Pericoli di guerra nella penisola coreana

Lo “scenario del diavolo” è sembrato materializzarsi questa notte intorno al 38° parallelo che dalla guerra del 1953 divide le due Coree.

La zona dove sono avvenuti gli scambi di artiglieria tra le due Coree è contesa da molti anni tra i due paesi – che non hanno mai firmato un trattato di pace dall’armistizio del 1953 che mise fine alle ostilità – e già nel passato è stata teatro di scontri. Almeno 50 colpi d’artiglieria nordcoreani hanno raggiunto il bersaglio: l’obiettivo principale, era la base militare sull’isola che ospita almeno 600 marines e altre decine di militari di altri reparti. Ieri La Corea del Sud aveva dato avvio al “Hoguk Exercise”, una delle tre principali esercitazioni annuali di difesa che coinvolgono circa 70.000 militari, mentre oggi a Pechino è arrivato l’inviato speciale americano per la Corea del Nord Stephen Bosworth, nell’ambito dei colloqui sul dossier di Pyongyang in programma in questi giorni. L’attacco arriva pochi giorni dopo la rivelazione da parte di uno “scienziato USA” dell’esistenza di un sofisticato impianto per l’arricchimento dell’uranio in Corea del Nord, un sito dove i tecnici nordcoreani potrebbero fabbricare armi nucleari. Washington ha parlato di aperta sfida, Seul si è detto “molto preoccupata” e Tokyo ha definito la situazione “totalmente inaccettabile”.

Il governo cinese si è già detto molto preoccupato e ha invitato le parti a tornare alla ragionevolezza, invocando allo stesso tempo una rapida ripresa dei colloqui a sei (Corea del Nord, Corea del Sud, Cina, Giappone, Russia e Stati Uniti), partiti nel 2003.
Il 17 novembre, il quotidiano nordcoreano “Rodong Sinmun” aveva pubblicato un commento, affermando che la Corea del Nord è ormai pronta a rilanciare i negoziati a sei sul problema nucleare e che il fallimento del suo riavvio deve essere imputato agli Usa e alla Corea del Sud. Il commento critica gli Usa e la Corea del Sud per avere stabilito le condizioni del rilancio dei negoziati a sei, osservando che l’obiettivo dei negoziati è realizzare la denuclearizzazione dell’intera penisola coreana, e non quello di imporre doveri ad una sola parte (la Corea del Nord).

Il premier giapponese, Naoto Kan, ha riferito di aver detto ai suoi ministri di tenersi pronti ad ogni eventualita’. “Ho ordinato (ai ministri) di tenersi pronti in modo che possiamo reagire in maniera ferma, qualunque imprevisto accada”, ha detto ai giornalisti dopo una riunione d’emergenza con i ministri presso la sua residenza. “Ho detto loro di far di tutto per raccogliere informazioni”, ha aggiunto. Anche la Russia ha invitato a evitare un’escalation.

Il problema è che il rischio di una escalation esiste realmente, soprattutto perchè in Asia i contrasti tra le varie potenze stanno subendo una accelerazione senza precedenti.