Pisanu: le espulsioni siano valide in tutta Europa

Il ministro: chiusa la scuola islamica di Milano? Vadano alla pubblica

Beppe Pisanu ha spiegato ieri ai ministri dell’Interno e della Giustizia dell’Europa dei 25 la sua proposta di una politica della “doppia mano” per battere il terrorismo (“una armata verso i terroristi e l’altra tesa verso l’Islam moderato”), esemplificabile con due propositi: «rendere valida per tutta l’Unione l’espulsione di un integralista islamico» (fiancheggiatori, predicatori e così via) e «bambini islamici che devono andare nelle scuole statali ed imparare l’italiano». Il ministro si riferisce a due temi d’attualità: le espulsioni di quattro cittadini extracomunitari decise dal Viminale e l’ordinanza di inagibilità del Comune di Milano recapitata alla “scuola araba” di via Quaranta. Fatti diversi, che dovrebbero essere tenuti distinti, l’uno parla di lotta al terrorismo e limitazioni allo Stato di diritto che comporta, l’altro di integrazione culturale e diritto allo studio; ma che affiancati da media e ministro significano l’affermazione neo-con nel nostro paese. Vediamo i fatti.
In Italia da qualche giorno sono iniziate le espulsioni preventive di stranieri sospettati di terrorismo sulla base del decreto Pisanu approvato il 28 luglio in seguito agli attentati di Londra. e quattro cittadini extracomunitari sono stati rimpatriati. L’ultimo è Ben Said Faycal, 42 anni, tunisino, residente in provincia di Varese dove gestisce un negozio di alimentari.

Sposato con cinque figli e un sesto in arrivo, Faycal è stato portato in questura dagli uomini della Digos nella notte di mercoledì e poi espulso nella mattinata di ieri. L’uomo era stato coinvolto nel maggio scorso in un’inchiesta della procura di Torino che aveva portato all’arresto dell’ex-imam e del tesoriere della moschea di Varese. Da sospetto fiancheggiatore se l’era cavata con una denuncia a piede libero.

Mercoledì mattina era toccato a Kamel Bouraib, presunto militante del Gruppo islamico armato algerino, in contatto secondo la polizia spagnola con uno degli organizzatori dell’attentato di Madrid dell’11 marzo 2004. Bouraib è stato espulso dalla questura di Perugia, dove viveva e svolgeva lavori saltuari come manovale edile, per effetto della Bossi-Fini. Prima di loro, erano stati rimpatriati l’imam torinese Bouriqui Bouchta, più volte al centro di vicende di cronaca politica più che giudiziaria, e il vicepresidente dell’Istituto islamico di Como, Litayem Amor Ben Chedli. Altri due provvedimenti sarebbero in arrivo per frequentatori della moschea lariana sotto ordinanza di sgombero da parte del sindaco.

Per l’ultimo espulso (e immaginiamo per gli altri) ci sono secondo il Viminale “gravi e precisi elementi per ritenerlo legato a cellule terroristiche islamiche operanti in numerosi Paesi, nonché attivo nel reclutamento di combattenti islamici”. Nessun giudice ha verificato gli elementi, nessuna prova è stata data; con buona pace dello Stato di diritto, si provvede alla restrizione della libertà personale con un atto amministrativo (la stessa logica dei Cpt), senza giudizio e con una limitata possibilità di ricorso al Tar. Le espulsioni preventive, secondo diversi giuristi (come Giuliano Pisapia) solleverebbero dubbi di costituzionalità, mentre secondo diversi magistrati (come Armando Spataro, coordinatore del pool antiterrorismo di Milano) estendono poteri di polizia a scapito del controllo giurisdizionale, rischiano di sottrarre (con la sola verifica prefettizia) indagati e imputati al giudizio e in sostanza sono poco utili alla strategia della lotta al terrorismo. E’ il sacrificio di libertà davanti alla minaccia del terrorismo cui anche giuristi tra i più conservatori, come l’appena scomprso presidente della corte suprema statunitense William Rehnquist, si sono opposti. Finché si applica a islamici sospetti di integralismo in pochi diranno qualcosa e poi a chi tocca?

Seconda storia. Nella scuola araba di via Quaranta a Milano, studiano da sei anni 500 alunni figli di famiglie egiziane, ma quest’anno rimarrà chiusa perché il Comune ne ha dichiarato l’inagibilità per motivi sanitari. Eppure il Comune si era detto disponibile a trovare una sede conveniente, indicando anche dei locali in via Zama, per favorire la parificazione richiesta dalla scuola. Poi sono arrivati il veto della Moratti al riconoscimento dell’istituto, gli strali della destra cittadina, gli attacchi di Magdi Allam sul Corriere, e un cavallo di battaglia del centrodestra, come quello delle scuole private, si risolve alla neo-con: cattoliche premiate, islamiche bandite. Alla faccia dei liberali. Il tutto è figlio dell’avversione all’adiacente moschea di via Quaranta, covo di estremisti per molti, semplice luogo di culto per i suoi frequentatori. E non serve che il direttore, Ali Sharif, chiarisca come l’istituto non c’entri nulla con una scuola coranica o una madrasa (si studia secondo i programmi della scuola egiziana e si impara anche l’italiano; gli esami per accedere alle superiori si sostengono al consolato egiziano e da alcuni anni anche nelle statali italiane).

La scuola nata per preparare i giovani al ritorno in Egitto, aveva scelto negli ultimi anni la strada del doppio sistema culturale: quello delle famiglie e quello del paese in cui vivono. Si può discutere – e si fa a sinistra e destra – sulla bontà o meno dell’idea. Si può anche segnalare che in Marocco, Tunisia, Egitto esistono scuole cattoliche, protestanti, francesi, americane… ma intanto le porte sono chiuse e i ragazzi letteralmente spaesati. La legge prevede scuole private, di fatto confessionali, e dunque non si dovrebbero produrre discriminazioni. Altro dibattito è quello dell’integrazione. Altrimenti il terreno è quello dei “valori” per cui cattolicesimo è integrazione, islam è terrorismo.

Morale. I “neoconservatori” (con la variante nostrana dei teo-con) vincono la loro partita in Italia sulla pelle dei cittadini extracomunitari, preferibilmente mussulmani. Sicurezza e terrorismo, difesa della nostra cultura e invasione islamica, sono le coordinate del dibattito. “Buona notte e buona fortuna” è il titolo del film di George Clooney in concorso a Venezia sulla caccia alle streghe del maccartismo. Noi oggi rischiamo di dirlo a un pezzo del nostro Stato di diritto e alla possibilità di un dialogo serio e aperto sull’integrazione, le culture e le libertà individuali.