Perché Ehud Olmert stavolta ha «ragione»

A qualcuno devono fischiare le orecchie. Per la terza volta dall’inizio della nuova guerra israeliana in Libano, fioccano i paragoni con la guerra «umanitaria» della Nato contro l’ex Jugoslavia. Stavolta però non è il solito commentatore che, come Gianni Riotta sul Corriere della Sera, si è lamentato che «nessuna campagna, tranne quella contro Milosevic nel 1999, è stata vinta solo dall’aviazione». Stavolta a parlare è stato proprio il premier d’Israele, Ehud Olmert. Rivolto ai paesi dell’Unione europea, ha accusato: «Europei, non avete il diritto di farci la predica, voi che avete ucciso diecimila civili attaccando il Kosovo. E nessuno dei paesi europei aveva mai subito attacchi missilistici». Olmert ha «ragione», anche se si capisce che è una chiamata di correo. Con quale autorità morale infatti quell’Occidente, che non ha esitato a bombardare per 78 giorni – con una decisione presa al di fuori delle Nazioni unite – un altro paese del sud-est europeo, distruggendo strade, ponti, ospedali, infrastrutture, scuole, fabbriche, uccidendo migliaia di civili, può legittimamente richiamare ora il ruolo del diritto internazionale e il rispetto della vita dei civili?
Il punto però non è nemmeno questo. Varrebbe infatti la pena ricordare sia al premier israeliano che ai leader europei e americani della Nato, l’abuso della regola dei «due pesi e due misure». Nella crisi del Kosovo del marzo 1999 – dopo la finta conferenza di Rambouillet, il fallimento ben preparato della missione Osce e a pochi mesi dalla dichiarazione Usa che l’Uck era «terrorista» – venne deciso l’uso dei bombardamenti aerei sulla ex Jugoslavia per rispondere «alle centinaia di migliaia di profughi kosovaro-albanesi, alla pulizia etnica e alla repressione serba». Così l’allora premier italiano Massimo D’Alema motivò l’uso della forza militare per dirimere una controversia internazionale, in aperto dispregio della Costituzione italiana. E la guerra diventò incredibilmente «umanitaria»: ma quella crisi resta tragicamente irrisolta e aggravata. Ora per i massacri in Libano il mondo intero sta a guardare quando non applaude. Di fronte a più di mille morti – un terzo sono bambini -, a settecentomila profughi in fuga nel terrore, all’assedio dei palestinesi dopo pulizia etnica e dentro il Muro, al disprezzo delle risoluzioni Onu che impongono a Israele il ritiro da tutti i territori occupati del Medio Oriente. Bombardare Tel Aviv allora? Sarebbe ignobile, criminale e assurdo, certo. Ma lo è stato anche per Belgrado.