Pisanu: 15 anni di terrore

Lunedì l’esercitazione a Roma. Bloccata piazza della Repubblica

E’ una strategia lenta e tenace quella del ministro Pisanu che ieri ha aggiunto altri particolari all’allarme del terrore. «Il rischio terrorismo per il mondo occidentale durerà almeno altri 15 anni», ha detto sta volta. E poi ancora: «sarebbe una colpa inespiabile sottovalutare la minaccia», e bisogna «essere pronti a fronteggiare al meglio la più malaugurata delle evenienze». Il gioco è sempre lo stesso: prepararsi al peggio e ripetere all’infinito che il rischio c’è nella speranza di non essere travolti dalle conseguenze politiche di un eventuale attentato all’Italia. Nella stessa ottica lunedì prossimo a Roma ci sarà una esercitazione antiterrorismo che si annuncia in grande stile. Il programma sarà presentato questa mattina dal prefetto della capitale Achille Serra insieme al presidente della provincia Enrico Gasbarra, ma una prima idea di come potrebbe funzionare l’esercitazione si sa già ora. La prefettura sarebbe intenzionata a bloccare per alcune ore tre piazze della capitale, tra cui di certo piazza della Repubblica (che molti conoscono come il punto di partenza dei grandi cortei) e una piazza nota del centro storico nei pressi di un importante monumento. Forse sarà piazza Navona, forse ancora la piazza che affaccia sul Colosseo. Il ministro ieri ha mostrato di tenere parecchio a questo genere di esercitazioni. Non a caso ha difeso a spada tratta quelle della scorsa settimana a Milano «condotta con forze reali, cioè esclusivamente con uomini, donne e mezzi in dotazione alla città e al suo territorio». Il ministero degli Interni è soddisfatto perché almeno nelle prove generali il personale ha «tenuto». E il ministro si arrischia a sbandierare il successo: «si è rivelata felice la scelta della unicità di direzione e di comando di una macchina molto complessa le cui articolazioni centrali si sono perfettamente integrate con quelle periferiche».

Nell’attesa di incassare il successo delle prove generali a Roma, Pisanu si è attardato a descrivere ancora le poche indicazioni davvero pubbliche sui gruppi terroristici presenti in Italia, posto che ci siano: «Sinora le indagini hanno evidenziato una forte componente logistica (raccolta di denaro e invio nelle zone di combattimento, raccolta di armi, produzione di documenti falsi) ma anche una attività più minacciosa, il reclutamento e l’invio in zone di conflitto etnico-religioso di combattenti islamici». Concludendo con un azzardo: «Chi è pronto a combattere all’estero, può essere pronto a farlo anche in Italia. E’ la lezione che ci viene dalla Spagna e anche dall’Inghilterra».

Infine l’indicazione ripetuta già in tutte le occasioni pubbliche sul tema: «Già due anni fa avevo detto che molti gruppi terroristici tra cui al Qaeda hanno preso posizoni diverse, ponendo le loro basi in stati dove il controllo da parte dei governi è scarso o addirittura assente. Uno di questi è sicuramente il Corno d’Africa e in particolare la Somalia. Nel paese ci sono molti terroristi, compresi alcuni membri dell’organizzazione di bin Laden».