Polemiche contro Galan per l’attacco a Scaparro

Non si arresta la polemica per la decisione del presidente del Veneto, Giancarlo Galan, di tagliare i fondi a un progetto su Goldoni e Gozzi della Biennale teatro. Sotto attacco il suo direttore, Maurizio Scaparro, che secondo il governatore di Forza Italia sarebbe reo di avere partecipato ad un convegno contro i tagli alla cultura promosso dall’Unione.
Secondo Galan i soldi non vanno dati a chi «è attivista politico» e «non resta sopra le parti». Un atto che suona tanto come una vendetta post elettorale e che in termini economici significa circa trecento mila euro in meno per la rassegna della Biennale prevista dal 21 al 30 luglio.

Scaparro è più incredulo che altro. E’ e agisce da libero cittadino: su questo non torna indietro. Al convegno, organizzato non dai Ds come è stato scritto, ma da tutta la colazione, c’erano Treu per la Margherita, Martella per i Democratici di sinistra e Scaparro, tra i firmatari dell’appello al voto di Rifondazione comunista. Erano lì per dire quello che da mesi, anche con accenti drammatici, sta dicendo tutto il mondo dello spettacolo e della cultura: senza il finanziamento pubblico, tutto il settore è destinato a estinguersi con danno per l’intero Paese. Scaparro ha chiuso il suo intervento recitando una bellissima poesia di Pier Paolo Pasolini, Alla bandiera rossa: «Per chi conosce solo il tuo colore/ bandiera rossa/ tu devi realmente/ esistere, perché lui/ esista».

Si chiama libertà d’espressione. Ma non da oggi, dà fastidio a chi in questi anni ha fatto di tutto per addormentare le coscienze. Dà fastidio a chi ha un’idea dell’intellettuale come subalterno. Ma il direttore della Biennale teatro preferisce sfuggire alla polemica diretta con Galan. Vuole invece entrare nel merito del rischio che si corre. Un rischio che il risultato elettorale non ha allontanato: anzi rappresenta il cuore della sfida che il nuovo governo va ad affrontare. «Ci sono due modi diversi per intendere l’impegno politico: c’è chi privilegia l’interesse personale e chi, invece, ritiene la cultura il primo passo fondamentale per ricreare un tessuto civile. La differenza è tra cultura e incultura, tra libertà e sopraffazione. Si è fatto l’errore di buttare via, insieme alle ideologie, le idee e gli ideali, lasciando tutto il campo al mercato. Dobbiamo contrastare questa tendenza e per farlo la cultura è un passo indispensabile. Il berlusconismo non è solo Berlusconi e per cambiare il paese non possiamo fare a meno dell’autonomia creativa».

Galan, che tra qualche giorno incontrerà il presidente della Biennale, Davide Croff, pensa di destinare i soldi verso il settore cinema o musica. Le polemiche di queste ore potrebbero farlo ritornare sulla sua decisione. Il sostegno a Scaparro è arrivato non solo da Rifondazione comunista e dai Ds, dai suoi colleghi del teatro, dall’Agis (Associazione generale dello spettacolo), ma anche da personaggi più vicini al centrodestra come Luca Barbareschi che ha definito la scelta del governatore «delirante e fuori dalla regole». E’ un segnale importante perché dimostra la volontà di molti di non restare indifferenti davanti all’arroganza di pochi. Intanto il direttore della Biennale teatro va avanti. E’ fiducioso che la situazione si possa risolvere. Galan invece tenta di spostare l’obiettivo contro Massimo Cacciari che ha difeso Scaparro: è il comune di Venezia che darebbe pochi soldi alla cultura.

Il problema è un altro. E anche molto più serio. E’ quello di cambiare presto registro. Di restituire alla cultura quello che le spetta, senza tagli, né riduzioni. Si tratta di ripensare il rapporto tra cultura e politica, a partire da un principio che la cronaca di questi giorni rende quanto mai attuale: l’autonomia di artisti e intellettuali.