso risolva la situazione».
L´assemblea provinciale della Margherita «esprime dissenso e censura nei confronti del presidente Prodi», e rimette in blocco il mandato.
Luca Balzi, segretario cittadino dei Ds, dice: «Credo che gli elettori di Vicenza, che sono venuti a votare alle primarie per Prodi e alle politiche per l´Unione, non si meritassero due pugni nello stomaco di questa portata. Il primo a freddo ieri da Bucarest e il secondo a caldo oggi da Sofia. Anche nelle decisioni ci vuole stile e rispetto, entrambi assenti nell´uno-due prodiano. Caro presidente, il metodo e i modi che ci hanno portato dopo una penosa melina a questa decisione sono semplicemente indecenti».
Già una dozzina di tessere Ds, annuncia Balzi, sono state restituite. Stesso maldipancia dentro Rifondazione: «Pensiamo a iniziative di autospensione dal partito, se non ci sono correzioni di rotta», dice Carlo Pertile. «Andiamo verso la restituzione delle tessere, che sono 500 – aggiunge Maurizio Trevisan, sempre di Prc – E invitiamo a non votare alle provinciali». Emilio Franzina, consigliere Prc: «Abbandono la rappresentanza. Rifondazione non è riuscita a contrastare questa decisione scellerata».
Insomma, un mezzo cataclisma politico che non accenna a placarsi. L´antiamericanismo, di cui si discetta ben lontano da qui, sembra del tutto assente. Perfino nel corteo di studenti, circa duemila, che in mattinata percorre il centro. Nessuna bandiera a stelle e strisce bruciata, slogan che dicono «difendiamo a nostra città», niente yankee go home e roba simile.
L´inglese sta solo su un lenzuolo: «In gold we trust». In fondo, un enorme bandierone arcobaleno della scuola elementare di Polegge: «Destra o sinistra, siamo contrari – dice Benedetta Roviaro, impiegata – Ho preso un giorno di ferie per venire qui. E il sindaco Hullweck, che ho perfino votato, dice che siamo 40 facinorosi. Noi vogliamo solo difendere la nostra città».
L´altra sera hanno discusso in assemblea, perché qualcuno voleva tirare le uova contro il Comune. Fra quelli e i contrari, sono arrivati a una mediazione: pomodori. Il primo lancio, con un ufficiale dei carabinieri che a gesti invita alla parabola e non al tiro teso, si spiaccica senza fare danni sui muri del municipio. Il secondo, dopo lunga trattativa per passare, sulla Prefettura. Carlo Francesca, impiegato e orticultore («Ho l´orto attaccato al recinto della base, mi cacceranno via?»), valuta con occhio esperto: «Li riconosco, quei pomodori: devono essere del grossista De Tomasi. Li svende quando sono troppo maturi».
E alle cinque della sera, di nuovo tutti in piazza ad assediare il consiglio comunale. Sui due ingressi, in corso Palladio e in piazza dei Signori, con pentole, coperchi, tamburi, fischietti. Anche qui, lo slogan più gridato sceglie il dialetto. Baci si dice “basi”, come quelle militari. E allora: «Basi, basi, ma solo con la lingua!». Lo gridano mature casalinghe, e ragazzine accompagnate dalla mamma, che inarca il sopracciglio. Arrivano i rappresentanti di comitati per il No, che a Roma hanno incontrato il sottosegretario Enrico Letta. «La protesta continua – risponde Cinzia Bottene – E se avessimo un sindaco con un minimo di dignità, dovrebbe tenerne conto. Invece pensa solo ai suoi amici e ai faccendieri. Domani una delegazione scende a Roma, a restituire le tessere elettorali».
Dentro il municipio, il consiglio comunale è uno spettacolo surreale. Discutono di toponomastica. Il povero Poletto si massaggia la testa, e dice: «Danni fisici scarsi, ma morali gravi. L´insediamento della Ederle 2 è sbagliato. La mobilitazione deve continuare, e nel mio partito c´è molta sofferenza». Il sindaco presiede imperterrito in giacca e gilé. La consigliera Franca Equizi, transfuga leghista, chiede di dedicare al una «latrina pubblica» al progetto del nuovo Dal Molin.