PERSECUZIONE E RONDE PRIVATE, UN’INQUIETANTE INCLINAZIONE AUTORITARIA

“ Il Presidente della Repubblica, visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di introdurre misure per assicurare una maggiore tutela della sicurezza della collettività, a fronte dell’allarmante crescita degli episodi collegati alla violenza sessuale, attraverso un sistema di norme finalizzate al contrasto di tali fenomeni e ad una più concreta tutela delle vittime dei suddetti reati, all’introduzione di una disciplina organica in materia di atti persecutori, ad una più efficace disciplina dell’espulsione e del respingimento degli immigrati irregolari, nonché ad un più articolato controllo del territorio emana il seguente decreto-legge : Disposizioni in materia della violenza sessuale, esecuzione e dell’espulsione e controllo del territorio”.

E’ questo l’incipit del decreto–legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 23 febbraio scorso, entro il quale è contenuta anche la ratifica istituzionale delle cosiddette “ronde private”.

A nessun democratico può sfuggire l’inclinazione autoritaria insita in tale incipit, un’inclinazione inquietante che si addensa nelle parole “ atti persecutori, disciplina dell’ espulsione, restringimento degli immigrati irregolari e controllo del territorio”.

In verità l’intero decreto legge (DL), attraversato da una pulsione repressiva e razzista, nasce sulla base di una palese contraddizione.

Nelle motivazioni relative alla necessità e all’urgenza di anticipare con il DL alcune norme riguardanti la “sicurezza della collettività”, è dichiarato che ciò è conseguente all’ “allarmante crescita degli episodi collegati alla violenza sessuale”. Ora, milioni di cittadini hanno sentito o letto le dichiarazioni del capo del governo che, solo alcuni giorni fa, ha riferito dati statistici secondo i quali questi reati hanno registrato un calo del 10%. Delle due l’una: o Berlusconi ha fornito informazioni errate ( o strumentali) o non sussistono le condizioni previste dalla Costituzione per l’emanazione del DL e il capo dello stato avrebbe dovuto forse perseverare nel rifiuto di firmarlo. Appare abnorme, ad esempio, la possibilità di prolungare sino a sei mesi il periodo di “trattenimento” nei cosiddetti centri di identificazione ed espulsione. Un “intrattenimento” così lungo configura una vera e propria detenzione inflitta a soggetti mai processati né condannati e, inoltre, urta manifestamente contro il principio della presunzione di innocenza.

Per quanto concerne le disposizioni dei commi 3 – 6 dell’art. 6 del DL in esame bisogna innanzitutto sottolineare la gravità di disposizioni che prevedono la possibilità di affidare ad “associazioni di cittadini” compiti di controllo del territorio.

L’articolo 117 della Costituzione (alla lettera h) riserva allo Stato la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza, escludendo da questa sua potestà sovrana la sola “polizia amministrativa locale”. Riconoscere un ruolo ad organizzazioni private costituisce un vulnus per la sovranità statale e può condurre ad esiti imprevedibili.

Il fatto che siano i sindaci, d’intesa con i prefetti, a potersi servire di tali anomale collaborazioni non ne sminuisce la pericolosità.

La natura di queste associazioni è, a tutt’oggi, oscura in quanto il DL rinvia ad un successivo decreto ministeriale, ma è inquietante che il comma 5 lasci chiaramente trasparire la possibilità di finanziamenti da parte di privati. Al di là della questione di principio, è evidente il rischio di strumentalizzazioni a fini particolari: ad esempio, in aree dove è forte la presenza della criminalità organizzata (mafia, ‘ndrangheta, camorra, sud d’Italia e non solo) sarà difficile, se non impossibile, evitare il controllo di tali associazioni da parte di organizzazioni malavitose dotate di ingentissimi patrimoni e capillarmente diffuse sui territori.

Oltre ciò, è del tutto evidente che il finanziamento privato alle “associazioni volontarie per l’ordine pubblico” evoca la possibilità – tutta concreta – di giungere a squadre organizzate dal forte segno di classe: è il grande capitale, sono i poteri forti ed oscuri, persino – sui territori – le piccole imprese dall’inclinazione antioperaia che potranno dotarsi ( se non subito, nel tempo) del loro “bastone antisociale”, che andrà ad aggiungersi così al “bastone della Lega” .

Per quanto sia detto che il compito delle ronde è limitato all’attività di segnalazione alle forze di polizia dello Stato (o locali) di eventi particolari, la formulazione usata è ambigua e pericolosa. Se può essere chiaro il concetto di “danno alla sicurezza urbana”, assolutamente generico e suscettibile di arbitrarie e distorte interpretazioni è quello contenuto nella formula “situazioni di disagio sociale”.

Le ronde, cioè, potranno intervenire contro ogni persona, ogni gruppo, ogni situazione che dal loro punto di vista ( e, concretamente, dal punto di vista di chi le paga e dal punto di vista ideologico di chi le compone ) potrà rappresentare un “disagio sociale”. Così come è attualmente espresso tale assunto ha un’ampiezza indeterminata e può riguardare situazioni ed episodi che nulla hanno di criminoso: potranno rappresentare un “disagio sociale” anche un gruppo di omosessuali a passeggio di sera, due zingari che chiedono l’elemosina, un gruppo di immigrati in un bar, una prostituta, un ragazzo dei centri sociali vestito come vuole, un attivista del movimento contro la guerra, un operaio noto in città per le lotte in fabbrica, un giovane comunista ?

A seconda della cultura o dell’ideologia ( o dei “proprietari”) delle ronde potremmo trovarci di fronte ad azioni repressive suscitate non tanto dal mantenimento dell’ordine pubblico, ma dal fatto che un modo di parlare, di camminare, di tenersi abbracciati possano urtare la “sensibilità” dei componenti le squadre. E’una parte essenziale della democrazia ( una parte conquistata nel tempo e con le lotte operaie, sindacali, anche dei sindacati di polizia) che, in materie penali o che coinvolgono la libertà individuale e il diritto inviolabile alla riservatezza, occorra servirsi di soggetti che sono stati lungamente addestrati e siano pienamente consapevoli dei propri doveri e accuratamente informati della reale portata dei compiti ai quali vengono chiamati.

Con il trasferimento di parte dell’ordine pubblico ai privati non siamo solo di fronte ad un attacco alla democrazia, alle libertà personali e ad un ulteriore attacco alla Costituzione; siamo di fronte ad una destrutturazione stessa della concezione dello Stato, quel soggetto, cioè, col quale si passa dall’ inciviltà priva di legalità alla civiltà delle Leggi.

Ciò che desta stupore ( ed insieme si presenta come segno drammatico dei tempi) è il fatto che di questo grave strappo antidemocratico in pochi vogliono accorgersene, dentro e fuori il Parlamento. Ciò che desta stupore è che il Partito Democratico ( democratico!) nelle aule parlamentari non abbia alzato un ciglio di fronte a questo pericolo.