Perchè, da comunista, voto il documento Epifani

*direttivo nazionale FLC-CGIL

Mi è capitato di leggere nei siti di area comunista appelli a sostenere il documento alternativo nei congressi della CGIL, cosiddetto documento Moccia. Ho anche notato che il documento della maggioranza del direttivo nazionale non viene nemmeno pubblicato, quasi che si ritenga inutile che i compagni e le compagne possano assumere una decisione sulla base di un giudizio di merito dei documenti stessi.

I comunisti che sostengono il documento n. 1 della maggioranza non sono per niente pochi, eppure chissà perché, non se ne dà conto, né si apre una discussione, ad eccezione del dibattito aperto dall’Ernesto. Si dà per scontato che il documento Moccia sia “più di sinistra”, perché sostiene una forte “discontinuità” della linea della CGIL, senza entrare nel merito dei documenti congressuali e senza indicare con chiarezza la direzione della rivendicata “discontinuità”.

Siccome ritengo che la CGIL negli ultimi anni di liberismo sfrenato e di attacco al mondo del lavoro è stata l’unica organizzazione di massa (5 milioni e 600.000 iscritti) a contrastare le politiche del grande capitale e del governo e ad organizzare una resistenza di classe, sono alquanto restia a considerare buono a priori il concetto di “discontinuità”, anche perché so che nel gruppo dirigente della CGIL taluni (anche fra i firmatari della mozione Moccia) hanno mal digerito la scelta della CGIL di non firmare il nuovo modello contrattuale.

Espongo alcune mie valutazioni che mi hanno convinto a sostenere il documento n. 1 (primo firmatario Epifani) sulla base della mia esperienza di lavoratrice in produzione, iscritta alla CGIL da più di trent’anni.

1) Parto dalla mia categoria, la FLC (Federazione dei lavoratori della Conoscenza: organizza i comparti della scuola, dell’università, della ricerca e dell’alta formazione artistica). Dall’ultimo Congresso ad oggi nel Direttivo nazionale (e in quello della mia regione e della mia provincia) mai, dico mai, ci siamo divisi; sempre, e dico sempre, sono state prese decisioni all’unanimità, sulle questioni contrattuali e sulle iniziative di lotta contro le politiche del governo. E non poteva non essere così: la CGIL è stato ed è l’unico sindacato in Italia ad organizzare le lotte per la difesa della istruzione pubblica, spesso da sola: in un anno 4 scioperi generali, manifestazioni, presidi, sit-in. Un ruolo da protagonisti delle lotte che ci viene riconosciuto da tutti, dagli studenti, dal movimento dei precari, dalle associazioni dei genitori; da tutti, tranne che da alcuni compagni della CGIL e da una parte dei comunisti, che evidentemente a queste lotte non hanno partecipato se oggi si permettono di scrivere che la CGIL ha perseguito, negli ultimi anni, una politica concertativa subalterna al governo e alla Confindustria. Non solo la FIOM ha tenuto duro e fatto argine, anche tante altre categorie, come la FLC, e questo sono i lavoratori e gli studenti a saperlo e a dirlo. E perché oggi, dopo tutto questo lavoro, dovremmo andare nelle scuole a dire “abbiamo sbagliato tutto”? Qualcuno potrebbe pensare che abbiamo sbagliato tutto perché non ci siamo accodati alla CISL e alla UIL nella politica concertativa con il governo, visto che non siamo riusciti ad ottenere i risultati che speravamo. Oppure si potrebbe pensare che i risultati che si sono ottenuti, parziali certo ma pur sempre risultati importanti in una situazione del tutto sfavorevole per i rapporti di forza nel Paese e in Parlamento, sono poca cosa. Invece questi risultati, assieme alle sconfitte pesanti vanno menzionati: abbiamo salvato il doppio organico nella scuola dell’infanzia e a tempo pieno, siamo riusciti a confermare il numero di classi a tempo pieno, siamo riusciti a salvare una parte dei posti di lavoro contrastando, con una campagna di sensibilizzazione delle famiglie, la riduzione dell’orario della scuola primaria a 24 ore, come voleva la Gelmini. Ripeto: quello che siamo riusciti a difendere non è tutto, anzi è poco, ma mi domando cosa sarebbe successo se la CGIL non avesse prodotto una straordinaria mobilitazione che dura incessantemente da oltre un anno e mezzo.

