Più Clinton, meno Reagan. La Cina cerca strade nuove

La Cina disegnata dal nuovo piano economico per i prossimi cinque anni cambia rotta: il suo modello di sviluppo sarà un po’ meno reaganiano e un po’ più clintoniano. Questo significa che la deregulation verso un mercato condizionato dalle scelte dello Stato nelle linee generali di funzionamento ma libero da vincoli di legge nel quotidiano confronto fra domanda e offerta subirà un ridimensionamento progressivo ma drastico. Più risorse all’ agricoltura (42 miliardi di dollari), più risorse alle assicurazioni sanitarie (23 miliardi di dollari), più risorse alla tutela dell’ ambiente e all’ educazione, infine più risorse per contenere i consumi energetici. Una diversa gestione della economia con la promessa dichiarata di limitare l’ arbitrio e il malaffare. È un piano quinquennale ambizioso che riconferma la volontà della Cina di restare, pur sostituendo il carburante che la muove, uno dei pilastri della economia mondiale ma che evidenzia al di là dei toni trionfali e populisti coi quali viene annunciato più di una difficoltà interna. Sia di natura politica sia di natura etico-morale. Non è casuale che ad esso, al piano quinquennale, si affianchi la elaborazione di un «codice» di comportamenti che il presidente Hu Jintao ha illustrato in una riunione con alcuni delegati della Assemblea nazionale. Poche regole che distinguono la buona condotta del cittadino modello dalla cattiva condotta. Una lista di onori e disonori che diventa un manifesto programmatico. Il bene e il male che si contrappongono: amare la patria e danneggiarla; servire il popolo e allontanarsi dal popolo; scienza e ignoranza; diligenza e oziosità; solidarietà ed egoismo; onestà e disonestà; rispetto della disciplina e violazione della legge; parsimonia e sperpero. La Cina che ha riunito per dieci giorni i 3.000 delegati del suo organo legislativo ha scoperto una nuova forma di «socialismo» nel quale si integrano elementi di dottrina americana di impronta democratica con elementi che rievocano la sua storia e la sua cultura antica di millenni.
Clinton e Confucio. Negli anni Ottanta e Novanta per sopravvivere alla fame la Cina aveva avviato un cammino a tappe che pareva ispirato o dalla signora Thatcher o dal presidente Reagan, caratterizzato dal ridimensionamento del welfare, dalla urbanizzazione con migrazioni prive di protezione sociale, dallo sfruttamento a basso costo della manodopera reso possibile dalla esplosione demografica. Tutto ciò, nel tempo, ha prodotto una sperequazione di ricchezze fra città e campagna, fra caste di burocrati disonesti ma privilegiati e lavoratori non garantiti. Il risentimento di un’ ampia fascia di popolazione ha così raggiunto livelli altissimi. E la legittimazione del Partito comunista
è andata declinando. Il premier riformista Wen Jiabao, per la prima volta
pubblicamente, ha ammesso ieri che «le illegalità delle autorità locali hanno incrinato la fiducia e provocato instabilità». Non è una ammissione di poco conto per un Paese abituato ad ascoltare bugie. La Cina progettata per il quinquennio a venire è – sulla carta – molto diversa da quella conosciuta fino ad oggi. «Comunismo clintoniano», con un gioco azzeccato di parole il Wall Street Journal ha giudicato questa correzione. Si tratta di un paradosso che nasconde una verità: il miracolo economico, fondato sulla deregulation, ha accelerato prima le tensioni nella società, poi fra le componenti del regime. Più mercato? Più dirigismo? Più legalità? Più solidarietà fra province ricche e povere? Le prospettive hanno diviso. La frattura si è allargata. Non solo dentro il partito ma anche nella struttura amministrativa, fra aree di sempre maggiore benessere determinate a tenersi il reddito prodotto e aree di immutata miseria. Il potere, oggi, per non morire ha bisogno di ritrovare
il consenso sgretolato dalla corruzione, dalla arroganza, dalla intolleranza, dalla disuguaglianza, dal localismo. Se non riesce l’ ordine politico salta. I sintomi della malattia affiorano in diversi modi. Un delegato alla conferenza consultiva, l’ organo che affianca l’ assemblea nazionale, ha avuto il coraggio di affermare in una intervista: «La mafia è ormai entrata nei circoli politici». Zhu Entao, così si chiama, era addirittura un ex assistente del ministro della Pubblica Sicurezza. Per chi comanda in Cina non è un bel segnale. E non è di certo isolato. Il disagio è diffuso e difficile da gestire. Dietro al populismo un po’ clintoniano, un po’ confuciano, un po’ patriottico, col quale il Dragone si ripresenta sulla scena mondiale c’ è la paura della sua nomenklatura di non essere più in sintonia con la società.

Il «Wall Street Journal» Il «nuovo socialismo» in un gioco di parole Per il Wall Street Journal, la strada che la Cina vuole imboccare può essere
definita con un gioco di parole: «comunismo clintoniano». Insomma, se la stagione di riforme si è trasformata, finora, in un’ economia priva di regole (simile alla deregulation avviata da Reagan) che ha portato sì il benessere ma anche tante sperequazioni, il nuovo piano quinquennale, con alcune correzioni sulla redistribuzione del reddito e sulle regole (in stile Clinton), dovrebbe portare lo sviluppo in un ciclo virtuoso. E socialista.

GLI OTTO COMANDAMENTI
1 AMARE LA PATRIA Il buon cittadino cinese deve amare la sua patria e non comportarsi in modo tale da danneggiarla
2 SERVIRE IL POPOLO Uno slogan cherichiama gli anni di Mao Zedong: servire il popolo e non allontanarsi da esso
3 SCIENZA E STUDIO Tutti devono impegnarsi nel migliorare lo studio e le scienze. L’ ignoranza va combattuta
4 NO ALLA PIGRIZIA I buoni cittadini devono darsi da fare con diligenza e non lasciare alcuno spazio alla pigrizia
5 SOLIDARIETÀ SOCIALE La Cina di domani non vuole dare spazio agli egoismi. La parola d’ ordine dovrà sempre essere: solidarietà
6 ONESTÀ I cinesi devono coltivare l’ onestà a qualunque livello e denunciare tutti i comportamenti disonesti
7 DISCIPLINA Massimo impegno di ciascuno nel rispetto della disciplina a scuola e sul lavoro. Niente violazioni della legge
8 PARSIMONIA Basta sperperi e spese folli: cittadini e funzionari devono fare grande attenzione ed essere parsimoniosi