«Più diritti, meno cpt». Immigrati in piazza

In oltre mille sfilano e bloccano i binari della stazione a Torino dopo le morti dei giorni scorsi

Si è conclusa con un improvvisato sit-in sui binari di Porta Susa la manifestazione che ieri ha visto un migliaio di persone attraversare le vie del centro di Torino per chiedere diritti per i cittadini migranti e per chiedere la chiusura dei cpt. Organizzata dal centro sociale Askatasuna, e con l’adesione di tavolo migranti, centro di documentazione Porfido, comitato 3 febbraio e molti altri, la manifestazione è stata soprattutto un modo per dare voce alle centinaia di migranti che voce di solito non ce l’hanno. Ieri erano in tantissimi. Scossi, arrabbiati per quello che sta succedendo in questa città indifferente. C’era il fratello di Steve Osakue, il giovane nigeriano morto per sfuggire ai controlli della polizia. Edwin Osakue è rimasto instancabile, a tratti sopraffatto dal dolore, incollato al microfono del furgoncino dell’Askatasuna. Per tutto il corteo ha gridato il suo dolore, ma soprattutto ha rivendicato giustizia. Per suo fratello e per tutti i cittadini stranieri che «in questo paese vengono per cercare una vita migliore». Edwin Osakue ha ricordato anche che «invece che mandare a morire i vostri giovani in Iraq, con la scusa di liberare il mondo da Saddam Hussein, forse sarebbe meglio cominciare a garantire giustizia e diritti per tutti a casa propria».

Il corteo ha anche chiesto la liberazione della fidanzata di Steve Osakue, che dopo essere stata interrogata, stravolta dal dolore è stata portata nel centro di detenzione di corso Brunelleschi. Insieme a lei un’altra giovane nigeriana. Il corteo era aperto dai cittadini stranieri, nigeriani, maghrebini, senegalesi, congolesi. Tutti con una richiesta, giustizia. E libertà. Per la prima volta la loro voce si è levata senza timori rimbombando assordante in una città dall’atmosfera ovattata. In una città indifferente e addormentata. Certamente troppo occupata a nascondere sotto il tappeto di casa i problemi. Più facile rimuovere che affrontare una realtà sempre più dura. E non solo per la crisi della Fiat e dell’industria. Non a caso ieri c’era anche il corteo delle rsu contro la precarietà e l’esclusione sociale. I due cortei hanno avuto un brevissimo punto di contatto ma poi ognuno ha proseguito per la sua strada. Forse si temevano scontri. Che non ci sono stati: i toni della manifestazione sono rimasti molto fermi nella condanna delle forze dell’ordine, responsabili della morte di almeno quattro migranti negli ultimi mesi, ma non ci sono state tensioni.

Nei pressi della questura i toni si sono fatti più caldi. Soprattutto perché i migranti, e le donne in particolare, hanno rivendicato il diritto di denunciare gli abusi di cui sono vittime. E di gridare la loro rabbia. Il corteo si è quindi diretto verso Porta Susa. L’instancabile Edwin Osakue ha nuovamente raccontato la storia di suo fratello, arrivato a Torino da un giorno per trovare la sua fidanzata e finito ammazzato. «Giustizia – ha detto Edwin – chiedo giustizia. Pretendo giustizia per mio fratello, per la sua fidanzata che è rinchiusa nel cpt, per tutti i migranti che hanno una sola colpa, cercare un futuro migliore per loro e per le loro famiglie».