2) L’ultimo Congresso della CGIL ha approvato un documento unitario, e la gestione della CGIL da allora ad oggi è stata unitaria. Cosa è successo negli ultimi mesi da indurre alcuni dirigenti a presentare un documento alternativo? La CGIL non ha firmato l’accordo sul modello contrattuale, la CGIL è l’unico sindacato in Italia che ha mantenuto la sua autonomia e ha contrastato la politica del governo e della Confindustria, in una situazione sfavorevolissima per i rapporti di forza, con i comunisti e la sinistra divisi e allo sbando, per la prima volta nella storia italiana senza rappresentanza parlamentare. Isolare, indebolire ed emarginare la CGIL è l’attuale obiettivo della destra e della Confindustria, quindi sarebbe stato naturale restare uniti, utilizzare il congresso per potenziare l’organizzazione e l’azione, anziché dividerci in un dibattito tutto interno e autoreferenziale dei gruppi dirigenti.

3) Rettifico. Dall’ultimo Congresso ad oggi la politica e la gestione della CGIL sono state sostanzialmente unitarie, tranne in una occasione, che ricordiamo tutti bene: L’ACCORDO SUL WELFARE con il governo Prodi e la Confindustria. In quella circostanza il gruppo dirigente e gli iscritti si sono divisi su un giudizio diverso su quell’accordo. Ricordiamo tutti la tensione interna all’organizzazione, alla base come al vertice, prodotta dal dissenso su quella scelta, i tentativi di “processare” i compagni di “Lavoro e società” e della FIOM che parteciparono alla grande manifestazione del 20 ottobre 2007 contro la precarietà e per chiedere al parlamento di modificare i punti più critici di quell’accordo. Ebbene, faccio una domanda: perché nel documento alternativo quel dissenso, che è stato l’unico di rilievo politico e sindacale che ricordiamo, non viene nemmeno menzionato? La risposta è semplice: perché la gran parte dei firmatari della mozione alternativa era a favore di quell’accordo, l’ha votato e sostenuto, come Epifani, né più, né meno. In sostanza il documento alternativo critica genericamente la linea “concertativa” del gruppo dirigente della CGIL, ma evita accuratamente di criticare, o anche solo di ricordare, l’unico esempio di rilievo di tale linea..

4) Mantenere una rotta non subalterna della CGIL non è stato e non sarà facile, il risultato non era e non è scontato. Il PD, in particolare le componenti più liberiste di quel partito, non condividono questa scelta, hanno cercato (e cercano) di allineare la CGIL alle posizioni della CISL e della UIL, non hanno digerito la mancata firma della CGIL al modello contrattuale voluto dalla Confindustria e dal governo. A salvaguardare l’autonomia della Cgil hanno contribuito i compagni e le compagne dell’area di sinistra della CGIL “Lavoro e società”, e categorie come la FIOM e la FLC. Dovremmo rivendicare questo risultato e difenderlo come nostro e di tutta la CGIL.

5) Dal confronto fra i due documenti emergono due differenze di rilievo. La prima è la richiesta nel documento 2 di “discontinuità”, senza indicare in che direzione. La seconda differenza riguarda il modello di Sindacato. Il documento n. 1 conferma la struttura confederale della CGIL, il documento n. 2 intende dare più importanza alle categorie, accorpandole in tre grandi comparti, industria, servizi pubblici e servizi privati. Intanto, come metodo, mi domando perché argomenti di questa natura non siano stati sollevati nella Conferenza d’organizzazione tenutasi soltanto pochi mesi fa e che si è conclusa unitariamente.
Nel merito, è un modello che non mi convince, perché si accentuerebbe uno sbilanciamento corporativo che in parte è già cresciuto nella CGIL, a sfavore della confederalità che, nella storia, è stato sempre il valore aggiunto, l’impronta di sindacato di classe della CGIL, una peculiarità positiva rispetto ad altri Sindacati italiani ed europei.

(Lidia Mangani, direttivo nazionale FLC-CGIL)