Politically non correct

C’è un passaggio, nelle parole di Guglielmo Epifani, significativo del carattere impresso a questa assise nazionale della Cgil, voluta precisamente in piena campagna elettorale e ad essa dedicata. «Non tocca a questa relazione, né al congresso, dire cosa va bene e cosa va male nel programma dell’Unione». Anzi, «oggi che quel programma è stato varato, la Cgil può dire di trovarvi una risposta positiva». Sia chiaro, la «risposta» trovata si riferisce alla valutazione comune del disastro in cui Berlusconi ha gettato «il paese», e conseguenti impegni dell’Unione. Comprensibilissimo. Ma resta che quel chiudersi la bocca del più grande sindacato italiano su questioni cruciali – assente il «lavoro» – sconcerta. Non si trattengono, impietosi, alcuni dirigenti in sala: «Quale sindacato? il sindacato qui, in questa relazione, non c’è».

Si capiscono meglio, da questo punto di vista, le reazioni soddisfatte dei leader del centrosinistra: la Cgil si è messa sul loro terreno, e quel campo lo sanno arare bene, ciascuno cercando di tirare la coperta dalla sua. Per i Ds, «una relazione di lucida denuncia della crisi del paese» (Fassino); «giustamente severa nell’analisi della realtà» (D’Alema). Dai Verdi Pecoraro Scanio preferisce segnalare il richiamo alla «responsabilità storica dell’Unione». Fausto Bertinotti, che si accorge di qualche problema, definisce la relazione «fortissima sul piano politico, più fragile sulle politiche contrattuali». E dalla Margherita Tiziano Treu lascia cadere che «sono in linea» con l’Unione «le tesi della Cgil».

Tutto «bellissimo» per Diliberto e Rizzo del Pdci, che stirano le parole di Epifani sulla legge 30: «sì, è da abrogare». In realtà Epifani non l’ha detto: anzi, mentre le tesi Cgil scrivono «cancellare la legge 30» tout court, è stato più articolato; così come sui contratti a termine, che per le tesi «devono costare di più» di quelli a tempo pieno. Per arrivare al suo silenzio sulla condizione dei prestatori a «collaborazione», per cui la Cgil aveva pur raccolto oltre 5 milioni di firme per una legge. Insomma, un atterraggio morbido offerto preventivamente all’Unione.

Ma ovviamente impervio appare invece il terreno Cgil al numero due della Confindustria Bombassei: «Condivisibili alcuni passaggi, ma questa relazione mi delude».