Piccoli pacifisti con la pistola, il film che ha irritato gli Usa

Esce in Italia “Dear Wendy” scritto da Lars Von Trier e diretto da Vinterberg, regista di “Festen”

“Penso che sarebbe bello se tutti potessero avere un´arma per superare i complessi”
“Che bisogno avevamo dell´America? La desolazione c´è anche in Danimarca”

ROMA – Si chiama Wendy, sembra una pistola giocattolo, ma basta pulirla e oliarla e diventa un´arma vera, strumento di morte. Dick la compra per un regalo ma poi decide di tenerla e se all´inizio è un oggetto senza valore, lentamente ne scopre le potenzialità: il solo fatto di averla lo solleva dalla condizione di povero, emarginato e solo, lo rende più sicuro, gli fa conquistare il rispetto degli altri. In “Dear Wendy” di Thomas Vinterberg, Dick racconta la sua storia e quella di alcuni ultimi della società con i quali forma un gruppo di armati, uniti dagli stessi ideali, il pacifismo e il possesso di un´arma da non usare mai. È il principio di Lars von Trier, autore della sceneggiatura del film. Dice Vinterberg: «Anch´io, come Lars, credo nel pacifista con la pistola. Penso che sarebbe bello se tutti potessero avere un´arma e utilizzarla non per uccidere ma solo per superare i propri complessi e sentirsi più sicuri nel vivere quotidiano e per mantenere il rispetto della società. Purtroppo la realtà è diversa, viviamo in un mondo dominato dalla paura e la paura distrugge l´ideale pacifista».
Perché lo ha fatto lei e non Von Trier?
«Lars era troppo occupato a disegnare le linee della scenografia di “Manderlay” e ha voluto che lo facessi io. Sono stato fedele alla sceneggiatura, salvo che nell´età dei protagonisti, che per Lars erano e io li ho scelti ventenni, mi sembra un´età meno corrotta, ancora capace di ideali. Poi appartiene all´età giovane la tendenza ad unirsi in un gruppo che li faccia sentire più forti, possono fare una rock band o una squadra di calcio o semplicemente dividere serate di chiacchere e bevute”.
Lei, come Von Trier, ricrea l´America in Danimarca.
«La vicenda è ambientata in una piccola, povera città mineraria dell´America orientale, si capisce dall´accento di Bill Pullman che fa lo sceriffo, abbiamo scelto un cast internazionale con Jamie Bell e Allison Pill, una star di serie giovanili americane. Che bisogno avevamo dell´America? La desolazione c´è anche in tanta parte della Danimarca. Abbiamo provato per tre settimane, soprattutto perché volevo che i ragazzi si esercitassero a manovrare le armi con gesti appropriati».
Ma lei conosce l´America?
«L´ho girata, ma non è per questo che la conosco, è perché sono cresciuto con la Coca Cola, il cinema di Hollywood, Dallas e tutte le serie americane con cui hanno colonizzato la tv. Non c´è bisogno dell´esperienza diretta per raccontare qualcosa, Lars lo dimostra. Quando ho girato “Festen” non ero mai andato ad una cena di lusso con le donne in abito da sera e gli uomini in smoking».
Il film è stato presentato in vari festival: che reazioni ha avuto?
«Molto contrastanti, è un film che divide, in Canada è stato accolto con entusiasmo, alcuni critici americani lo hanno esaltato per i suoi significati politici, l´uso delle armi, la scelta finale di Dick e dei suoi amici, che affrontano la necessità di tornare alla vita da perdenti o autodistruggersi. Per le stesse ragioni altri media in Usa lo hanno criticato ferocemente. Ma è un´abitudine: l´America, come la Danimarca, detesta Von Trier. E in “Dear Wendy” c´è tutto Lars, con le sue provocazioni e il suo essere politicamente scorretto».
Lei è amato in Danimarca?
«Io ho le stesso destino di Lars. I suoi film come il mio “Festen” sono andati bene ovunque meno che nel nostro paese. In Danimarca piace tutto quello che è americano, della nostra cultura si rispetta solo la tradizione. È un conservatorismo che somiglia ad un fascismo culturale».
Lei è stato con Von Trier un appassionato fautore del Dogma, poi qualche anno fa ne ha decretato la morte.
«Perché per me era finita la sua funzione ribelle e rivoluzionaria, stava diventando una moda. Ma tutti i “fratelli” del Dogma mi si sono rivoltati contro e il Dogma è stato tenuto in vita. Adesso, nel decennale del Dogma, attraverso gli scambi su Internet, rilasciamo ai film che lo chiedono e che rispettano le regole un certificato se si tratta di vero Dogma o se è mistifazione».