«Perché la crisi coinvolge la sinistra», intervista ad Alfonso Gianni

Alfonso Gianni: «La questione morale esiste e coinvolge tutta la politica. E’ inutile che i Ds si offendano. Impossibile separare l’operazione Unipol-Bnl dalla scalata di Ricucci a Rcs»

Alfonso Gianni, responsabile economico del Prc, ribadisce e dettaglia la presenza della «questione morale» denunciata per primo da Arturo Parisi. «Direi – afferma – che lo stesso Prodi conferma la sostanza di quella denuncia».

I Ds però non hanno affatto gradito…

La questione coinvolge la politica nel suo insieme, e allo stesso tempo è un fattore determinante della crisi della politica. Dunque è inutile che qualcuno si offenda. Data la sua natura, una questione del genere è trasversale. Riguarda sia la destra che la sinistra.

Perché dici che il problema tocca tutti?

Perché siamo di fronte a una rinuncia, da parte della politica, a essere davvero tale. Oggi la politica si ferma alla registrazione dei fatti e abdica al suo compito di direzione della società. Diventa una ancella della finanza.

Ma può un partito radicale di sinistra distinguere tra un capitalismo «puro» e uno «impuro»?

Il capitalismo persegue sempre e comunque il profitto, però le forme che assume non sono affatto irrilevanti. Non è la stessa cosa se prevalgono forme di capitalismo che producono denaro a mezzo di denaro, portando la finanziarizzazione alle estreme conseguenze, o se invece prevale un capitalismo industriale. Come sinistra, noi dobbiamo capire da che parte stiamo.

Come interpreti la vicenda della scalata Ricucci a Rcs?

Ci troviamo di fronte a un riposizionamento dei poteri forti su scala nazionale e internazionale. In Italia direi hanno già introiettato una futura sconfitta della destra, che in Spagna si è già verificata. Dunque cercano di ricostituire una posizione di forza nella società reale, per così dire «pre-politica». Mirano ad assicurarsi il controllo dei grandi centri finanziari e di quelli della comunicazione. E’ chiaro che un’unica trama lega la vicenda del Corriere a quella del Mundo in Spagna.

Dunque pensi che la smentita di Berlusconi sul suo ruolo nella scalata a Rcs vada seccamente ignorata?

Quella smentita non è credibile e non solo per la dubbia sincerità del premier. Il punto chiave è che, nel mondo della finanza moderna, i raider hanno ottenuto una relativa autonomia. Dunque non è necessario che dietro di loro ci sia sin dall’inizio qualcuno. Possono benissimo partire con una raccolta autonoma di capitali, e con una posizione di ambiguità politica, per conquistare posizioni. Una volta raggiuntele, per così dire, le «mettono in vendita». Così loro ottengono enormi guadagni e i politici raggiungono ugualmente il loro obiettivo. Quando Ricucci dice che lui è interessato solo al denaro, dice la verità, ma non tutta la verità. E altrettanto dicasi per il ruolo di Berlusconi

Perché la sinistra ha finito per essere coinvolta in queste dinamiche?

Per due ragioni solo in apparenza contraddittorie. La prima è la persistenza di legami di riferimento tra alcune realtà economiche e alcuni partiti del centrosinistra. Entrambi i partner sono molto cambiati negli ultimi anni. In precedenza, queste realtà economiche erano effettivamente legate ai prodotti autoctoni del mondo del lavoro, ad esempio la cooperazione. Oggi hanno fatto il salto verso i salotti buoni della finanza, anche se tengono un piede nel mondo del lavoro garantendosi così vantaggi sia fiscali che sindacali. Il secondo elemento è l’autonomizzazione di queste realtà economiche dalle forze politiche di riferimento. Una passaggio messo in massima evidenza dal rapporto tra i Ds e il Monte dei Paschi di Siena.

Cosa pensi della distinzione netta tracciata dai Ds tra l’operazione Unipol-Bnl e quella Ricucci-Rcs?

La scalata Unipol alla Bnl è stata resa possibile dalla vendita di un congruo pacchetto di azioni, tra gli altri di Caltagirone e Ricucci, i quali hanno così realizzato una plusvalenza di un miliardo 200 milioni di euro. E’ questa plusvalenza che rende possibile l’attacco a Rcs. Dividere, come fa D’Alema, le due vicende significa non voler vedere né sentire.

Che differenza c’è tra la crisi attuale e quella di tangentopoli?

Lì alla gogna, letteralmente, furono messi i corrotti, i politici che si facevano corrompere. Ma sui corruttori non fu detto quasi nulla. Oggi la magistratura, con maggior timidezza, inizia a occuparsi anche dei corruttori.

Col rischio che, ancora una volta, un problema politico venga affrontato per via giudiziaria…

Dal momento che la finanza è marcia, inevitabilmente la faccenda riguarda anche la magistratura. Ma ad affrontare il problema deve essere prima di tutto la politica.

Come?

Ad esempio con una seria tassazione sulle transazioni e sulle plusvalenze. Quello è un modo per colpire alla radice la pirateria.

Un ultima domanda: perché il Prc continua a difendere Fazio?

Non c’è nessuna difesa di Fazio. Però pensiamo che si debba spostare l’attenzione dagli incresciosi comportamenti del governatore ai problemi non personali ma di sistema: il carattere privato di Bankitalia, la debolezza della Consob, l’incarico a vita del governatore…