Poligoni, i pescatori contro Soru

Protesta per gli indennizzi bloccati dal governatore
«Paga la regione» Il presidente sardo ai marinai: se il governo non ci incontra, vi rimborserò io. E ottiene una tregua. Stallo sulla Maddalena

I pescatori di Capo Teulada protestano perché vogliono gli indennizzi per le ore di pesca perse a causa delle esercitazioni Nato; l’ambasciatore americano in Italia, Mel Sembler, dice a muso duro che l’amministrazione Bush non ci pensa nemmeno a chiudere la base della Us Navy alla Maddalena. La strategia di resistenza pacifica messa in atto da Renato Soru contro le servitù militari in Sardegna incontra i primi ostacoli. I pescatori. Ieri i proprietari dei pescherecci di Capo Teulada e di Sant’Anna Arresi erano a Cagliari per protestare contro la decisione di Soru di non firmare il protocollo d’intesa con il ministero della Difesa che prevede l’assegnazione di indennizzi per le giornate di pesca perdute quando il mare del Sulcis resta chiuso per le esercitazioni. «Soru si rifiuta di firmare il protocollo», dicono i pescatori, «con motivazioni che ci sembrano paradossali e fuori da ogni logica, sfruttando la nostra lotta per risolvere i problemi delle servitù militari. Non è giusto approfittare della nostra disperazione per farsi sentire dal governo e dai generali». A sostegno dei pescatori si è schierata una delle organizzazioni storiche dell’antimilitarismo sardo, «Gettiamo le basi», che ha avvertito Soru: «Attenzione a non trasformare in una controparte un soggetto di lotta, i pescatori, che ha mostrato una grande capacità di mobilitazione. La resistenza pacifica va bene, ma usarla per annullare conquiste faticosamente raggiunte è deleterio». L’intesa sugli indennizzi è arrivata dopo una trattativa durata mesi tra il sottosegretario alla Difesa Salvatore Cicu e i rappresentanti dei Pescatori. Dalla trattativa Cicu ha escluso le associazioni ambientaliste, i movimenti antimilitaristi e la Regione Sardegna.

Ed è proprio con l’esclusione decisa da Cicu che Renato Soru ha motivato il «no» alla firma del documento: «Il testo non è frutto di alcun accordo con la Regione. Perché dovremmo firmarlo? Se avessimo partecipato alla trattativa avremmo chiesto, insieme agli indennizzi, altre cose. Avremmo chiesto che si cominciasse a discutere seriamente di un drastico ridimensionamento del poligono e, in prospettiva, di una sua chiusura. Il problema dei soldi esiste. Lo risolveremo trovando noi, nel bilancio regionale, la somma che serve». Le stesse cose ieri Soru ha detto ai pescatori: «C’è un problema di tutela della nostra autonomia. Firmo solo se il governo s’impegna a considerare le nostre rivendicazioni sul poligono. Rivendicazioni anche vostre. Avanzerò in questo senso una richiesta formale. Datemi due settimane di tempo. Se da Roma mi diranno no, vi rimborserà la Regione». Di fronte all’impegno di Soru, i pescatori hanno deciso di sospendere la protesta. Aspetteranno la risposta del governo.

L’altro fronte caldo è quello della Maddalena. Soru ha incontrato l’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma giovedì scorso. A Sembler il presidente sardo ha detto che la base è per la Sardegna un cappio insopportabile. Soru ha ricordato che c’è il rischio d’incidenti nucleari, che l’inquinamento radioattivo ormai è accertato, che i danni al turismo e all’ambiente sono molto gravi. Il rappresentante di Bush ha risposto che lui tratta solo con il governo italiano. Soru ha replicato che farà tutto ciò che alla Sardegna sarà possibile fare per costringere Roma ad aprire un confronto.