Piccoli Caimani crescono

2 maggio 2006: Silvio Berlusconi consegna al presidente della repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, le dimissioni del suo governo.

La tornata elettorale del 9 e 10 aprile scorso ha sentenziato la vittoria di Romano Prodi e della coalizione di centro-sinistra. Con le dimissioni di Berlusconi si pone così fine alla terza esperienza del Cavaliere alla guida dell’esecutivo. (La prima fu nel ’94, la seconda e la terza furono i due governi da lui capeggiati dal 2001 al 2006). Con questo atto si scrive ufficialmente la parola fine a 5 anni di malgoverno, ma siamo sicuri che queste dimissioni segnino davvero la fine del Berlusconismo? L’anagrafe non mente, fra poco anche il Cavaliere, 70 anni il prossimo settembre, dovrà deporre le armi. Pensiamo davvero che sarà sufficiente un suo allontanamento dalla politica per farci uscire dal tunnel nel quale ci ha condotto o non sarà forse che la sua azione è stata così intrusiva da cambiare in profondità la società italiana e da consentire al Caimano di dare alla luce una feconda dinastia?

L’opera di lento e pervasivo cambiamento della società italiana non inizia certo con la “scesa in campo” di Berlusconi nella vita politica nel ’94 ma va ricercata almeno 15 anni prima. Berlusconi ha cambiato la società italiana con le sue televisioni, con il Drive-In e con le soubrette, che per prime nell’irrigidita televisione italiana lasciavano poco spazio all’immaginazione, con le palazzine di Milano 3 e con un nuovo modello abitativo, con le riviste patinate e con molto altro ancora.

In questo modo l’entrata del Cavaliere sulla scena politica italiana rappresenta solo la parte finale della lunga campagna di Berlusconizzazione del paese. I governi Berlusconi sono stati garantiti dalla raccolta di quei semi che si erano gettati sulla società italiana in un periodo nel quale il paese usciva da anni di muro contro muro e di violenze politiche e cercava un nuovo ideale nel quale credere. Questo sogno era quello della società del consumo, della Milano da bere che Berlusconi ha concesso agli italiani senza chiedere nulla in cambio, apparentemente. I frutti bacati di quelle semine sciagurate sono in questi anni sulle nostre tavole spoglie.

Si dice che ogni popolo ha il leader che si merita, affermazione vera. Altrettanto vero è che la classe politica non può che riflettere la società che l’ha votata. Basta quindi guardarsi attorno per capire l’affermazione del Berlusconismo e una sua mezza vittoria dopo 5 anni di leggi ad personam e figuracce internazionali. Berlusconi ha influenzato più di chiunque altro l’Italia d’oggi. Quell’Italia che guarda in cagnesco il proprio vicino di casa, che è timorosa del prossimo, arrivista sul lavoro e che cerca di truffare, più o meno elegantemente, gli altri tanto poi ci sarà sempre il comunista o il giudice perseguitatore contro il quale scagliarsi.

Non sarà quindi la dipartita del Cavaliere a migliorare le cose, bisognerà interrogarsi su noi stessi e cercare le risposte in piccoli gesti quotidiani che possano contraddire la tendenza di homo homini lupus che contraddistingue la nostra società. Il Caimano si è nutrito alle nostre spalle, ha fatto proseliti e ha partorito altri Caimani aggressivi. A noi il compito di noi farci ingoiare dalle sue fauci voraci.