Petrolchimico di Priolo in fiamme. La Cgil: «Impianti troppo vecchi»

«L’impianto nel quale si è sviluppato l’incendio è troppo vecchio. Dopo 40 anni si attende ancora un ammodernamento dei serbatoi e delle condutture», dice Paolo Zappulla, segretario della Filcem di Siracusa, la categoria dei chimici della Cgil, in merito all’incidente che domenica ha colpito l’area industriale di Priolo.

Cominciamo dai fatti: com’è nato l’incendio, e quali rischi ha fatto correre agli operai e alla popolazione che vive vicino alle raffinerie?

Per iniziare bisogna dire che manca ancora una versione ufficiale dell’azienda. Edoardo e Alessandro Garrone (presidente e amministratore delegato del gruppo Erg) si sono limitati a minimizzare l’incidente, hanno affermato che si trattava di un incendio certamente impressionante, ma non effettivamente pericoloso. Dunque la mia versione dei fatti è quella accertata parlando con i lavoratori degli impianti. La dinamica è più o meno questa: una fuoriuscita di petrolio grezzo da una tubazione dell’impianto nord della Erg, l’ex Agip, ha investito un altro tubo con vapore ad alta pressione. Da lì è nato l’incendio, che si è sviluppato sotto la strada statale 114 Catania-Siracusa.

Per fortuna il sistema di protezione ha funzionato, anche per merito della grande professionalità dei lavoratori. Tutti gli impianti della zona industriale di Priolo sono stati messi a fermo in solo due ore, in maniera da evitare la propagazione dell’incendio. Sul luogo dell’incidente, poi, sono giunte con rapidità le squadre di intervento dell’Erg, sostenute da quelle di tutti gli stabilimenti ell’area industriale e dai vigili del fuoco. Le misure di sicurezza hanno funzionato, quindi. Ma non possiamo non cogliere il segnale che ci proviene da questa vicenda. Si tratta di un ennesimo campanello di allarme, che non può essere sottovalutato, e che richiede interventi strutturali. Lo spettro degli incendi del 1985, che costrinsero l’intera popolazione di Priolo all’evacuazione, non è così lontano.

Dunque, nell’area industriale di Priolo, che fa parte del più grande polo petrolchimico d’Europa, può accadere che le tubature perdano petrolio?

Il problema è che gli stabilimenti sono troppo vecchi. Gli impianti dell’ex Agip, ad esempio, hanno più di 40 anni. Le condutture e il parco serbatoi sono ormai usurati e hanno bisogno di un ammodernameto radicale. I rischi non riguardano solo la sicurezza, ma anche la salute: le perdite provenienti dai serbatori hanno inquinato le falde acquifere sotterranee di Priolo, come dimostra l’inchiesta sull’acqua al benzene del 2004. E poi mancano controlli periodici. Ma su queste questioni attendiamo l’esito dell’inchiesta aperta dalla magistratura.

I sindacati hanno da poco firmato un accordo di programma sul futuro del triangolo industriale Priolo-Melilli-Augusta. Si prevedono nuovi investimenti sulla sicurezza?

L’accordo del 22 dicembre dello scorso anno prevedeva la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, la chiusura di cicli inquinanti e ormai antiquati come quello del cloro, la bonifica dei territori industriali dismessi da assegnare a nuove piccole e medie imprese, e un riammodernamento degli impianti. Di tutto ciò, purtroppo, non abbiamo visto ancora nulla. Al contrario l’Eni ha annunciato circa 100 esuberi. Per questo motivo il 12 maggio torneremo a scioperare, in attesa di un nuovo incontro al Ministero delle attività produttive atteso per il 19 maggio, nel quale chiederemo alle aziende di rispettare i patti presi.